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Capire cosa c’è alla base delle nostre illusioni più intime potrebbe aiutarci a trovare le risposte alle tante menzogne che ci sono state raccontate nel 2016.

 

Lo scorso anno molti di noi hanno iniziato a vedere molto più chiaramente oltre le menzogne che hanno distorto per tanto tempo la nostra visione della realtà. Il dibattito pubblico sulle bugie raccontate dalla democrazia liberale, dai politici e dalla nostra cultura, ci ha permesso di vedere la nostra realtà per ciò che è veramente.

Il neo presidente Trump è stato accusato di portare l’arte della menzogna ad un livello completamente nuovo ma, in realtà, egli ha semplicemente lasciato cadere il sipario della finta onestà dietro al quale tutti gli altri politici si sono sempre nascosti e, in questo senso, si è dimostrato davvero più onesto degli altri.

Forse la più grande pretesa di mascherare la propria falsa onestà, è stata quella del presidente uscente Barack Obama, dietro alla quale si nascondeva la grande ingiustizia e i danni inflitti all’America e al mondo. Obama rappresenta la fine del neoliberismo che ci ha tenuti prigionieri in una cultura “politicamente corretta” che oscurava l’entità della vera separazione, dell’intolleranza e dell’odio covato sotto la superficie.

Ovunque si guardi, ci sono bugie che sono state scoperte. Notizie false con la risonanza dei media e i social che hanno creato false realtà, sono solo alcuni dei fenomeni scandalosi ai quali abbiamo assistito quest’anno.

Viviamo in un’epoca che ha scoperto la verità sulla cultura dell’egoismo. Questo è davvero un passo in avanti, poiché solo il vedere il problema può aiutarci a cominciare a risolverlo. Farlo è di vitale importanza, non solo perché l’egoismo ci ha danneggiati a livello sociale nazionale, ma perché ha influenzato il livello più personale della nostra felicità e della capacità di scoprire il senso della nostra vita.

La verità a proposito della felicità

Nei rapporti su quanto è accaduto nel 2016 si utilizzano una grande quantità di termini desolanti. Alcune valutazioni cercano conforto nel paragone con altri periodi della storia “persino più” bui e deprimenti, molti lo hanno chiamato “l’anno peggiore di sempre”. Eppure, un sondaggio condotto dall’Ipsos ha rivelato che una gran parte degli americani si considerava ancora felice nel 2016 o, per lo meno, è questo quello che hanno raccontato. Altri sondaggi rivelano il “principio generale che la gente si sente più felice di quanto non potrebbe mai essere”.

Con tutti gli sforzi che gli americani hanno impiegato nel dare la caccia alla felicità, non sono però diventati più felici. I rapporti mostrano che negli ultimi dieci anni, in realtà, gli americani sono diventati sempre più infelici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli Stati Uniti sono uno dei paesi più depressi al mondo.

Alcuni studi suggeriscono che la percentuale degli americani che riporta sensazioni croniche di solitudine è aumentata notevolmente negli ultimi decenni, dall’11% del 1970 al 20% del 1980, fino al 40% del 2010. Non estranea alla solitudine, la cultura americana è anche afflitta dall’ansia. Il problema dell’ansia è il più comune disturbo mentale negli Stati Uniti, e colpisce 40 milioni di americani maggiorenni, in pratica il 18% della popolazione.

Ma quello che può dirci di più sulla verità dietro alla propensione a dichiararsi felici è la dipendenza dagli oppiacei che regna in America, unita all’abuso di eroina e di farmaci. Quasi il 60% degli americani (la percentuale più alta di sempre), si fa prescrivere droghe dal proprio medico. Per molti, i farmaci sono il mezzo per sentirsi felici e dimenticare i propri problemi. Purtroppo, questo percorso si è rivelato mortale, con 1 americano su 10 che riferisce di avere un parente o un amico morto per abuso di antidolorifici.

Cosa ci sta accadendo?

Anche se vengono elencate svariate cause per l’infelicità così diffusa nella cultura occidentale, tutto gira attorno ad un problema fondamentale: basiamo il significato della vita su cose transitorie e questo ci causa sofferenza.

La società americana è nota per l’ambizione di voler conseguire e puntare sul successo materiale. Queste tendenze possono anche essere inquadrate come il risultato del desiderio egoistico di aumentare la nostra autostima, raggiungendo il vertice prima degli altri. Come dice Victor Tan Chen nel suo articolo su The Atlantic: “La principale fonte di significato nella vita americana è una competizione meritocratica che fa sentire inferiori quelli che lottano… e quando è difficile trovare altre fonti di significato, quelli che lottano nell’economia moderna possono perdere il senso di autostima”.

