Uniting Europe

I cerchi di connessione del Movimento Arvut, nei quali le persone di tutte le provenienze ed opinioni, si siedono insieme trovando un’unione che non potevano neanche sognare.

Quando ci uniremo e vivremo veramente l’essenza del popolo di Israele, coprendo il nostro odio con l’amore, allora meriteremo questa terra.

 

L’attacco del camion omicida avvenuto lo scorso 8 gennaio a Gerusalemme, la convinzione del sergente Elor Azaria, i persistenti litigi fra noi sui social media sotto la crescente pressione dall’esterno, di cui l’ultimo esempio è il sostegno degli Stati Uniti alla risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU contro gli insediamenti israeliani, ci dicono una cosa: dobbiamo unirci. Sabato sera, migliaia di israeliani si sono riuniti a Rabin Square per una manifestazione a favore dell’unione. Ma fino a quando ci fermeremo all’apparenza, non arriveremo da nessuna parte.

L’evento a Rabin Square è stato promosso tramite un post, pubblicato su Facebook dal capitano Ziv Shilon. Il post esprimeva la necessità di unione e solidarietà, e le persone hanno partecipato all’evento solo con questo scopo. Uno dei partecipanti ha parlato ad un giornalista del movimento Arvut (garanzia reciproca) affermando: “Noi tutti comprendiamo che qualcosa sta provocando la nostra disgregazione, dobbiamo fermare questo tsunami”.

Ogni iniziativa a favore dell’unione è benvenuta, perché promuove la ragione stessa della nostra esistenza come nazione ebraica. Rav Kook scrisse “In Israele vi è il segreto dell’unione del mondo” (Orot Kodesh). L’unione è nel nostro DNA, anche se raramente ne siamo consapevoli. Spesso, purtroppo, serve un evento tragico a ricordarcelo. Forse per questo un altro partecipante alla manifestazione ha detto all’intervistatore del movimento Arvut, che ha trasmesso l’evento in diretta su Facebook: “Ama il prossimo tuo come te stesso è qualcosa di interiore e di profondo che manca nella società odierna, eventi come quello di oggi connettono tutti al di sopra delle diverse opinioni e facce, ci uniscono tutti ad un livello molto profondo”.

Non siamo nuovi a raduni di persone con “diverse opinioni e facce”. Quasi 4.000 anni fa, il nostro patriarca Abramo ci riunì per la prima volta e ci condusse verso la Terra di Israele. Come accade oggi, la società di Abramo in Babilonia fu distrutta dall’alienazione e dalle conquiste umane. Il libro Pirkey de Rabbi Elazar racconta dei babilonesi che “Ognuno di loro voleva parlare la lingua dell’altro ma nessuno di la conosceva, così tutti presero la spada e si combatterono a vicenda; metà dell’umanità fu massacrata lì”. Gli antichi ebrei provengono da varie tribù e nazionalità. Sfuggendo alla disunione nelle loro tribù, si unirono ad Abramo, il quale insegnò loro l’unione e l’amore per gli altri, quelle caratteristiche che infine ci resero una nazione. Oggi, dopo due millenni durante i quali abbiamo abbandonato questo bene così prezioso, dobbiamo ritornare alle nostre radici e ripristinare la nostra unione.

Nel corso degli anni, Abramo e i suoi discendenti svilupparono un metodo di connessione che ha permesso ai loro discepoli di trascendere l’egoismo che si frapponeva fra loro, gettando un ponte d’amore. Più elevata divenne la soglia dell’egoismo, più alto fu il ponte che ci costruirono sopra. Il libro Likutey Etzot (Consigli Assortiti) scrive: “L’essenza della pace è connettere due opposti. Quindi, non vi allarmate se litigate con una persona con opinioni completamente opposte alle vostre e pensate che non sarete mai in grado di fare la pace con lei. Inoltre, quando vedete discutere due persone completamente opposte l’una all’altra, non pensate che sia impossibile che esse facciano la pace. Al contrario, l’essenza della pace è cercare di metter pace fra due opposti”. Re Salomone ha giustamente sintetizzato questo atteggiamento nel suo proverbio “L’odio provoca litigi, ma l’amore copre tutte le colpe” (Proverbi 10:12).

