Uniting Europe

Lo sfruttamento messo in atto dal neoliberalismo deve finire. Conosciamo i danni provocati dall’egoismo; sappiamo come porvi rimedio, ma questo richiede la nostra determinazione.

 

Quando il Regno Unito ha votato a favore dell’uscita dall’Unione Europea, il mondo è rimasto scioccato. Quando Donald J. Trump ha sconvolto i media con la sua vittoria, la gente è rimasta a bocca aperta, ma ha cominciato a capire che i tempi stanno cambiando. Quando il 4 dicembre scorso il premier italiano, Matteo Renzi, è stato sconfitto in occasione del referendum in Italia e ha annunciato le sue dimissioni, l’Unione Europea ha subìto un nuovo duro colpo, dato che Renzi è uno strenuo sostenitore della permanenza dell’Italia in questa sgretolata unione. Il prossimo anno, in Francia, Olanda, Germania e in molti altri paesi europei saranno indette le elezioni politiche. In tanti di questi paesi, Francia e Olanda in particolare, le voci a favore dell’uscita dalla UE si fanno sempre più insistenti. Come hanno detto Marcus Walker e Anton Troianovski de The Wall Street Journal: “Per l’Unione Europea, il 2017 sarà l’anno della resa dei conti”.

Yascha Mounk, docente di Affari di Stato ad Harvard, ha ragione nel dichiarare: “Quanto sono stabili le democrazie? Le spie di allarme lampeggiano insistentemente”. Fascismo e nazismo stanno crescendo in tutto il mondo occidentale e se non metteremo in atto un’azione rapida e risoluta, il mondo si lancerà in un’altra guerra, e con molta probabilità, con l’uso delle armi nucleari.

Il Neoliberalismo è un sintomo doloroso, ma non è una malattia

Quando osserviamo il modo in cui i paesi dominanti della UE sfruttano e impoveriscono le economie più piccole e più deboli degli altri paesi membri, oppure al peso che ha Wall Street a Washington, è facile incolpare il neoliberalismo dei nostri mali, ed è anche giustificato, in una certa misura. Esiste un buon motivo per cui i membri del Fondo Monetario Internzazionale (FMI), Jonathan D. Ostry, Prakash Loungani e Davide Furceri, a proposito dei danni del neoliberalismo, hanno scritto: “L’aumento della diseguaglianza generata dall’apertura finanziaria potrebbe esso stesso minacciare la crescita, l’unica cosa che l’agenda neoliberalista è decisa ad aumentare”. E più avanti hanno aggiunto: “Le politiche dovrebbero essere progettate per mitigare alcuni degli effetti (del neoliberalismo), per esempio, attraverso una maggiore spesa per l’istruzione e la formazione”.

Tuttavia, dire che il neoliberalismo è “l’ideologia alla base di tutti i nostri problemi”, come ha fatto il giornalista George Monbiot, è fuorviante perché il neoliberalismo è un sintomo e non la malattia. Per curarci da fascismo, neoliberalismo, nazismo e tutti gli altri “ismi” che minacciano di distruggere la civiltà, dobbiamo raggiungere la loro radice comune, ovvero, il batterio che ci spinge a sfruttarci e forse a distruggerci a vicenda, per poi curarlo.

La stranezza della natura umana

Senza gli esseri umani, la vita nel pianeta Terra scorrerebbe più facilmente. Anche nelle aree che gli esseri umani hanno inquinato con radiazioni nucleari, gli animali prosperano semplicemente a causa della mancanza di persone. Jim Smith, scienziato ambientalista, autore di un nuovo studio sulla vita attorno a Chernobyl, afferma che nella zona vietata attorno al reattore nucleare di Chernobyl: “La natura prospera quando gli esseri umani vengono sottratti dall’equazione, anche dopo il più grave incidente nucleare del mondo”.

