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Ma solo se sceglieranno di riesaminare il loro atteggiamento verso la propria identità ebraica.

L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti ha aggravato la spaccatura nella società americana, ma ancor di più, le contraddizioni interne dei suoi cittadini ebrei. La maggior parte del 70% di ebrei che ha votato per la Clinton, si sente arrabbiata e addirittura impaurita del loro prossimo presidente e dell’ondata di antisemitismo che sta vivendo. Altri ebrei che hanno votato per Trump e per il suo programma a favore di Israele, sostengono che il presunto aumento dell’antisemitismo del dopo elezioni si limita a richiamare l’attenzione su qualcosa che era evidentemente diffuso già da prima, anche se in forma diversa, come nel caso dei campus americani che sono invasi dal pensiero politicamente corretto neo-liberale. Gli ebrei sanno che l’antisemitismo esiste sia nell’estrema destra che nell’estrema sinistra e quindi non credono che nessuna delle due fazioni politiche sia in grado di garantire loro la sicurezza. E poi ci sono gli ebrei che sono essi stessi divisi a metà fra l’educazione con i valori americani liberali e la loro inclinazione a fare ciò che è meglio per lo Stato di Israele. Queste differenze possono essere facilmente risolte se facciamo un passo indietro e vediamo ciò che è veramente in gioco.

Ebraismo americano in declino

Gli ebrei che contestano Trump affermano che la loro resistenza a questo cambiamento è in realtà una difesa dei propri valori ebraici; tuttavia, ciò che dovremmo osservare è che la comunità ebraica americana era sul punto di scomparire grazie al periodo di affluenza, accettazione e uguaglianza che aveva portato all’integrazione, ai matrimoni misti e ai bassi tassi di natalità. I sondaggi mostrano un ritratto molto triste della salute della popolazione ebraica americana, così come la presenta Jack Wertheim, docente di Storia americana ebraica, con una rapida integrazione che ha spazzato via ogni ramo del giudaismo, tranne quello ortodosso. Anche il legame con Israele si era logorato. Le recenti elezioni non solo hanno portato l’intero sistema liberale a una battuta d’arresto con lo scopo di fare marcia indietro nel percorso distruttivo intrapreso in termini di economia e di instabilità globale a cui è giunto il mondo, ma hanno anche scioccato la base della comunità ebraica che stava felicemente perdendo la propria identità in cambio del successo. Per gli ebrei, le elezioni hanno fatto uscire allo scoperto l’antico conflitto fra l’essere persone di successo e il rimanere fedeli alle proprie radici.

La Storia si ripete

Nel corso della storia gli ebrei hanno continuamente attraversato lo stesso passaggio: quello di essere in parte integrati in una cultura straniera, che si tratti della cultura greca ai tempi dei Maccabei, o di quella della Spagna prima dell’espulsione, o di quella tedesca nella Germania del 1900 prima dell’ascesa al potere di Hitler. In questi e in molti altri casi, la nostra gente ha capito in modi tremendi che entrare a far parte del branco veniva ricompensato con una grande ondata di antisemitismo che li costringeva a ritornare nuovamente nella loro identità ebraica e nella propria cultura.

Per secoli i Kabbalisti hanno conosciuto la ragione di questa terribile ripercussione. Hanno capito che gli ebrei anche se divisi come possono sembrare, in realtà, mantengono al loro interno un’antica promessa, quella di aprire la via all’unione e alla pace per tutta l’umanità.

Gli ebrei americani che stanno lottando con i risultati delle elezioni si trovano ora di fronte a questo stesso conflitto storico, fra la lotta per il loro posto in una cultura straniera e la ricerca di nuove risposte all’interno del loro patrimonio, una risposta che potrebbe davvero trasformare la realtà. Li esorto a non aspettare che gli antisemiti li etichettino come ebrei, ma piuttosto a riconoscere che sono loro quelli che detengono il futuro nelle proprie mani, quello dell’America e, in generale, del mondo. Non si tratta di Trump o Bannon, o di una qualsiasi delle ripercussioni che stiamo vedendo come risultato di queste elezioni. La chiave per la tranquillità, la pace e per i valori che intendiamo sostenere è nella nostra identità ebraica e nel collegamento allo Stato di Israele. Perché all’interno del nostro popolo ci sono un’antica saggezza e una capacità di diventare l’esempio di quelle relazioni che tutti noi vogliamo vedere nella società moderna.

