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Il Presidente uscente Barak Obama saluta il neo-eletto presidente Donald J. Trump alla Casa Bianca nello Studio Ovale a Washington. (Photo credit: KEVIN LAMARQUE / REUTERS)

La disillusione delle promesse e delle politiche fallimentari di Obama deve spingere l’America e tutto il mondo ad un grande risveglio.

 

La vittoria di Trump, determinata dai voti del collegio elettorale, è importante, non solo perché rappresenta la conferma della volontà del popolo americano di chiedere giustamente un cambiamento per il paese, ma è anche una forte presa di posizione contro la via della guerra che il mondo ha percorso sotto la presidenza di Barack Obama e che avrebbe continuato a percorrere con Hillary Clinton, verso un’inevitabile terza guerra mondiale. Per sfuggire ad un tale scenario avrei preferito Sanders alla Clinton, perché la sua elezione avrebbe segnato un vero e proprio cambiamento rispetto alle politiche che lei avrebbe continuato a portare avanti.

La vera eredità di Obama

Non è un caso che le ultime ore in carica di Obama siano state accompagnate dalle immagini devastanti della caduta di Aleppo. La sua presidenza si è conclusa con la dissonanza di pesanti voci che proclamavano che sia stata proprio la sua politica estera a causare questa crisi umanitaria, ritenuta la più grande dalla seconda guerra mondiale e che è stata descritta come la più pericolosa e distruttiva del pianeta. Gli interventi americani in Medio Oriente hanno alimentato la primavera araba, la guerra in Siria e determinato la crisi migratoria in Europa, aggravando la minaccia globale del terrorismo con il consolidamento dell’Isis, contribuendo così all’instabilità del mondo intero. Le tensioni crescenti con la Russia avrebbero certamente portato ad una guerra tra i due paesi, solo per permettere all’Islam estremista di trionfare. Questa è l’eredità di Obama. I suoi tanti bei discorsi e la retorica vuota sono stati finalmente messi in discussione poiché i risultati delle azioni fallite e del non fare nulla senza un briciolo di umanità, stanno diventando sempre più chiare.

Michelle Obama aveva ragione quando ha affermato che l’America ora sa come ci si sente a non avere speranza. Gli Obama hanno davvero portato il mondo in un vicolo cieco senza speranza. Otto anni dopo la sua elezione, l’America e il mondo sono ancora più divisi dalla violenza, dall’odio, dalle tensioni razziali e dalla disuguaglianza finanziaria. Il debito nazionale americano è raddoppiato e il mondo è stato indotto alla più terribile confusione e al caos, mentre l’Islam radicale si consolida di giorno in giorno. La politica estera di Obama è l’esempio più scandaloso di un governo che distrugge il mondo per un profitto politico e finanziario, a spese di centinaia di migliaia di vittime e con milioni di persone senza fissa dimora. Tutto questo mentre in superficie si parla altezzosamente di valori e di giustizia. Fortunatamente, i sostenitori di Obama stanno scoprendo che tutto quello che hanno creato sta per essere annullato, così l’America e tutto il mondo possono essere ricostruiti. Michelle Obama ha ragione quando afferma che il “suo mondo” è senza speranza, ma per l’America la speranza è finalmente risorta.

Un nuovo inizio

La ragione per cui ho trovato importante scrivere su questa disillusione generale avvenuta con Obama è perché è parte del più grande ed importante risveglio dei nostri tempi. Obama non è stato un presidente qualunque. È stato il primo presidente di colore ed uno dei pochi presidenti in carica a vincere il Premio Nobel per la pace, e questo solo dopo 12 giorni di insediamento; per i suoi molti sostenitori ha rappresentato e finge ancora di rappresentare il più alto degli ideali: l’uguaglianza, un impegno al pluralismo, la tolleranza per il multiculturalismo e la devozione per la tutela delle libertà civili; il superamento del razzismo, dell’intolleranza e di tutti i soprusi. Tuttavia, a giudicare dai risultati della sua presidenza, si è trattato solo di un miraggio, il tipico esempio del più grande difetto della percezione della nostra cultura.

Molti dei politici mentono, anche se non tutti, ma Obama con la sua facciata eloquente di bontà e umanitarismo, più di chiunque altro, ha rappresentato il desiderio dell’immagine di bontà della nostra cultura. Tuttavia, anche se non vogliamo ammetterlo, sotto la superficie si nascondono le energie negative dell’egoismo; quella fredda distinzione di egoismo, spesso inconscio, che porta lo scompiglio nelle nostre vite, nelle nostre relazioni personali e nel mondo in generale.

Dobbiamo svegliarci da questa illusione di fronte agli orrori che il nostro egoismo collettivo diffonde nel mondo, alla vista dei bambini siriani morti e delle madri in lutto. Si tratta di una sfida importante e di un’opportunità che abbiamo ora per cambiare rotta, per ripulirci finalmente dall’ipocrisia e dal farci giustizia da soli e per cominciare a confrontarci con il vero nemico: il nostro egoismo umano.