Oggi è evidente che la forza propulsiva dell’umanità sia l’ego. L’ego ci ha dato la tecnologia, la medicina e le comunicazioni, ma ha portato anche l’inquinamento, la violenza e l’alienazione. Alla fine l’ego sta usando per scopi negativi tutte le cose buone che ha creato, al punto da mettere in pericolo su più fronti l’esistenza del nostro mondo, lasciandoci indifesi e senza speranza.

Questo è il motivo per cui il principio di Abramo di coprire l’ego con l’amore oggi è cruciale, poiché sostiene che il tentativo di porre rimedio ai risultati sbagliati dell’ego fosse senza speranza sin dall’inizio. Invece, dobbiamo guarire l’agente patogeno: l’ego stesso. L’ego, come ogni altro carburante, può bruciarci o scaldarci, abbiamo solo bisogno di sapere come usarlo correttamente.

Per coprire l’ego con l’amore, come diceva Re Salomone, gli antichi Israeliti svilupparono un metodo di comunicazione interpersonale; da qui è nata la forza positiva che combatte gli effetti negativi dell’ego. In realtà è stato un gentile ad aver ideato per primo il metodo. Il libro dell’Esodo (Capitolo 18) ci racconta che Jethro, sacerdote di Madian, consigliò a Mosè di organizzare la nazione in gruppi di dieci che avrebbero lavorato sulla loro unione, senza che Mosè dovesse spiegare all’intera nazione come andare d’accordo. Questi gruppi sono poi stati uniti in gruppi sempre più grandi, finché l’intera nazione fu formata da gruppi di dieci tutti uniti fra loro, aderendo al principio fondamentale che Mosè aveva insegnato: la legge di essere “Come un solo uomo con un solo cuore”.

Il principio di unirsi al di sopra dell’ego è, purtroppo, in gran parte assente in quasi tutte le fazioni della società israeliana e nella comunità ebraica mondiale. Nei tempi antichi questa mancanza di unione sfociò in un odio talmente feroce da causare lotte di ebrei contro ebrei, nel periodo della dominazione greca in Israele e, alla fine, portò l’esercito romano a Gerusalemme, il cui Tempio fu distrutto da Tiberio Giulio Alessandro, egli stesso ebreo, il cui padre aveva rivestito d’oro le porte del Tempio. Come dice il grande Maharal di Praga in Netzah Israel: “Il Tempio fu distrutto a causa dell’odio infondato, perché i loro cuori erano divisi e non erano degni del Tempio che rappresenta l’unificazione di Israele”.

Fino ad oggi, non si è attenuato questo sinat hinam (odio senza fondamento), e così come causò la nostra distruzione duemila anni fa, potrebbe causare la nostra rovina adesso. Come ha testimoniato un uomo all’intervistatore che trasmetteva per il canale Arvut: “Grandi imperi sono caduti per mancanza di unione. Qui noi abbiamo nemici tutt’intorno; esiste l’odio per gli ebrei, l’odio per Israele e ora ci stiamo odiando a vicenda? Se continueremo così, questo sarà l’inizio della nostra fine”.

Un atteggiamento proattivo

L’unico modo in cui Israele e il popolo ebraico possono affrontare le sfide che hanno davanti trionfando, é ripristinare l’unione fra gli Ebrei. “I Cerchi di Connessione” del Movimento Arvut, all’interno dei quali la gente di ogni estrazione e opinione siede insieme e trova l’unione che non avrebbe mai sognato, sono una delle tante soluzioni disponibili. Tuttavia, ciò che realmente conta è che tuti noi ricordiamo che i nostri egoismi non esistono perché combattiamo l’uno contro l’altro, esistono per essere le fondamenta dei ponti che costruiremo fra noi.

È scritto nel libro Likutey Halachot (Regole Assortite): “L’essenza della vitalità, dell’esistenza e della correzione nella creazione, vengono raggiunte da persone di diverse opinioni che si uniscono insieme con amore, unione e pace”. Come spesso mi ricordava il mio maestro, il grande kabbalista Rav Baruch Shalom Ashlag (il RABASH): “L’amore è un animale che si nutre di concessioni reciproche”.