L’armonia della natura è disturbata quando intorno ci sono degli esseri umani, perché siamo guidati da un solo desiderio: ricevere quanto più piacere possibile con il minimo sforzo. Inoltre, nel corso delle generazioni, quest’aspirazione si è talmente sviluppata in noi che stiamo rovinando il nostro pianeta e ci danneggiamo a vicenda.

Durante la preistoria, il nostro desiderio per il piacere era davvero naturale e primitivo. Eravamo soddisfatti nell’avere cibo, riparo e nel poter riprodurci. Anche allora, alcuni volevano più degli altri, una caverna più grande o più femmine ad esempio, ma era un desiderio naturale che hanno anche gli animali, e non perturbava l’equilibrio della natura.

Il problema è che, a differenza degli animali, in noi il desiderio di ricevere si intensifica e si sviluppa costantemente. I nostri saggi dissero (Midrash Rabah, Kohelet): “Nessuno lascia il mondo con in mano mezzo desiderio”. In altre parole, più abbiamo, più vogliamo.

Non appena i loro desideri sono cresciuti, le persone hanno iniziato ad aggregarsi in villaggi e città. Presto sono apparse le classi sociali e le persone hanno iniziato a schiavizzare altre persone. Sottomettersi alla schiavitù era un buon modo per assicurarsi il pane quotidiano, ma in cambio la gente rinunciava alla libertà e rischiava che la sottomissione fosse oggetto di crudeltà e sfruttamento. A questo punto della storia, quando abbiamo iniziato a sottomettere altri esseri umani, il nostro desiderio naturale di una vita agiata e sicura è diventato egoismo, perché non era più solo il desiderio di godere di ciò che abbiamo, ma anche il provare piacere dalla superiorità sugli altri e dalla capacità di danneggiarli.

Il nostro ego ci ha spinto a migliorare la tecnologia e la produzione, non solo per il nostro bene, ma per sopraffare gli altri. Appena siamo diventati meno socievoli e più sfruttatori, i tiranni hanno iniziato a capire che è meno redditizio mantenere gli schiavi che tassarli. Questo ha segnato l’inizio del feudalesimo.

Eppure, dato che la tecnologia continuava ad avanzare, era diventato chiaro che le persone dovevano essere formate allo scopo di essere più efficienti nel produrre ricchezza per i feudatari. Per soddisfare l’esigenza di professionalità dei lavoratori, i governanti costruirono scuole, che in realtà erano fabbriche per creare operai. I lavoratori formati producevano talmente tanta ricchezza per i loro padroni che il feudalesimo fu completamente abbandonato e, con l’aiuto della Rivoluzione Industriale, è comparso il capitalismo.

Per un certo periodo, in realtà, questa è sembrata la struttura sociale ideale. Molte persone lavorarono, divennero più ricche nel tempo e, sebbene governasse ancora l’élite che cresceva più ricca e potente di tutti, la classe media in espansione godeva di libertà e poteva permettersi piaceri che, solo un secolo prima, nemmeno i più potenti re avrebbero potuto permettersi di provare.

Eppure, quella stranezza della natura umana, il nostro egoismo, ha continuato a crescere. Più i capitalisti hanno acquisito ricchezza, più l’hanno trasformata in potere e influenza politica. Oggi, un politico non può essere eletto senza l’aiuto dei super potenti.

Per assicurarsi il potere, l’élite finanziaria ha introdotto la politica del “laissez-faire” (letteralmente: lasciate fare, principio simbolo del liberismo economico), che elimina la regolamentazione e permette di fare ciò che si vuole, quando lo si vuole. Per questo motivo, è stato persino trovato un nome dal suono positivo: neoliberalismo.

Comunque, non esiste niente di liberale nel neoliberalismo, né tantomeno di umano. Come ha scritto Manuela Cadelli, Presidente dell’Unione Magistrati del Belgio, in un articolo pubblicato sulla rivista online Defend Democracy Press: “Il neoliberalismo è una specie di fascismo. Lo stato è attualmente a disposizione dell’economia e della finanza, che lo trattano da subordinato e spadroneggiano su di esso in una misura che mette in pericolo il bene comune”.

