Uniting Europe

Dentro il bar Microsoft Vision Center di Davos, il ricco, potente e famoso si impegna piacevolmente in conversazioni sul caffè, sul vino e occasionalmente sulla pasticceria. Niente di ostentato, solo le solite chiacchiere della gente per passare il tempo. Su una delle pareti è appeso un grande poster che proclama “Gli Obiettivi Globali”. Il cartello indica obiettivi nobili come “No alla Povertà”, “Zero Fame”, “Lavoro Dignitoso e Crescita Economica” e “Pace e Giustizia”. I partecipanti al Forum Economico Mondiale (WEF) di Davos intendono probabilmente raggiungere questi obiettivi e anche di più.

Nei padiglioni e nelle sale conferenza si parla di Responsabilità Sociale Corporativa (CSR), di crisi a livello mondiale e di altre cause meritevoli che suonano piacevolmente alle orecchie di gente inesperta. Tuttavia, la copertura mediatica attentamente monitorata, suggerisce che “Zero Fame” e “No alla Povertà” non è tutto ciò di cui si discute nelle conversazioni private. In effetti, la realtà della nostra vita quotidiana dimostra ciò che vogliono veramente queste persone potenti: potere e ancora più potere. Nient’altro importa.

Stanno lavorando sodo per accelerare la crescita economica mondiale, ma qualunque crescita vi sarà, finirà nelle mani di persone già ricche e potenti, rafforzando la loro stretta sulle risorse del mondo. Se l’obiettivo dello scorso anno al WEF era di raggiungere “una crescita che includesse lavori dignitosi e mezzi di sussistenza per tutti all’interno della società” e quest’anno stiamo ancora lottando per “Lavoro Dignitoso e Crescita Economica”, questo dimostra quanto poco si sia ottenuto.

Il capitalismo è una grande idea poiché si fonda sull’istinto di base della natura umana di autoconservazione e autogratificazione, pertanto non necessita di incentivi fasulli per motivare la gente al lavoro, come fa il modello comunista. A patto che il capitalismo sia contenuto, garantisce a tutti una crescita sostenibile e un miglioramento graduale del tenore di vita.

Tuttavia, l’interesse egoistico è una spada a doppio taglio, aiuta quando è moderato, ma non rimane moderato. Per natura, più abbiamo, più vogliamo; e più vogliamo, più otteniamo. Negli ultimi decenni la ricerca di sostentamento è diventata una ricerca di ricchezza e potere. Tuttavia, dal momento che il nostro interesse egoistico è in aumento, più abbiamo, più ne vogliamo. Alla fine, siamo arrivati allo stato in cui non possiamo pensare ad altro se non ad acquisire più ricchezza e più potere. Quando questo accade, tutto ciò che facciamo diventa un mezzo per raggiungere un fine, e le promesse di sostenere nobili scopi sociali diventano parole di facciata per calmare le critiche mentre stiamo tranquillamente perseguendo ancora di più quel delizioso nettare: il potere!

Appena cerchiamo di diventare ricchi e potenti, ci dimentichiamo il resto del mondo. Le persone diventano oggetti, le risorse naturali diventano strumenti di ricchezza senza riguardo per il costo ambientale, e se ottenere il potere significa soffocare la classe media fino al limite della povertà e oltre, quando siamo ricchi e potenti non lo vediamo, semplicemente non possiamo. Diremo che è terribile e che dobbiamo fare qualcosa a riguardo, ma in realtà non ci toccherà mai poiché non possiamo sentire altro che la brama di potere. Non vediamo altro se non la prossima acquisizione (spesso indicata come “fusione”) e non possiamo sognare qualcosa di diverso dal mondo in ginocchio davanti a noi.

Faremo di tutto per ottenere ciò che vogliamo. Se la gente ha bisogno di essere sedata, daremo loro della marijuana “curativa”. Se devono essere intimiditi, compreremo il petrolio da qualche gruppo terroristico del Medio Oriente, gli venderemo le armi, poi manderemo l’esercito a combattere quegli uomini malvagi. Noi co-dominatori ci comprendiamo a vicenda, lavoriamo in perfetta armonia. Tutto ciò che ci serve è metterci davanti una facciata di disaccordo su un argomento che non interessa a nessuno di noi, come la disparità di reddito e, mentre il mondo sta scegliendo da che parte stare, noi ci sediamo nelle stanze d’albergo di Davos o da qualche altra parte del mondo e pianifichiamo la prossima mossa per ottenere sempre più potere.

Questo è ciò che accade quando il capitalismo è fuori controllo e, come appena detto, questa è stata la natura del capitalismo per molti decenni. L’attuale forum economico non cambierà nulla perché non vuole farlo. Nessuno è lì per fare del mondo un posto migliore, piuttosto per rendere il ricco più ricco e il potente più potente.

Tutte le strade tuttavia, arrivano alla fine e la fine del capitalismo sfrenato si sta avvicinando. Arriveremo alla fine di sicuro, ma possiamo farlo in due modi.

