Uniting Europe

Arabi ed Ebrei in un Cerchio di Connessione in Eilat, estate 2014

Esiste nulla di più umiliante che essere degradati al livello dei robot, e poi subire la tirannia per non essere in grado di svolgere il lavoro come fanno loro?

 

Il 21 dicembre 2016, il Prof. Victor Tan Chen ha pubblicato su The Atlantic, un’affascinante analisi sulla disoccupazione in America. Il Prof. Tan Chen ha giustamente osservato che la crisi che ha portato alla vittoria di Donald Trump è in realtà una crisi sul senso della vita, o come affermava: “Nella quotidianità americana, la principale fonte di significato è una competizione meritocratica che fa sentire inferiori coloro che lottano”. La vittoria di Trump deriva, in gran parte, proprio da quel senso di inferiorità. Non dobbiamo sottovalutare l’importanza del processo a cui stiamo assistendo; è l’inizio di una rivoluzione sociale inevitabile e irreversibile. Più in fretta capiremo questo, indirizzando correttamente le forze che guidano questa rivoluzione, e più piacevole e veloce sarà la transizione. La riluttanza a farlo avrà un effetto devastante negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Il cambiamento in corso

In molti modi, la storia dell’umanità è l’espressione dell’evoluzione dei desideri umani. Nelle caverne non eravamo fondamentalmente diversi da un branco di lupi. Abbiamo disegnato sulle pareti della caverna e probabilmente fatto dei rituali ma, in sostanza, tutto quello che volevamo era mantenere noi stessi e i nostri clan.

Eppure il seme della civiltà era già presente fra noi. L’arte e i rituali primitivi indicano che gli esseri umani erano destinati ad essere molto più che un’altra specie nella catena alimentare. I nostri desideri e le nostre aspirazioni non solo differiscono da quelle degli animali ma hanno continuato ad evolversi nel corso della storia.

Più crescevano i nostri desideri e più ci legavano insieme, soprattutto sfruttandoci a vicenda. Abbiamo creato strutture e classi sociali man mano che siamo diventati sedentari e abbiamo iniziato a vivere nei villaggi e nelle città. Inizialmente, ci siamo sfruttati gli uni con gli altri attraverso varie forme di schiavitù, ma quando la schiavitù è diventata meno conveniente rispetto alla tassazione, l’umanità si è costituita nel feudalesimo. In seguito, quando la produzione di massa ha indotto la rivoluzione industriale, ha avuto inizio il capitalismo.

Alla fine del XX secolo, il capitalismo ha dato il via alla forma più subdola e più meschina di sfruttamento: il Neoliberalismo. Questa forma di sfruttamento ci ha manipolato in modo tale da farci lavorare più ore rispetto ai nostri antenati schiavi, facendoci credere, tuttavia, di essere liberi, quando in realtà veniamo sfruttati da un piccolo gruppo di individui potenti che mantengono un’ambigua facciata di libertà e di democrazia. Il Prof. Tan Chen ha descritto come questo gruppo elitario porta avanti i propri interessi “attraverso attività di lobbying, credenziali e licenze”, negando ai “lavoratori comuni la possibilità di farlo”.

Nel corso degli anni, i desideri umani sono cresciuti così intensamente che siamo diventati egoisti fino al midollo. Oggigiorno, la maggior parte delle persone non è in grado di sostenere neanche le forme più elementari di relazione: con i figli e con i coniugi.

E peggio ancora, continua Tan Chen, “Come hanno sostenuto in molti, il progresso nel campo dell’intelligenza artificiale minaccia in un futuro molto vicino, una perdita netta di posti di lavoro (anche per la gente ben istruita)”. Senza la coesione sociale di base, senza la famiglia e senza una fonte affidabile di reddito, abbiamo la necessità di “rivedere in maniera più ampia questa cultura che fa sentire perdenti coloro che lottano”, ha concluso. In effetti, come ho detto all’inizio di questo articolo, ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione sociale inevitabile ed irreversibile. Ora dobbiamo determinare se tutto accadrà in maniera piacevole e con tranquillità, o dolorosamente e con violenza, come spesso accade durante le rivoluzioni.

