Uniting Europe

È con buona ragione, che Lord Balfour e poi il premier britannico, Lloyd George iniziarono la Dichiarazione Balfour col riconoscere il nostro diritto ad una patria nazionale nella Terra d’Israele: il popolo di Israele ha un ruolo fondamentale nella storia del genere umano.

 

Circa 100 anni fa Lord Arthur James Balfour, allora Ministro degli Esteri del Regno Unito e in precedenza suo Primo Ministro, ha redatto quella che divenne nota come la “Dichiarazione Balfour”. In una lettera concisa a Lord Walter Rothschild, destinata alla Federazione Sionista della Gran Bretagna e dell’Irlanda, Lord Balfour espresse quanto segue: “Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione di una patria nazionale in Palestina per il popolo ebraico”. La lettera comunicava inoltre l’impegno del governo di Sua Maestà a “mettere in pratica tutti gli sforzi possibili per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo”.
Quasi cento anni dopo, le Nazioni Unite, tramite la propria agenzia, l’UNESCO, hanno negato la storica rivendicazione di Israele sul Monte del Tempio. In poco meno di 100 anni, siamo riusciti a conquistare il favore della più grande potenza odierna mondiale, la Gran Bretagna, a stabilire uno stato con il sostegno di una schiacciante maggioranza delle nazioni del mondo, e a perdere quel sostegno al punto che la nostra capitale storica non viene riconosciuta come tale, nonostante la prova inconfutabile che Gerusalemme è, ed è sempre stata, la capitale della nazione ebraica. Come siamo arrivati a questo?
Una nazione come nessun’altra
È con buona ragione che Lord Balfour e poi il premier britannico, David Lloyd George, iniziarono la dichiarazione col riconoscere il nostro diritto ad un’entità nazionale nella Terra d’Israele. Il popolo di Israele ha un ruolo fondamentale nella storia del genere umano. Mark Twain si domandò: “Tutte le cose sono mortali, tranne l’Ebreo; tutte le altre forze passano, ma egli rimane. Qual è il segreto della sua immortalità? ” E come Twain anche lo scrittore e poeta Johan von Goethe credeva che: ” Ogni Ebreo … è impegnato in qualche perseguimento risolutivo e immediato di un obiettivo … è il popolo più perpetuo sulla Terra”.
Le radici della nostra nazione risalgono ad Abramo, il Patriarca. Alla sua nascita, la sua terra d’origine nella Mezzaluna Fertile era una civiltà fiorente. I suoi abitanti condussero una vita pacifica e prospera e godettero di un senso di coesione sociale. Nelle parole della Bibbia, “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole” (Genesi 11: 1).
Tuttavia, come è sempre accaduto nel corso della storia umana, la patria di Abramo cominciò a cadere vittima del crescente ego umano. La forza negativa che esplose nella società unificata, la fece a pezzi e la condannò quasi ad una guerra civile. Il libro, Pirkey de-Rabbi Eliezer, afferma: “I figli di Noè erano tutti di un solo cuore e una sola lingua”. Ma, come il loro ego crebbe, così fece la loro alienazione, che li separò gli uni dagli altri. Poi: “volevano parlare la lingua degli altri, ma non la conoscevano, così ognuno prese la spada e si combatterono a vicenda. Infatti, la metà del mondo venne uccisa lì con la spada”.
Per far fronte alla crisi dei suoi contadini, Abramo cominciò a cercare delle risposte. In Mishneh Torah, Maimonide descrive le osservazioni di Abramo sulla natura intorno a lui, fino a quando finalmente scoprì quella forza indivisibile d’amore che sostiene tutta la realtà. Questa forza si suddivideva poi in una forza positiva d’amore e di unione e in una forza negativa di odio e separazione, e Abramo si rese conto che l’assenza della forza positiva nella sua società era stata la causa di tutti i problemi.
Incoraggiato dalla propria scoperta, Abramo iniziò ad annunciare alla gente che la soluzione per l’odio esploso era ricoprirlo con l’amore, o come il Re Salomone disse secoli dopo: “L’odio provoca litigi, ma l’amore copre tutte le colpe” (Proverbi 10:12).
Da quel momento, l’unione è stata l’elemento chiave nella formazione e nella perpetuazione del popolo ebraico. Dopo aver suggellato la propria unione con la promessa di unirsi gli ebrei divennero, ai piedi del Monte Sinai, formalmente una nazione “Come un solo uomo con un solo cuore”.
Una volta raggiunto quel livello di unione, furono incaricati di mettere in pratica la visione di Abramo di una società unificata con il compito di essere “Una luce per le nazioni” dando l’esempio di unione e responsabilità reciproca. Da quel momento sarebbero stati responsabili di portare armonia nel mondo e ritenuti colpevoli ogni volta che scoppiavano contese che non potevano essere ricoperte con l’amore.
Eppure, circa 2.000 anni fa, gli ebrei persero la loro battaglia contro l’odio interno, che causò la rovina del Tempio ed il loro esilio da quella terra. Peggio ancora, perdendo la loro unione, persero la capacità di essere una luce per le nazioni e divennero dei reietti ovunque andassero.
