Uniting Europe

Ormai per l’America è giunto il momento di cambiare. Dobbiamo ora scegliere quale candidato la porterà ad attraversare il cambiamento con successo e in modo sicuro.

Per tutta la vita sono stato un ricercatore. In gioventù ero affascinato dai complessi sistemi del corpo umano. Questo mi ha condotto alla biocibernetica medica, la scienza che studia i sistemi di autoregolazione del corpo umano. Più tardi, ho iniziato a interessarmi alla natura umana e venni introdotto all’ontologia e all’autentica saggezza della Kabbalah, che si trova in netto contrasto con quella di Hollywood.

Questa campagna elettorale è stata un’esibizione affascinante delle miriadi di sfaccettature della natura umana, nonché della complessità della società umana. Come ontologo e kabbalista, trovo che quello che sta accadendo in America sia di cruciale importanza non solo per l’America, ma per il mondo intero.

Un punto di partenza inquietante

Chiunque occuperà la Casa Bianca nei prossimi quattro anni avrà molto da fare. L’amministrazione Obama si lascia alle spalle una superpotenza in declino. Otto anni dopo il suo insediamento, la posizione internazionale degli Stati Uniti è ai minimi storici. Obama ha riacceso la Guerra Fredda, ha consegnato direttamente nelle mani della Russia vecchi alleati come la Turchia e Israele, ha raffreddato le relazioni con la Cina, ha rovinato l’Europa sia finanziariamente, con Wall Street, che socialmente, attraverso l’immigrazione di massa dei mussulmani.

In patria, i neri stanno peggio adesso che nel 2008, nei campus americani si alimenta l’antisemitismo, e i debiti universitari sono alle stelle, al punto che costituiscono un rischio concreto per lo scoppio di un’altra bolla economica. Inoltre, l’Obamacare, che il Presidente sperava sarebbe stata la ciliegina sulla torta, sta andando a rotoli a spese dei poveri, suoi diretti beneficiari. In generale, nessuno sta meglio oggi di quanto stesse prima dell’insediamento di Obama, con l’eccezione dell’uno per cento degli americani più ricchi e dei nuovi migranti mussulmani arrivati.

Chi può operare il cambiamento e perché

Hillary Clinton viene dalla stessa scuola di pensiero politico di Barack Obama. Inoltre, a differenza di Obama, essendo bianca e innegabilmente cristiana, non avrà nulla da dimostrare. Di conseguenza, la signora Clinton sarà più libera di attuare la politica Frontiere Aperte, accogliendo centinaia di migliaia di migranti, dando loro buoni pasto, assistenza sanitaria gratuita e contanti, lasciando nel frattempo che le persone svantaggiate e i poveri d’America continuino a soffrire la fame. Come devota progressista, la Clinton non riesce a vedere quando è ora di cambiare strategia. Il risultato di altri quattro anni di questo atteggiamento della Casa Bianca sarebbe terribile.

L’interessante successo di Donald Trump non è solo una ribellione contro la mentalità progressista, ma è giustificabile anche dal fatto che il pubblico riconosce l’incapacità della Clinton di cambiare rotta. Per inciso, anche i democratici più accaniti hanno notato questo problema, il che spiega perché Bernie Sanders abbia avuto un sostegno molto più grande del previsto.

Tuttavia, Trump è molto più diretto rispetto a Sanders, e molto meno legato ai mega-finanziatori che avrebbero preteso di dettare le sue politiche. Queste caratteristiche, unite al patriottismo schietto, lo hanno reso, agli occhi di molti elettori, un’alternativa molto più allettante della Clinton e di Sanders.

A dire il vero, non ho simpatia per nessuno di loro. Ma, quando osservo la crescente dipendenza reciproca nel mondo ed esamino la capacità di ciascun candidato di adattarsi a questo, diventa chiaro chi ha l’occasione di cavalcare l’onda e chi è destinato ad affondare.

Un mondo legato insieme

Fino a poco tempo fa, tutti (e non solo in America) aspiravano al sogno americano. Oggi, anche la maggior parte degli americani non crede più che sia realizzabile. In un mondo interconnesso e interdipendente, il presidente americano deve essere in grado di mantenere la potenza della nazione, ma anche di integrare il Paese nel mercato globale, senza soffocare la capacità degli altri paesi di fare altrettanto. Questo è un compito molto delicato e richiede un acuto senso di collaborazione con gli altri leader del mondo.

L’attuale amministrazione ha fatto esattamente il contrario. Ha distrutto tutti i paesi del Medio Oriente (quasi compreso Israele), ha schiacciato l’Europa finanziariamente e socialmente, e si è alienata dal resto delle grandi potenze mondiali. Allo stesso tempo, non ha fatto nulla per rafforzare la società americana. In ogni modo pensabile, gli ultimi otto anni hanno visto l’America andare contro la tendenza mondiale verso l’interconnessione globale, causando separazione invece di integrazione in ogni fase del processo. Ora, questa contraddizione di vettori comincia a pesare sull’America. Altri quattro anni di questa politica porterebbero gli Stati Uniti al punto di non ritorno.

Serve un nuovo paradigma

A giudicare da ciò che rivelano le scienze esatte e le scienze sociali, la società umana deve subire un cambiamento radicale dei modelli di pensiero. Non possiamo continuare ad abusare sconsideratamente l’uno dell’altro. Interdipendenza significa che dobbiamo considerare che tutti possano godere della prosperità che questo mondo può offrire. Come leader di un mondo libero, l’America deve dirigersi verso le collaborazioni e le connessioni internazionali, verso la fiducia e la buona fede. Gli imprenditori, per loro natura, tendono a essere tali. I politici, d’altra parte, tendono a vedere solo i propri interessi e quelli della loro ristretta cerchia di conoscenze.

L’interdipendenza è una tendenza globale che finirà per includere il mondo intero. Tuttavia, per integrare il mondo con successo, dobbiamo educare la gente sul significato di globalizzazione e interconnessione, su come vivere in un mondo con diverse opinioni e comportamenti, su come trarre beneficio da questa diversità. Il motto del prossimo leader del mondo libero dovrebbe essere: “prima educare poi realizzare”.

Il caos che vediamo in Europa, dove si prendono sul serio idee ridicole come quella di creare una “nuova Aleppo” in Germania, è proprio il risultato dell’inversione di questo ordine. Invece di educare, gli europei prima accettano i migranti, poi si accorgono di quanto sia impossibile integrarli nella società. Così, per mancanza di altre opzioni, cercano di isolare i migranti dagli ospiti. Il risultato, come possiamo vedere, è un crollo accelerato dell’Europa.

Guarire le ferite

La sfacciata spontaneità di Trump è offensiva per molti. Tuttavia, se l’America coglie il momento di franchezza e lo sfrutta per la correzione dei mali della società americana, ha buone possibilità di diventare di nuovo grande. Con sforzi e cooperazioni a livello nazionale, e con il senso di un destino comune, la società americana può raggiungere la coesione necessaria alla propria guarigione. In America, come in ogni altro posto, tutti sono interconnessi. Perciò, la politica “prima educare, poi realizzare” deve essere applicata anche lì.

Si tratta di un processo affascinante. Abbiamo visto una nazione di pionieri diventare ristagnante e timorosa del cambiamento. Adesso deve essere di nuovo audace. Sarà all’altezza della sfida? Spero di sì, per il bene dell’America e per il bene del resto del mondo.

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