La prima strada è quella naturale, quindi i ricchi e potenti conducono il mondo verso il caos. Il terrorismo aumenta a livelli insopportabili, il clima crea anomalie metereologiche, le piante e gli animali vengono spostati dal loro habitat e si estinguono. Anche le persone diventano sfollate a causa dei cambiamenti climatici, delle guerre e, come nell’Europa di oggi, a causa di forze politiche che mobilitano intere popolazioni da un paese all’altro e da un continente all’altro allo scopo di creare confusione e indebolire i rivali politici. Il risultato finale di questa spirale è una guerra mondiale. Però, quando l’umanità avrà sofferto terribilmente, si scenderà a patti con la necessità di prendere la seconda strada.

Quest’altra strada è molto semplice: ci trattiamo a vicenda con attenzione e considerazione. Proprio come nel poster sugli Obiettivi Globali della Microsoft, tutti possono avere “Lavoro Dignitoso e Crescita Economica”, “Energia Sostenibile e Pulita”, “Salute e Benessere”, “Educazione di Qualità” e “Zero Fame”. Tutto ciò che serve è capire che la crescita non deve essere misurata in ricchezza. Effettivamente, ci renderà molto più felici imparare a misurarla in termini di sviluppo emozionale e spirituale, nel miglioramento delle relazioni a casa, al lavoro e con i nostri amici.

Il mondo produce già molto più di quanto consuma. Se volessimo, potremmo realizzare già per la fine di quest’anno i nobili obiettivi già citati. È solo questione di buona volontà, ma l’assenza di questa fa diventare ogni innovazione una minaccia invece che una promessa. La “Quarta Rivoluzione Industriale” dell’automazione e robotica, all’ordine del giorno al forum di quest’anno, può rendere la nostra vita un paradiso in terra. Invece, rischia di rendere milioni di persone disoccupate e indigenti. Invece di accogliere il progresso, temiamo che possa distruggere le fondamenta della società nel mondo sviluppato, in particolare la classe media, come ha annunciato il vice presidente degli USA Joe Biden nel suo intervento al forum.

Ma la tecnologia non sta rovinando le nostre vite. I robot non stanno minacciando di prenderci il lavoro e renderci irrimediabilmente poveri. Essi liberano le risorse e possono dare alla gente una grande quantità di tempo libero per lo sviluppo personale. La tecnologia può aiutarci a balzare dal livello di sopravvivenza nel quale siamo più come animali che esseri umani, al livello di umanità illuminata nella quale ci concentriamo sull’aspetto spirituale piuttosto che su quello materiale. Tuttavia, la nostra indifferenza verso gli altri ci impedisce di realizzare questo. Noi siamo alieni l’uno per l’altro a livello personale, sociale e politico, come possiamo quindi, aspettarci che ogni innovazione sia usata a favore dell’umanità?

Come il cancro, il nostro egoismo ci esorta a competere e a distruggerci a vicenda come se per la nostra sopravvivenza non dipendessimo dal benessere del mondo e della società. Accecati dal narcisismo, ci sentiamo meglio se gli altri si sentono peggio e lottiamo sempre per essere in cima al mucchio. Se potessimo essere come uno dei magnati qui a Davos, sceglieremmo di non esserlo? Se ci dicessero che urtando sufficienti persone sul cammino verso la cima la raggiungeremo di sicuro, non daremmo delle gomitate? Il numero di persone che sinceramente risponde negativamente a queste domande è di gran lunga al di sotto della soglia critica per cambiare il nostro mondo, che è il motivo per cui le cose stanno così.

Ma questa seconda strada, la via della considerazione e dell’amicizia, non è un’opzione, è l’unico modo che abbiamo per sopravvivere. Le due incognite sono quanto dolore dovremo sopportare prima di capirlo e quanti di noi saranno lì quando lo faremo. Nel bene e nel male, siamo responsabili collettivamente per il nostro pianeta e la nostra società. I magnati e le attrattive là fuori riflettono i nostri sogni più profondi di potere, fama e fortuna. Dobbiamo svegliarci. Non ha senso fare il gioco della colpa; invece dovremmo guardarci negli occhi e dire “Ciao, sono contento che tu sia qui”.

Ogni grande cambiamento inizia con piccoli passi. Appena inizieremo a cooperare invece che a competere, creeremo attorno a noi una rete crescente di stabilità e sicurezza, apportando alla nostra vita quell’elemento equilibratore di considerazione e amicizia per compensare l’influenza di un eccessivo interesse egoistico. Appena cambieremo la nostra mentalità, cambierà anche la mentalità dei nostri amici, lo stesso accadrà agli amici dei nostri amici, che noi non conosciamo nemmeno. Presto nuovi pensieri si propagheranno attraverso la rete, l‘umanità, proprio come adesso si stanno diffondendo i torbidi pensieri tipo ISIS. Se noi tutti faremo piccoli passi per prendere la seconda strada, vedremo che non ci sarà nessuna guerra mondiale, né fame o carenza di alcun genere.

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