Un’iniezione di sanità mentale nell’umanità

Per portare la società dal suo attuale e insostenibile modus operandi di sfruttamento, verso un paradigma più equilibrato e sostenibile, abbiamo bisogno di guardare non oltre la nostra storia: la storia del popolo ebraico. Nel Midrash Rabah, in Maimonide e in molte altre fonti, si racconta che Abramo il patriarca aveva scoperto il motivo per cui le persone si danneggiano a vicenda deliberatamente, mentre tutti gli altri elementi della natura si mantengono in armonia. Abramo scoprì che la natura umana è praticamente priva di bontà, o come dice il libro della Genesi (8,21): ” …..l’istinto del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza”. Ci sono voluti quasi 40 secoli per capirlo, ma ora sappiamo che Abramo aveva ragione.

Allo stesso tempo, Abramo aveva anche scoperto l’unico rimedio per curare la forza egoistica negativa nella nostra società. Aveva compreso che la natura mantiene l’equilibrio attraverso una forza di contrapposizione, una forza positiva di amore e di unione, che nell’umanità è assente. Pertanto, Abramo si sforzò di infondere questa forza opposta all’interno della società. Questo è il motivo per cui la caratteristica che meglio descrive Abramo è la misericordia. Di città in città e di villaggio in villaggio, Abramo e sua moglie Sara, vagando nel loro cammino verso Canaan, insegnarono che l’amore per gli altri e la gentilezza sono il rimedio per i mali della natura umana.

Eppure, nel corso delle generazioni mentre l’ego umano si sviluppava, l’insegnamento di Abramo è diventato insufficiente. Ma i suoi discendenti hanno ripreso le basi del suo insegnamento e lo hanno adattato ai loro tempi, così il metodo per instillare l’amore e l’unione fra le persone si è evoluto.

Infine, è stato ideato un metodo approfondito di educazione. Quando gli antichi ebrei lo hanno adottato e sperimentato su loro stessi, sono diventati una nazione. Il loro motto “Ama il prossimo tuo come te stesso” è diventato l’obiettivo finale della loro educazione e l’apice dell’evoluzione umana. La realizzazione di questo amore indica che la forza negativa dell’egoismo si è bilanciata con la forza positiva di amore per gli altri in maniera completa. Questo è il motivo per cui abbiamo costituito la nostra nazione solo dopo esserci impegnati ad essere “Come un solo uomo con un solo cuore”.

Il popolo di Israele ha passato periodi di separazione e odio e periodi di connessione e amore. Tuttavia, questo faceva parte del nostro sviluppo; avevamo bisogno di un ego che cresceva come incentivo per migliorare il nostro amore reciproco. Questo è il motivo per cui il re Salomone ha scritto (Proverbi 10:12): “L’odio provoca liti, ma l’amore copre tutte le colpe”. I primi ebrei hanno scoperto una profonda verità: l’ego è la forza trainante dello sviluppo, ma ci ucciderà se non lo copriremo con l’amore.

Nonostante il nostro metodo di educazione, duemila anni fa siamo cresciuti in modo così egoistico da non riuscire a coprire il nostro egoismo con l’amore e siamo diventati come il resto del mondo, egoisti fino al midollo. Tutto quello che è rimasto è un ricordo della nostra unione, ormai sepolto in profondità dentro di noi e il motto di amore per gli altri lo abbiamo lasciato in eredità alle nazioni. Il Cristianesimo ha interpretato questo motto come “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro” (Matteo 7:12). Nel Muhammad, allo stesso modo, è scritto: “Nessuno di voi crede veramente fino a che non desidera per il fratello ciò che desidera per se stesso” (da Le Quaranta Hadith del Nawawi).