Il nostro ego collettivo è stato smascherato

È scritto che “La natura dell’uomo è l’egoismo” (“Netivot Shalom” p. 188) e che “La natura di ogni persona è quella di sfruttare gli altri a proprio beneficio” (Baal HaSulam, dall’articolo “La Pace nel Mondo“). Il rabbino Menachem Mendel scrisse che “L’intolleranza si trova al centro del male. Non l’intolleranza che deriva da una qualsiasi minaccia o pericolo, ma l’intolleranza verso un altro essere che osa esistere. L’intolleranza immotivata. Questa è così radicata in noi perché ogni essere umano, in segreto, desidera l’intero universo per sé. La nostra unica via d’uscita è quella di apprendere la compassione senza condizione alcuna. La cura verso l’altro è semplice, perché questo ‘altro’ esiste”.

Il neo-liberalismo ha cercato di coprire la verità sulla natura umana, imponendo l’idea che un discorso corretto possa in qualche modo creare società corrette, ma la realtà ha mostrato risultati opposti. In questo senso l’elezione di Trump è parte della cura poiché ha svelato le ipocrisie e incrinato la falsità del liberalismo che impediva all’America una vera guarigione dai suoi problemi. Trump non ha portato in America le tensioni razziali come molti pensano; ha portato alla luce quello che già esisteva. Nella sua schiettezza ottusa, così opposta ad Obama, egli rappresenta tutto quello che bisogna rivelare per poter essere corretto, cioè la pura verità sulla nostra intolleranza reciproca, indotta anche dalla sinistra, forse più che dalla destra, ed una rottura con le politiche e le vie contorte di pensiero che esistevano prima di lui. Ma per guarire veramente le fratture e le tensioni che si sono così diffuse, bisogna coltivare consapevolmente una nuova coscienza del rovinoso, spesso inconscio, regno dell’egoismo che è la nostra natura comune. Questa consapevolezza permetterà alle nostre società di proseguire verso una maggiore coesione e serenità.

Il ruolo degli ebrei

Il popolo ebraico ha un grande ruolo da svolgere In tutto questo. Non è un caso che ogni volta che il mondo soffre o subisce cambiamenti, gli ebrei sono sempre lì al centro degli avvenimenti, attivamente o semplicemente perché sono accusati di esserne i responsabili. Il popolo ebraico ha avuto per millenni il ruolo di creare un esempio di questo superamento dell’egoismo, il modello di cui l’umanità ha un disperato bisogno. È il principio stesso su cui questa nazione è stata fondata ai piedi del Monte Sinai, quando decisero di essere “Come un solo uomo, con un solo cuore”.

Rabbi Yehuda Ashlag ha scritto sino ai giorni nostri riguardo l’importanza dell’unione ebraica e le conseguenze della sua diserzione. “L’unione sociale può essere la fonte di ogni felicità e successo… la separazione fra i due è la fonte degli eventi negativi e di tutte le calamità” (“Hacherut”). Scrive inoltre sulla responsabilità degli ebrei perché “È un onere sulle nostre spalle quello di essere un buon esempio per il mondo, perché noi siamo più capaci delle altre nazioni, non perché siamo più idealisti ma perché abbiamo sofferto la tirannia più degli altri. E quindi siamo più preparati a cercare la soluzione che possa cancellare la tirannia dalla faccia della terra”(“Gli scritti dell’ultima generazione“). Come spiega il rabbino Kook, questa soluzione si trova nella “Saggezza della verità che ci insegna come raggiungere l’unione nel mondo” (“Orot Hakodesh” 393).

Così molti ebrei americani si muovono in gregge dietro ad Obama, anche adesso che la sua presidenza è terminata; li vediamo esporre la loro resistenza dall’obiettivo originario. Obama è riuscito ad ingannare molti americani con la sua falsa retorica di belle idee liberali, ma forse la cosa più allarmante è che ha astutamente indirizzato gli ebrei liberali d’America contro Israele. Essi possono anche essere inconsapevoli di questo ma, per ironia della sorte, aderendo ad Obama ed evitando Trump sono contro gli interessi dello Stato di Israele e la direzione più sana per il mondo è solo la prova del loro esilio interiore dal vero amore per gli altri, che è la loro eredità. Con la loro dimenticanza spirituale e con l’adesione all’ego, sono attratti inconsciamente dalle forze dell’egoismo del nostro mondo, quelle che hanno lavorato per dividerlo e distruggerlo, mascherate dalla falsa pretesa di ciò che gli ebrei riconoscono come i loro veri valori. Ora è fondamentale risvegliarci da questo errore, superare la dissonanza cognitiva che mantiene questi ebrei fermi nel proteggere con fervore un percorso chiaramente fallimentare.

Un futuro più luminoso

Obama lascia dietro di sé un’eredità di distruzione che speriamo serva ad un grande risveglio, in modo che l’umanità possa cominciare a risorgere dalle ceneri delle società e dei paesi divisi. Il tweet di Trump a seguito dei terribili attentati in Turchia e in Germania diceva: “Il mondo civile deve cambiare il proprio pensiero”. Spero che sotto Trump, l’America saprà unire le forze con l’Europa e la Russia per combattere l’Islam radicale, il vero nemico comune. Ma forse più di tutto, vorrei che Trump aiutasse Israele ad unirsi e aiutasse l’America ad aprire la via ad una nuova consapevolezza della nostra interdipendenza, non con le pretese superficiali del liberalismo, ma con fatti che soddisfino realmente le esigenze delle persone, valorizzando soprattutto le relazioni e la cooperazione.

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