Uniting Europe

Nelle ultime settimane c’è stato un lungo dibattito. L’oggetto della discussione è stato se il vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden disse realmente oppure no alla defunta Golda Meir, primo ministro di Israele, che l’unico posto sicuro per gli ebrei è Israele. Il Jerusalem Post ha riportato che egli disse: “Gente, non c’è altro posto dove andare e lo capite da voi, non importa quanto ospitale, non importa quanto inseriti, non importa quanto impegnati o quanto profondamente coinvolti siate negli Stati Uniti, esiste una sola garanzia, ed è lo stato d’Israele”.
Attorno a questa presunta citazione è scaturito un vivace dibattito riguardo a cosa intendesse con ciò che ha detto successivamente: “Vi assicuro che il presidente Barack Obama condivide lo stesso impegno per la sicurezza d’Israele”, oppure se abbia insinuato che gli ebrei americani dovrebbero prendere il primo volo per Israele.
Il vice presidente Joe Biden e il suo superiore, il presidente Barack Obama, sono stati accusati più di una volta di essere anti israeliani e perfino antisemiti. Indipendentemente da quale sia la verità o meno, io so che la scelta di essere o meno antisemiti non dipende da loro. Può sembrare azzardato, ma credo che dovremmo gradualmente arrivare a comprendere che noi siamo i soli a poter alimentare o debellare l’antisemitismo.
Come ebreo la cui famiglia è stata spazzata via dall’Olocausto, non vorrei assolutamente vedere un’altra generazione vivere un dramma simile. Credo pertanto che dovremmo essere coraggiosi e forti, e non dovremmo permettere che la presunzione o il timore ci impediscano di guardarci allo specchio e vederci sotto una nuova luce.
Chiaramente, i numerosi traguardi raggiunti dagli ebrei in campo accademico, culturale e scientifico non attenuano il crescente palese odio verso di loro. Gli argomenti che lo giustificano puntano sulla morale e riguardano sia il comportamento di Israele nei confronti dei Palestinesi sia il presunto controllo che gli ebrei esercitano nei paesi in cui vivono. Pertanto, la soluzione all’antisemitismo deve riguardare la morale che noi osserviamo e rappresentiamo.
Di tutto ciò che gli ebrei hanno dato al mondo, l’unico dono che il mondo ha accolto, ma che non è stato mai capace di attuare, è il motto “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Ad un certo punto, nella nostra storia antica, prima della distruzione del Tempio, noi abbiamo sostenuto una società che, nella maggior parte dei casi, ha applicato questo motto con successo.
Siamo diventati “ufficialmente” una nazione ai piedi del Monte Sinai nel momento in cui ci siamo impegnati ad essere “Come un solo uomo con un solo cuore”, in altre parole, soltanto applicando il motto di “Ama il tuo prossimo come te stesso” abbiamo di fatto meritato il titolo di “Nazione”. Subito dopo essere diventati una nazione, ci fu promesso che saremmo diventati “una luce per le nazioni”. La vicinanza tra l’unione che ci ha trasformato in una nazione e la promessa di essere una luce per le nazioni, non è casuale. Questa unione è esattamente ciò che dobbiamo portare al mondo.
La luce che si aspettano da noi e che non ricevono, è la ragione della rabbia delle nazioni. Non diffondendo l’unione (perche non l’abbiamo), stiamo “provocando” l’antisemitismo.
Guardando il numero di condanne fatte ad Israele dall’ONU e paragonandole alle condanne di tutte le altre nazioni messe insieme, è evidente che Israele attiri su di sé un’attenzione sproporzionata in tutto il mondo. Ma Israele in particolare e gli ebrei in generale stanno mostrando lotte, discordie e alienazione l’uno verso l’altro e questo non può portare ad una società unita.
Così, mentre il mondo intero sta annegando nei conflitti sociali, politici ed internazionali, la nazione che dovrebbe offrire un esempio di unione, sta facendo l’esatto contrario.
Dobbiamo quindi iniziare a lavorare sulla nostra unione. Possiamo non sapere come, ma semplicemente cercando di unirci invece che calpestarci a vicenda, mostrerà al mondo che ci osserva l’esempio che cerca.
Dopo aver cominciato a lavorare sulla nostra unione, dobbiamo condividerla con il mondo, anche se questa unione è incompleta. Questo sarà l’inizio del compimento della promessa di essere una luce per le nazioni.
Non abbiamo bisogno di negare o nascondere le nostre differenze, dobbiamo solo mostrare che possiamo unirci la di sopra! Dobbiamo mostrare che la nostra unicità ci rende indispensabili per la società, perché la stiamo utilizzando per il bene comune. Anche se ognuno è diverso, siamo tutti uniti nel desiderio comune di contribuire, con le nostre capacità uniche, al bene della nostra comunità, del nostro paese e del mondo. Quando impareremo a connetterci tra noi, saremo l’esempio di cui il mondo ha bisogno per ricostruire una società connessa in modo positivo.
In tutta la storia del nostro popolo, i nostri saggi ci hanno implorato di unirci. Sono convinto che ora ci venga richiesto almeno di provare, in modo che questo capitolo della storia della nostra nazione non sarà di morte e distruzione, ma di gioia e felicità, non solo per noi stessi, ma per il mondo intero.

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