Eppure, abbiamo lasciato in eredità solo le parole, senza un metodo per la loro attuazione, cioè il metodo di educazione che aiutò i nostri antenati ad unirsi al di sopra del proprio ego. Di conseguenza, questo bellissimo motto è diventato uno slogan vuoto che nessuno crede sia possibile realizzare. Oggi, prima che l’ego faccia precipitare l’umanità nel baratro, dobbiamo immettere nel mondo questa forza positiva con cui Abramo aveva nutrito la nostra nazione e il nostro mondo, per salvarci da noi stessi. Ora dobbiamo rilanciare quell’educazione che già una volta ha portato alla nostra unione.

Imparare ad unirci

Per poter ripensare ai nostri valori, dobbiamo prima stabilizzare la società. Come ho scritto precedentemente e come molti altri hanno già detto, il primo passo è la rivoluzione del mercato del lavoro o, più precisamente, la cancellazione dei posti di lavoro. Nei prossimi anni, le macchine automatizzate sostituiranno milioni di persone. Per queste persone sarà sempre più difficile trovare un nuovo posto di lavoro, poiché l’intero mercato del lavoro attraverserà la stessa fase di cambiamento. I robot stanno sostituendo le persone non solo nei posti di lavoro legati alla produzione, ma anche nei servizi, come nelle banche, nell’assistenza legale e nei supermercati. Questo processo non lascerà ai governi altra scelta, se non quella di mantenere le persone con una sorta di reddito di base. Alcuni paesi lo stanno già sperimentando e ci sono buone probabilità di vedere iniziare molti altri progetti di questo tipo, dato che sempre più persone rimangono senza lavoro in modo permanente.

Uno dei maggiori problemi dovuti al fatto che il mercato del lavoro sia in costante calo, è che il nostro lavoro definisce chi siamo. Come il Prof. Tan Chen ha riportato nella sua analisi: “Quando altre fonti di significato sono difficili da trovare, coloro che lottano nell’economia moderna possono perdere il senso di autostima”. Quando milioni di persone si sentono inutili e senza speranza è inevitabile che la violenza scoppi su vasta scala. Anche un lavoro noioso è meglio di niente, o come ha espresso lo scrittore di economia Derek Thompson: “Il paradosso del lavoro è che molte persone odiano la propria occupazione, ma sono molto più infelici a non fare nulla”.

Si scopre così che dare un reddito di base ai disoccupati è solo metà della cura. L’altra metà è un impegno significativo che vada a sostituire il lavoro in quanto nostra fonte di autostima. A questo punto entra in gioco l’antica educazione alla connessione degli ebrei. Quando i legami sociali delle persone sono significativi e positivi, tutti si sentono utili e felici. Se le persone impareranno a connettersi, non avranno bisogno nemmeno di un lavoro noioso per sostenere la propria autostima, perché trarranno beneficio dalla connessione con le altre persone.

In realtà, se si considera questo, ossia che una macchina può fare quello che posso fare io, allora io sono bravo come una macchina. Esiste nulla di più umiliante che essere degradati al livello dei robot, e poi subire la tirannia per non essere in grado di svolgere il lavoro come fanno loro? L’unica cosa che dovremmo fare, che è poi l’unica nella quale le macchine non saranno mai in grado di sostituirci, è connetterci fra noi e provvedere alla felicità gli uni degli altri, ma la felicità quella vera, quella che deriva dall’amore e dall’amicizia.

Attualmente, il metodo per valutarci è distorto. Se una donna può sposare un robot che ha stampato da sola in 3D sostenendo che non vi è nulla di strano in questo, allora abbiamo bisogno di imparare nuovamente il significato della vera connessione.

Nel cerchio

Il libro Likutey Halachot (Regole assortite) ci racconta che: “L’essenza della vitalità, dell’esistenza e della correzione della creazione viene messa in pratica da persone di opinioni diverse che si mescolano insieme in amore, in unione e in pace”. Come ho detto in precedenza, l’uso dell’ego in modo corretto diventerà un trampolino di lancio che ci innalzerà. Quando ci sforziamo per unirci al di sopra delle nostre differenze, usiamo quella forza positiva in movimento scoperta da Abramo. Questa forza ci connette e ci permette di sperimentare la reale potenza della connessione umana.