Come hanno dimostrato i recenti sviluppi politici, la signora Caldelli ha assolutamente ragione. Se non agiremo in fretta, l’egoismo sfrenato dell’élite porterà verso il nazionalismo e il fascismo e, infine, il loro incessante desiderio di dominio condurrà il mondo alla guerra.

Terminare lo sfruttamento pacificamente

Abbiamo già detto che non si può arrestare l’evoluzione dell’ego. Inoltre, possiamo già vedere cosa accadrà se continuiamo a farlo crescere senza controllo. Pertanto, per curare i mali che infestano la superficie della società, allo stesso modo in cui la plastica abbonda sulle nostre spiagge, dobbiamo imparare ad incanalare il nostro ego in direzioni positive. Fino ad ora, abbiamo avuto a che fare solo con i sintomi dell’evoluzione del nostro ego. Adesso dobbiamo lavorare con l’ego stesso, e dirigere la sua evoluzione dall’attuale modalità antisociale ad una che sia a beneficio della società, pur rispettando l’appagamento dei nostri desideri. Qualsiasi altro metodo determinerà solo la soppressione dell’ego, che poi esploderà con risultati tremendi.

Ho scritto in precedenza che i ricercatori dell’FMI raccomandano “Un aumento della spesa per l’istruzione e la formazione”. Il problema è che quando pensiamo all’educazione, pensiamo ad imparare nuovi mestieri e ad accumulare informazioni. Queste cose possono essere utili e necessarie ma non mitigano il desiderio di controllo dell’ego né lo reindirizzano verso scopi pro-sociali, per questo non risolvono il problema alla radice. La soluzione ai nostri problemi sociali arriverà quando raggiungeremo due obiettivi: 1) educarci sulla necessità e i vantaggi di un comportamento pro-sociale, 2) formarci nello sviluppo di comunità che favoriscono relazioni positive fra i loro membri.

Dato che la natura non ci ha dotati di un ego naturalmente equilibrato, dobbiamo “creare” questo equilibrio da soli. Così facendo, impareremo come opera la natura e saremo in grado di operare armoniosamente e pacificamente come lei. In un recente articolo dal titolo “La Nuova Economia è morta; lunga vita alla Nuova Economia”, come pure in diversi miei libri, in particolare Bail Yourself Out e Kabbalah in tempi di crisi, ho descritto come possiamo raggiungere questo equilibrio. Qui vorrei sottolineare alcuni dei benefici che ricaveremmo una volta che lo avremo raggiunto.

Usando la formazione descritta nell’articolo appena citato, invece di reprimere il nostro ego, troveremo nuove e significative maniere di esprimerci, da cui trarrà beneficio tutta la società. Il desiderio di realizzare il nostro potenziale continuerà a svilupparsi, ma non sarà più una minaccia per la società né indurrà una feroce competizione per i pochi posti al vertice.

Nella nuova società, lo sfruttamento sarà obsoleto perché non serve ai nostri interessi. Il nostro interesse privato e quello della società convergeranno, perché la società sosterrà noi tanto quanto noi sosterremo la società.

In questa società, nella quale il nome del gioco è“Responsabilità Reciproca”, i nostri vari bisogni saranno soddisfatti perché non andranno a discapito degli altri. Tutte le modalità e lo spirito delle nostre azioni saranno verso la connessione invece che verso l’isolamento, in questo modo ci impegneremo naturalmente in attività che contribuiscono al bene della società così come al nostro.

Siamo arrivati al punto in cui la storia dello sfruttamento deve finire, deve finire qui ed ora. Conosciamo i danni dell’egoismo umano, ma abbiamo anche un modo per rimediare. Tutto ciò che ci serve è agire in fretta e con ferma determinazione.

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