Uniting Europe

Invece di reprimere le nostre differenze, dobbiamo incoraggiare le persone a contribuire alla società con le loro abilità speciali.

La campagna elettorale in corso negli Stati Uniti è talmente nauseante che è veramente difficile da sopportare. Tuttavia, in questo articolo, vorrei mettere a fuoco un aspetto specifico di quella società occidentale che Trump sembra sfruttare proprio andando contro di essa: la correttezza politica. Secondo Wikipedia, il termine “correttezza politica” indica “il linguaggio, le politiche o le misure che sono volte principalmente a non offendere o penalizzare nessun particolare gruppo di persone all’interno della società”.

Nel corso degli anni, abbiamo sfruttato sempre di più questa forma di autocensura e, nonostante le buone intenzioni iniziali, ci siamo spinti troppo lontano in questo. In qualche caso, essere troppo corretti politicamente potrebbe essere divertente, anche se piuttosto stravagante. Possiamo scherzare su come alcune scuole americane trasformino gli alberi di Natale nella “Festa degli alberi”, o sulla proposta del Parlamento europeo di eliminare gli appellativi “signore” e “signora” per indicare lo stato civile, in modo da non offendere nessuno.

Tuttavia, quando il legittimo pensiero critico viene soffocato con il pretesto della correttezza politica, c’è motivo di preoccuparsi. Quando la Germania si astiene dall’affrontare il problema della delinquenza dei migranti, per paura di essere accusata di Islamofobia o xenofobia, questo è un grave caso di eccessiva correttezza politica. Oppure, quando gli accademici e i membri del German Green Party (Partito Ecologista tedesco) prendono seriamente in considerazione la costruzione di città separate o, come la chiamano, della “Nuova Aleppo” per i mussulmani in Germania, è un chiaro segno che la cultura europea sia già andata perduta. La Francia ed il Regno Unito si sono piegate all’Islam anni fa. Ora che la Germania si è unita a loro, non c’è più nessuno a difendere valori come democrazia, libero pensiero e pluralismo. Nel giro di pochi anni, l’Europa come la conosciamo, sarà decimata. Ma tutto verrà fatto in maniera politicamente corretta.

Perché ci stiamo facendo questo

Il XX secolo ha cambiato radicalmente tutto ciò che l’umanità sapeva sulla società. La crescente rivendicazione dei diritti ha condotto le nazioni a guerre su scala mondiale, e le società a un cambiamento radicale delle proprie secolari conformazioni.

Appena le divisioni fra le classi sociali hanno cominciato a scomparire, le persone sono diventate sempre più sensibili a come venivano trattate. Parole che comunemente venivano usate da tutti, all’improvviso diventarono dispregiative e furono sostituite con nomi meno diretti e quindi più oscuri. In questo modo i carcerati sono diventati detenuti, le carceri sono diventate istituti di correzione (cosa che non sono), i poveri sono diventati economicamente svantaggiati e i vecchi sono diventati cittadini anziani (anche se raramente li trattiamo come tali). Così, in nome delle buone maniere, abbiamo smesso di dire la verità. Lo stile della campagna elettorale di Trump è svelare la nostra ipocrisia come società, e il suo successo è la prova che la gente è stanca dell’oppressione “progressista” del vero pluralismo.

Non siamo uguali, siamo complementari

Ci sono circa 10 miliardi di cellule nel corpo di un essere umano adulto. In questa miriade di cellule non ce ne sono due uguali. Ogni cellula svolge un compito diverso, anche piccolo, senza il quale la salute generale del corpo sarebbe compromessa.

Come le cellule, ogni essere umano è unico, e tutti noi insieme formiamo un’unica società globale. Ma diversamente dalle cellule, ci dichiariamo complementari cercando invece l’uguaglianza. I nostri ego ci mettono in costante competizione con tutti, così pensiamo che qualsiasi cosa abbiano gli altri, dobbiamo averla anche noi. Noi tutti dobbiamo avere quello che ci serve, ma abbiamo esigenze diverse e sono differenti le cose che ci rendono felici. Confondiamo la parità con l’essere identici, così desideriamo le stesse cose degli altri, che però alla fine ci renderanno ugualmente infelici.