Se l’ego è la chiave del nostro successo, lo stesso vale per il trascenderlo. I miei studenti di tutto il mondo conducono quelli che hanno definito come “cerchi di connessione”. Estranei, persone di diversa provenienza e persone che sono attualmente coinvolte in conflitti attivi, in questi cerchi, imparano a prendersi cura gli uni degli altri in modi che non hanno mai creduto possibili. L’idea di un cerchio viene usata per indicare che tutti sono uguali. In questo modo nessuno domina, nessuno impone la propria opinione e tutti ascoltano gli altri. L’obiettivo del cerchio è quello di cercare di connettersi, non quello di avere successo, ma semplicemente sforzarsi a connetterci. Poiché l’ego dei partecipanti si frappone fra loro, i tentativi e gli sforzi per elevarsi al di sopra di esso evocano la forza positiva che crea apparentemente dal nulla il calore e l’affinità, come dimostra il link qui sopra, questa clip e quest’altra (quest’ultima è in ebraico, assicurarsi che l’opzione sottotitoli sia accesa).

I membri del Movimento Arvut (Garanzia Reciproca) hanno sperimentato in numerosi luoghi e circostanze i cerchi e altri metodi di connessione al di sopra dell’ego. L’esercizio alla connessione è il mezzo fondamentale in questa forma di educazione. Per una buona educazione alla connessione, sono necessari due elementi: l’ego (e ne abbiamo un sacco) e il desiderio di trascenderlo.

La Mishnah (Masechet Avot) ci dice: “Fate che il vostro desiderio sia come il suo, in modo che egli farà in modo che il suo desiderio sia come il vostro”. Questa è l’ultima espressione della connessione: quando ci preoccupiamo tanto per un’altra persona affinché ciò che quella persona vuole diventa più importante del nostro desiderio. Pensate ad una madre che si adopera per soddisfare il suo bambino. Qualunque cosa desideri il bambino diventa più importante di quello che lei desidera per sé. Se ci esercitiamo ad agire in questo modo, reciprocamente verso l’altro, trarremo tanta di quella forza positiva che trasformerà la nostra società dal profondo.

La professione dell’umanità

Impegnarsi in questo tipo di connessioni garantirà il nostro futuro. Innanzitutto, questo è l’unico lavoro che le macchine non saranno mai in grado di fare. In secondo luogo, poniamo i nostri valori, in quanto esseri umani, sulle connessioni piuttosto che sulle occupazioni o sui possedimenti.

Le persone che si impegneranno nella connessione, non lavoreranno per la corruzione. Come risultato di questo impegno, ridurremo le tensioni sociali, mentre la violenza, la depressione e l’abuso di sostanze diventeranno solo un triste ricordo, dato che non vi sarà più frustrazione da sfogare o reprimere.

L’umanità avrà, inoltre, bisogno di molti “connettori professionali”. Considerando il fatto che un cerchio è composto da circa dieci persone e un mediatore, molte persone saranno impegnate come istruttori in questa nuova formazione. Dal momento che il reddito di base sarà dato a tutti, le persone saranno giudicate per il loro contributo alla società piuttosto che per la loro ricchezza. Di conseguenza, gli istruttori dei cerchi di connessione potranno godere di uno status sociale elevato, rendendo il nuovo “lavoro” una posizione ambita.

Così avviene il cambiamento. L’umanità ha raggiunto la fase finale della sua evoluzione: convergere i desideri in un’unica entità unificata. Prima incominceremo a connetterci, meglio ci sentiremo. Il declino sociale e la disoccupazione in corso ci portano all’inevitabile conclusione che dobbiamo rivedere i nostri valori in questo mondo e dobbiamo imparare di nuovo ciò che significa essere un essere umano, invece di un robot che fa funzionare una macchina. Sono convinto che se avremo il coraggio di fare il primo passo verso la nostra rieducazione alla connessione come facevano i nostri antenati, saremo orgogliosi di averlo fatto.

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