Uniting Europe

I membri votano su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a New York”. (photo credit:REUTERS).

Com’era prevedibile, Obama sta usando le sue ultime settimane in carica per raggiungere i suoi obiettivi contro Israele. Ma come dovrebbe rispondere Israele?

 

Anche se Israele condanna giustamente la risoluzione delle Nazioni Unite, deve capire però che questo voto unanime di odio e rabbia rappresenta un messaggio molto chiaro. Il mondo si aspetta che Israele indichi a tutti la strada per raggiungere una soluzione di pace, ma si aspetta anche che lo faccia subito. Tuttavia, spetta ad Israele scoprire quale debba essere la soluzione.

Quello che il mondo non sa

Come ho scritto nel mio ultimo articolo, la risoluzione non è altro che il culmine degli otto anni di sforzi fatti da Obama di imporre al mondo la sua distruttiva politica neoliberalista. Ho già scritto dell’errore insito nel liberalismo e anche che i suoi obiettivi nobili ed elevati possono essere corretti, ma manca il metodo per conseguirli.

Alla fine di quest’anno di terrore, i leader mondiali hanno avuto l’audacia di cercare di imporre ad Israele gli stessi errori liberali che hanno dilaniato il mondo, senza la minima preoccupazione delle implicazioni che potrebbero avere sulla sicurezza di uno stato così piccolo. Ma lo stato attuale del mondo, che questi leader non hanno saputo evitare, è sotto gli occhi di tutti, con l’Europa che soffre per i risultati mortali del suo atteggiamento neoliberale e per aver aperto i suoi confini agli immigranti mussulmani. A cosa serve realmente la soluzione al conflitto che l’ONU sta offrendo? Come possono Obama, i leader europei e i leader di paesi dilaniati dalla criminalità come il Venezuela insegnare qualcosa ad Israele su come risolvere le questioni fondamentali che dividono israeliani e palestinesi?

I leader mondiali hanno incautamente pensato che il semplice lasciar entrare nelle loro terre milioni di persone di culture completamente diverse, senza alcuna preparazione preventiva per questa assimilazione a livello umano e psicologico, si sarebbe magicamente tradotto in un paradiso di pace. Ora, questi stessi leader, premono per una soluzione artificiale fra due stati che potranno poi fregiarsi di avere una reciproca “indipendenza”; questo solo per calmare la loro coscienza liberale, perché nessuno farà nulla per realizzare la coesistenza pacifica delle due nazioni.

Israele ha imparato dai propri errori. Il ritiro dalla striscia di Gaza è finito in un’ulteriore escalation di violenza contro Israele. I terreni agricoli dei coloni ebrei sono stati trasformati in piattaforme di lancio per i missili, con tunnel sotterranei per i terroristi, suscitando una guerra inevitabile che ha portato così tante vittime, specialmente da parte palestinese. Nulla ci può assicurare che la stessa cosa non accadrà con il ritiro da tutti gli altri confini precedenti al 1967.

Quello che il mondo sa

Per quanto gli sforzi siano inutili, esiste un buon motivo per cui i leader mondiali spingono per vedere risolto questo conflitto. L’intensità della pressione e dell’attenzione che questo conflitto ha ricevuto nel tempo non è solo indicativa dell’enorme pregiudizio verso Israele. Lo stesso segretario generale uscente delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha ammesso il pregiudizio, con 223 risoluzioni dell’Onu approvate negli ultimi dieci anni per condannare Israele, ma solo 6 verso la Siria, il luogo in cui negli ultimi sei anni si è verificata la crisi umanitaria più orribile dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questo è anche indicativo di come il mondo senta in qualche modo che QUESTA crisi sia la fonte di tutte le altre, che la soluzione di questo conflitto sarà un modello per il mondo, il rimedio di tutti i suoi mali.

L’enigma di questo atteggiamento verso Israele affonda le sue radici nel passato e nel futuro di Israele. Oggi è chiaro che, inconsapevolmente, il mondo si aspetta che Israele risolva i propri problemi; solamente non comprende come.

Al di là della destra e della sinistra

Spetta ad Israele trovare le risposte. Tuttavia, sebbene Israele abbia il diritto di rifiutarsi di ripetere gli errori del passato, che metterebbero a rischio la propria sicurezza, non significa che stia andando nella direzione giusta. Se Israele rafforzasse le misure di sicurezza ed evitasse il contatto con l’altra parte, assicurando il proseguimento della guerra e del conflitto, in realtà il problema semplicemente non verrebbe affrontato.

Sono necessarie nuove soluzioni che vadano al di là di ciò che si è tentato finora. L’atteggiamento tipico della sinistra prevede conciliazioni che sottovalutano irresponsabilmente le differenze culturali, l’odio e le ideologie religiose; mentre l’atteggiamento tipico della destra è il mantenimento della sicurezza, promuovendo gli obiettivi di Israele, ma vivendo sempre guardandoci le spalle, senza fare passi concreti verso la coesistenza che porterebbe la soluzione al conflitto. Nessuno dei due approcci di per sé può produrre i risultati sperati. Quello che credo POSSA funzionare è qualcosa di completamente diverso.