Uguaglianza non significa identità; uguale è il diritto che tutti abbiamo di sviluppare pienamente il nostro potenziale unico. Se fossimo cresciuti in una società che ci ha aiutato a coltivare la nostra unicità, non avremmo avuto bisogno di competere perché la nostra unicità ci avrebbe resi speciali. Come risultato, utilizzeremmo le nostre abilità uniche a beneficio di tutta la società. Ognuno sarebbe diverso, tuttavia complementare, proprio come le cellule in un corpo sano.

Creare una libertà di espressione costruttiva

La complementarietà è vera non solo nei nostri corpi. Tutto intorno a noi la realtà è costituita da elementi in competizione che si completano a vicenda. I nostri ego deformano la nostra percezione della realtà, facendoci focalizzare sulla competizione e sorvolare sulla complementarietà. Tuttavia, la natura preserva la vita attraverso entrambi gli aspetti. Alla fine, sopravvivono solo quegli elementi che si adattano all’ambiente e contribuiscono al successo dell’intero ecosistema. Gli elementi che si concentrano solo sulla competizione alla fine distruggono l’ambiente e quindi periscono con esso. Per ironia della sorte, il processo di selezione naturale garantisce che gli elementi troppo egoisti non sopravvivano.

A noi esseri umani finora è sembrato di “raggirare il sistema.”. Per più di un secolo, abbiamo sfruttato e impoverito ogni cosa attorno a noi, risorse naturali, popoli e nazioni più vulnerabili. Ma se non cambiamo il nostro modo di operare, scompariremo.

Oggi, invece di soffocare le nostre differenze in nome della correttezza politica, dovremmo accoglierle e incoraggiare le persone a contribuire alla società con le proprie abilità speciali. Questo rilancerebbe le nostre società e permetterebbe lo sviluppo di nuove idee e dinamiche positive.

Costruendo le nostre società su persone diverse che collaborano per creare una società solida, sfrutteremmo la forza di complementarietà che contrasta quella di competizione, l’ego. Questo, a sua volta, ci consentirebbe di mantenere la nostra individualità e anche di compensare il nostro egoismo, contribuendo alla società con le nostre competenze invece di usarle per sfruttare gli altri.

Un processo graduale

Dopo decenni di costrizione volontaria al silenzio, sentiamo il bisogno di un cambiamento. Tuttavia, è necessario vedere che non dobbiamo semplicemente scagliarci l’uno contro l’altro. Dobbiamo trovare la via di mezzo fra conservare le buone maniere, nascondendo i coltelli dietro la schiena, e denigrarci a vicenda in modo spietato in una guerra a oltranza.

Dobbiamo riqualificare il pensiero critico e creativo, ma senza compromettere la capacità delle altre persone di fare lo stesso. Se la faremo finita con la correttezza politica in maniera troppo brusca, si creerà il caos che minaccerà la stabilità della nostra società. Il processo deve essere graduale e deve seguire una semplice regola di massima: la competizione e la complementarietà devono sempre coesistere.

Non appena introdurremo gradualmente il rimedio di equilibrare competizione e complementarietà, lentamente la correttezza politica andrà svanendo. L’entusiasmo della gente per il vocabolario schietto di Trump indica che dobbiamo cominciare a chiamare le cose per quello che realmente sono. La società americana si sta distruggendo dall’interno; la società europea sta esalando l’ultimo respiro e la gente sente che qualcuno dovrebbe sollevare il velo dalla nostra educata ipocrisia, prima che noi tutti ci uccidiamo dolcemente con parole politicamente corrette.

C’è una forza positiva e costruttiva fra noi soppressa da anni di censura verbale. Possiamo liberare e rinnovare la società se lo facciamo per ricostruire la coesione sociale e l’interesse comune. Possiamo diventare come il resto della natura: robusti e vitali. Ma ce la faremo solo se avremo il coraggio di parlare delle nostre idee sinceramente, liberamente per poi unirci al di sopra dei nostri diversi punti di vista.

 

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