Il grido dei nostri saggi

Nei primi anni del 1900, il rabbino Kook e Rabbi Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) hanno cercato invano di mettere in guardia i leader delle grandi comunità ebraiche dell’Europa orientale dai terribili esiti del loro esilio, sia fisico che spirituale. Il mio maestro, figlio di Rabbi Yehuda Ashlag, Rabbi Baruch Ashlag, mi raccontò del tempo in cui aveva visitato il Primo Ministro israeliano David Ben Gurion insieme al padre. Aveva assistito ai tentativi del padre di convincere il primo ministro della necessità di unire le diverse fazioni della società israeliana, che era divisa anche allora, e dell’importanza di costruire rapporti corretti con i nostri vicini arabi. Rabbi Yehuda Ashlag spiegò che il metodo che permetteva che ciò accadesse esisteva in profondità all’interno della nazione ebraica, nella Saggezza della Kabbalah autentica; che questa era la nostra unica speranza di raggiungere la pace fra noi e con il resto del mondo e, quindi, di diventare una luce per le nazioni.

Purtroppo, Ben Gurion non accettò mai queste raccomandazioni come linee guida per il suo percorso e noi ne soffriamo le conseguenze ancora oggi.

Mentre stiamo uscendo dalla crisi neoliberista, ci troviamo in un mondo che è alla ricerca di una cura per le sue profonde divisioni e i suoi conflitti. Non è un caso che questo disperato bisogno sia sorto nell’umanità; non è nemmeno un caso che Israele e gli ebrei siano sempre stati ritenuti la causa di tutte le disgrazie del mondo. La ragione è che gli ebrei hanno il potere di guarire e prevenire queste crisi, con l’essere un esempio e trasmettere la propensione a essere “Come un solo uomo con un solo cuore” e di “Amare il prossimo come te stesso” a tutta l’umanità, con il proprio esempio. Tuttavia, devono prima scoprire questa verità su se stessi. I kabbalisti hanno cercato di spiegare più volte che la mancanza di questa comprensione è il motivo per cui le nazioni del mondo continuano a chiedere agli ebrei di cambiare i loro modi, come è scritto “Nessuna calamità viene al mondo, se non per Israele (Yevamot 63)” . Questa è la ragione per l’odio apparentemente infondato che, ironia della sorte, continua perennemente a far in modo che gli ebrei fuggano dal loro ruolo non riconosciuto.

Davanti a un bivio

Il popolo ebraico non è mai stato in grado di sottrarsi alla propria missione storica. Paradossalmente, sono stati i nemici degli ebrei a mantenere vivo l’ebraismo. Ma non potrà essere così per sempre. Queste elezioni ci stanno effettivamente offrendo una possibilità di svolta da quel percorso che poteva sembrare comodo al momento, ma che stava portando all’estinzione gli ebrei americani e lanciando il mondo nel caos. In questo momento critico, dobbiamo scegliere di rompere l’antico schema che ha un senso per un modello di tipo razionale liberale occidentale, ma che è in realtà illusorio e dannoso per l’anima ebraica. Opponendosi a Trump, gli ebrei non si oppongono al razzismo o all’odio, stanno semplicemente cercando di tornare a un sistema che gli ha permesso di sfuggire al loro destino. Devono invece scegliere di riconnettersi a Israele e al loro vero destino, quello di essere una luce per le nazioni. Questo è l’unico sistema che garantirà che la presidenza di Trump si sposti dalla destra verso la via di mezzo e diventi un’opportunità storica per rimodellare le relazioni e gli atteggiamenti fallimentari del passato e portare la sicurezza, il benessere e la prosperità per tutti.

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