Israele possiede la soluzione

Innanzitutto, ciò che c’è da riconoscere è che, quando è presente un odio così profondamente radicato, la coesistenza non nasce da una decisione presa sulla carta o da uno scambio di territorio, ma da un vero cambiamento delle relazioni e dei comportamenti tra le due parti. Senza un tale cambiamento nell’animosità fra le nazioni, queste continueranno a combattersi in una guerra senza limiti fin quando una parte verrà completamente rasa al suolo.

In secondo luogo, una separazione completa sarebbe impossibile. Evacuare gli ebrei da tutti gli insediamenti e creare una “zona libera da ebrei” non curerebbe l’odio ed il pericolo per Israele, con la carta di Hamas che dichiara l’intento di distruggerla e con bambini educati ad uccidere ogni ebreo. Inoltre, Israele non è “libera da mussulmani”; è una società con molte religioni e culture incorporate. Perciò, il raggiungimento di una svolta nella qualità dei rapporti fra israeliani e palestinesi, è di fondamentale importanza per tutti.

Alcuni potrebbero dire che è impossibile raggiungere una tale unione, ma devono sapere che non è così. Per millenni, inconsapevolmente, gli Ebrei hanno portato dentro di sé il solo metodo che può connettere le persone al di sopra di tutte le differenze.

La scoperta di Abramo

Migliaia di anni fa, Abramo, padre di tutte le religioni abramitiche e padre comune di ebrei e palestinesi, scoprì il segreto dell’unicità di tutta la vita. Egli insegnò ai suoi discepoli il metodo per raggiungere l’armonia fra gli esseri umani. Questa profonda saggezza, di cui il mondo è venuto a conoscenza sempre in modo superficiale, con i precetti di “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Non fare agli altri quello che odi”, è stata dimenticata dai più. Tuttavia non è perduta, è stata tramandata per generazioni ed è stata elaborata dai saggi ebrei della Kabbalah in molti testi come Il Libro dello Zohar e, più recentemente, negli scritti di Baal HaSulam. Oggi, quando viene presentata in forme pratiche moderne, riesce a far stare insieme ebrei e mussulmani in ogni caso in cui viene applicata allo scopo.

Il metodo di Abramo proviene dalla radice di entrambe le nazioni e quindi è l’unico modo per orientarsi verso la guarigione di questo antico conflitto familiare. Rabbi Kook scrisse sul futuro di questi rapporti che “l’amore fraterno di Esaù e Giacobbe, così come quello di Isacco e Ismaele, li avrebbe sollevati sopra tutte le calamità causate dal male e li avrebbe trasformati in luce e misericordia”(Igrot Haraia 1, 142).

Ho avuto il privilegio e la responsabilità di portare avanti questa saggezza e di trasmetterla ai molti miei studenti che già la applicano nei cerchi di discussione in tutta Israele.

Questi cerchi di discussione hanno avuto come potete vedere qui di volta in volta un grande successo nel radunare insieme ebrei e arabi. Questo successo può essere replicato e deve essere la base di qualsiasi processo di pace; perché la pace inizia con le persone, con l’educazione, col cambiamento di mentalità e di attitudine. Solo costruendo attentamente questa pace nelle nostre società possiamo aspettarci che le decisioni prese dai leader durino e portino buoni risultati nelle nostre vite.

Non dobbiamo cedere la terra o compromettere la sicurezza senza prima essere sicuri che un processo di educazione alla pace abbia realmente cambiato lo scenario dei cuori e delle menti delle persone. Questi dovrebbero essere gli insediamenti per cui combattere: insediamenti di amore e amicizia fra noi, la costruzione di ponti fra i nostri cuori. Solo allora saremo in grado di vivere le nostre vite nella felicità e nella sicurezza. Sì, Israele si deve difendere, ma deve anche combattere perché si verifichi questo tipo di cambiamento.

Previsioni per il 2017

Io credo che il mondo continuerà a premere ciecamente perché Israele prenda l’iniziativa. Anche se Trump potrebbe facilitare le cose per Israele, non dobbiamo pensare che ci si possa crogiolare sugli allori. Si deve continuare a cercare di creare la coesistenza fra ebrei e arabi che solo Israele può ottenere, sarà l’esempio, disperatamente necessario al mondo di come portare la pace in società conflittuali.

Se Israele riuscisse nell’intento di trovare questa soluzione alla radice del conflitto, avrebbe immediatamente successo. In ultima analisi, una Israele unita porrebbe fine alla guerra e al grande odio delle nazioni verso di essa, in quanto finalmente assumerebbe la posizione che le è stata destinata di leader spirituale del mondo, spianando la strada verso una pace duratura.

Alle nazioni dico: premete su Israele perché si unisca non perché si ritiri. Agli ebrei dico: non lasciatevi mettere fretta di prendere una posizione, unitevi al di sopra delle vostre differenze. Solo quando capirete di avere in mano la chiave e troverete il modo per creare la pace fra voi, questo conflitto e tutti gli altri saranno sanati.

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