Se vogliamo garantire il nostro futuro qui in Israele, dobbiamo costruire il nostro paese e la nostra nazione sulla base dell’amore che copre il nostro ego. La nostra nazione si è formata quando abbiamo deciso di unirci come un solo cuore e si è disintegrata quando quel cuore è stato spezzato dall’odio infondato. David Ben Gurion aveva ragione quando in Revolution of the Spirit (La rivoluzione dello spirito), scrisse in merito al comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”: “Con queste parole si è formata l’umana, eterna legge del Giudaismo… Lo Stato di Israele meriterà il suo nome solo se la sua politica sociale, economica interna ed esterna sarà basata su queste parole eterne”. Il padre del mio insegnante, Rav Yehuda Ashlag, noto come il Baal HaSulam per il suo Sulam (La Scala), commentario al Libro dello Zohar, scrisse: “Ci è stata data la terra ma non l’abbiamo meritata” (“Discorso per il completamento dello Zohar). Meriteremo questa terra quando ci uniremo e vivremo veramente l’essenza del popolo israeliano, coprendo con l’amore il nostro odio.

Che ci piaccia o no, e di solito quello che sto per dire non piace a nessuno, noi Ebrei siamo il popolo eletto. Ma non siamo stati scelti per essere superiori a qualcuno; siamo stati scelti per dare l’esempio, mostrando che ci possiamo unire al di sopra del nostro odio e perciò diventare “Una luce per le nazioni”. Il mondo non legittimerà la nostra esistenza in Israele o in qualsiasi altra parte del mondo fino a quando eviteremo di unirci, poiché ci incolperà di tutti i problemi del mondo proprio come fece Hitler. La crescente popolarità del Mein Kampf non è un caso. Nessuno sa quanto tempo abbiamo ancora per restare qui, ma il fatto che ormai solo gli Stati Uniti si frappongono fra noi e la risoluzione dell’ONU per annientare lo stato di Israele, ci dimostra che abbiamo i giorni contati.

Al conflitto arabo-israeliano non esiste una soluzione politica, né ci sarà alcuna soluzione prima della nostra unione. Quando lo faremo, nessuno potrà dire che non apparteniamo ad Israele. Io non sono né a favore né contro alcuna opinione politica, perché so che qualsiasi opinione, per definizione, cerca di dimostrare la propria superiorità e l’inferiorità delle altre. Ma dato che tutte sconsigliano l’unione e promuovono l’odio, dal mio punto di vista sono sbagliate. Nessuna opinione politica può essere giusta se crea separazione. Questo, per me, è l’unico concetto che conta.

È scritto nel libro Maor VaShemesh: “Le prime difese contro le calamità sono l’amore e l’unione. Quando ci sono amore, unione e amicizia verso gli altri, in Israele, nessuna calamità si può abbattere su di loro”. Nel suo saggio L’Arvut (garanzia reciproca), il Baal HaSulam scrisse che la nostra unione non era solo per il nostro bene, ma per il bene del mondo intero. Interpretando le parole di RASHI che ai piedi del Monte Sinai Israele era “Come un solo uomo con un solo cuore”, il Baal HaSulam scrisse che “Ogni persona della nazione si allontanò completamente dall’amor proprio e volle solo il bene dell’amico. …Per questo motivo, la nazione di Israele fu costruita come una porta [per] tutto il genere umano nel mondo… finché si sviluppano a tal punto da poter cogliere la piacevolezza e la tranquillità dell’amore per gli altri”.

Il 2017 sarà un anno fatidico. Durante questo anno decideremo se unirci e costruire un buon futuro per la nazione e per il mondo, oppure scontrarci e portare noi e il mondo sul sentiero dell’odio.

Come nota a margine, vorrei aggiungere che sono felice ma anche preoccupato per l’avvicinarsi dell’insediamento di Donald Trump. Temo che il suo trattamento di favore verso Israele possa diminuire la spinta di ebrei e israeliani a svolgere il proprio compito, più di quanto sarebbe avvenuto con un presidente ostile in carica.

La mia preoccupazione è che l’autocompiacimento ci renderà sordi e bloccherà i nostri cuori. Pertanto, insieme alla linea di Trump favorevole ad Israele, dobbiamo aggiungere il riconoscimento del ruolo di Israele nel mondo, che è, ancora una volta, essere un esempio di unione per tutto il nostro mondo tormentato dai conflitti e dall’odio. Per concludere, vorrei citare il grande Rav Kook che scrisse: “Visto che siamo stati rovinati dall’odio infondato e il mondo è stato rovinato con noi, saremo ricostruiti dall’amore infondato e il mondo sarà ricostruito con noi” (Orot Kodesh [Luci Sacre]).

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