L’unico posto in cui gli ebrei si sentivano a casa era Israele, ma solo se rappresentavano veramente Israele: uniti al di sopra del loro ego e dediti a diffondere la loro unione in tutto il mondo.
Una patria nazionale per uno scopo internazionale
Nonostante il dilagante odio verso gli ebrei, anche i più accaniti antisemiti hanno sempre riconosciuto il nostro ruolo speciale. Anche Hitler scrisse: “Quando ho osservato l’attività del popolo ebraico, improvvisamente è sorta in me la paurosa domanda, se il Destino imperscrutabile … non abbia desiderato, con determinazione eterna e immutabile, la vittoria finale di questa piccola nazione”.
Lord Balfour e Lloyd George sentirono che gli ebrei avevano un diritto sulla terra di Israele. Ma, come tutte le altre persone nel mondo, ritennero che questa terra era destinata a uno scopo più elevato. Con la loro dichiarazione, ci hanno dato la possibilità di ripristinare la nostra unione per diventare ciò che dovevamo essere, “Una luce per le nazioni”, e diffondere la luce dell’unione e dell’amore per gli altri popoli in tutto il mondo.
Forse c’è voluto più tempo di quello che Balfour aveva immaginato, ma alla fine è stata istituita una “patria nazionale per il popolo ebraico”. Ora dobbiamo impegnarci sul serio, o la terra ci verrà tolta di nuovo, come indicano le votazioni avvenute all’UNESCO. Baal HaSulam ha scritto : “Ci è stato dato il paese, ma non lo abbiamo ricevuto” (“Un Discorso in Conclusione dello Zohar”). In altre parole, noi viviamo qui, ma dobbiamo ancora adempiere il nostro compito.
In un mondo pieno di crisi che derivano solo dalla cattiva volontà, nulla è più importante di un antidoto per il nostro ego. Il mondo non ha bisogno di un’altra nazione in fase di avviamento. Ha bisogno invece di vedere quanto le persone siano capaci di superare i propri egoismi e si uniscano al di sopra di essi. Noi, i pionieri storici, quelli che hanno piantato nel cuore di ogni essere umano i principi “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “non fate agli altri ciò che odiate”, siamo chiamati ad adempiere al nostro compito.
Nessuno tranne noi è in grado di rispondere alla domanda che lo storico T.R. Glover pone: “È strano che tutte le religioni presenti nel mondo si basino su idee religiose derivate dagli ebrei. … La grande questione non è ‘Che cosa è successo?’, ma ‘Perché è successo?’ Perché l’ebraismo vive? ” (Il Mondo Antico). E la risposta non arriverà a parole; arriverà con i fatti, nell’unione alla quale daremo vita fra noi e che poi condivideremo con il mondo intero.
L’innovazione ebraica di cui tutti hanno bisogno
David Ben Gurion, il primo Primo Ministro di Israele, una volta disse che “L’immagine spirituale e la solidità interna dello Stato di Israele saranno gli elementi chiave per la nostra sicurezza e il nostro status internazionale” (Come le stelle e la polvere). Abbiamo raggiunto il punto di svolta: o si vive secondo i valori di unione e di responsabilità reciproca su cui è stata fondata la nostra nazione e realizziamo un esempio positivo per il mondo, o perderemo il nostro diritto a questa terra agli occhi del mondo.
Poco dopo la costituzione dello Stato di Israele, Baal HaSulam scrisse: “L’Ebraismo deve presentare qualcosa di nuovo per le nazioni. Questo è ciò che si aspetta dal ritorno di Israele alla terra! Non è per altri insegnamenti, perché in questi non abbiamo mai portato innovazioni. Piuttosto, è la saggezza della dazione, della giustizia e della pace. In questo, la maggior parte delle nazioni sono nostri discepoli e questa saggezza è attribuita a noi solamente” (Gli scritti dell’Ultima Generazione). Più avanti nel libro, Baal HaSulam aggiunge che svolgendo il nostro compito, “il sionismo verrà cancellato del tutto. Questo paese è molto povero e i suoi abitanti sono destinati a sopportare tanta sofferenza. Senza dubbio, o loro o i loro figli lasceranno il paese e solo una manciata di essi rimarrà e alla fine verranno inghiottiti dagli arabi. … Una resa come quella di oggi non impressiona le nazioni e noi dobbiamo temere che si vendano l’indipendenza di Israele per le loro esigenze, non c’è bisogno di parlare di ritorno a Gerusalemme”.
La scelta è nelle nostre mani
Quasi un secolo dopo la Dichiarazione Balfour, siamo a corto di tempo. Ma la scelta è nelle nostre mani. Se sceglieremo l’unione alla separazione, riaccenderemo quella forza che ci ha reso una nazione, tanto per cominciare. Maimonide ha scritto ne Una Guida per i Perplessi : “Se l’uomo avesse avuto la consapevolezza della forma umana, tutto il male inflitto a lui e sugli altri avrebbe potuto essere evitato. Conoscendo la verità, l’animosità e l’odio scompaiono e il nuocersi reciprocamente cessa”.
Ora noi, i possessori del metodo per la connessione, dobbiamo realizzarlo fra di noi e condividerlo con il mondo. Non è mai stato più pertinente e più importante per il nostro futuro. La Dichiarazione Balfour sancisce il nostro diritto a questa terra, ma anche il nostro impegno per il mondo. Abbiamo la terra; dobbiamo ancora essere una luce per le nazioni.

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