L’accento sull’importanza di fare carriera ha creato la cultura del superlavoro, dove anche le politiche che mirano a creare l’equilibrio nella vita lavorativa non possono impedire alla gente di lavorare in modo stressante e di saltare le vacanze. Unendo questo ai rapporti che mostrano che la maggior parte degli americani non è realmente felice al lavoro, si ottiene una nazione in cui quelli che non hanno lavoro sono infelici, ma tanto lo sono anche quelli che lo hanno.

Impostare la propria felicità ed autostima sul successo di una carriera competitiva non è un problema solo perché crea una cultura di “vincitori e perdenti”, ma anche perché effettivamente non porta mai nessuno al traguardo tanto ambito. Una ben nota ricerca di questi ultimi anni mostra che la felicità è fortemente influenzata dal tempo trascorso in famiglia e con gli amici, e non dal miglioramento della propria situazione finanziaria. Tuttavia, recenti notizie mostrano che nel 2016 eravamo ancora molto legati al concetto che i soldi sono il mezzo principale per raggiungere la felicità.

Per fortuna (o forse no), il lavoro non distoglierà a lungo la nostra attenzione da ciò che è veramente importante. Con i robot che gradualmente toglieranno il lavoro a molte persone, la ricerca sul senso della nostra vita dovrà trovare una via diversa dall’attuale corsa al lavoro.

La domanda sul senso della vita

La competizione indotta dalla nostra cultura egoistica non solo ha dimostrato che rende la felicità un obiettivo sfuggente, e lo diventerà sempre più appena il lavoro sarà obsoleto, ma ci ha anche portato al punto che la motivazione per la vita stessa sta scemando.

In noi cominceranno a sorgere domande più profonde nel momento in cui saremo sempre meno entusiasti delle opzioni che la nostra società ha da offrirci come mezzo di realizzazione di noi stessi, e saremo stanchi di rincorrere sogni artificiali, appartati con i nostri smartphone e le nostre ansie.

Alla radice dell’attuale epidemia di depressione ci sono le domande sul senso della vita. E anche se queste domande non vengono poste esplicitamente, sono la causa della pesantezza e della difficoltà che sentiamo quando dobbiamo alzarci dal letto al mattino. Spesso le mettiamo da parte perché pensiamo di non avere una risposta, ma in qualche posto dentro di noi sappiamo che queste sono domande che provengono da uno stato superiore dell’essere umano, un qualche livello più elevato a cui aspiriamo. Queste sono le domande che ci rendono umani, soprattutto, sono domande che nessun robot può porsi.

Festeggiamo la nostra umanità!

Il genere di domande che sorge oggi è di tipo esistenziale e noi dobbiamo studiare il mondo in cui viviamo per trovarvi una risposta. Queste domande richiedono una profonda conoscenza della natura, della forza intelligente che guida tutta la vita, e del nostro ruolo speciale al suo interno. La natura è molto di più di quello che vediamo durante le escursioni nei boschi! È tutto ciò che vediamo, sentiamo e percepiamo intorno a noi ed oltre.

Gli scienziati hanno appena iniziato a scoprire la complessità del nostro mondo. Sappiamo già che è rotondo e totalmente interconnesso in un sistema di simbiosi e mutua reciprocità. Più lo scopriamo, più osserviamo la sua incredibile saggezza, con leggi assolute che determinano l’evoluzione a livello inanimato, vegetale, animale e umano.

Lo stato attuale della nostra cultura basata sulla competizione spietata è diametralmente opposto all’armonia complementare della natura. Non è una coincidenza quindi, che stiamo andando verso il collasso. L’unica possibilità di salvarci è cambiare direzione.

Completare il cerchio

Nei sistemi naturali come il corpo, ad esempio, ogni organo è speciale ed importante, fornisce un servizio unico all’insieme, e senza questo contributo il resto del corpo non sarebbe in equilibrio. Allo stesso modo, dobbiamo capire che ognuno di noi ha il suo personale scopo e un contributo unico da offrire alla società, che integra tutti gli altri.

Quando ci uniformeremo a questa comprensione acquisita, che la via da seguire passa attraverso il miglioramento delle relazioni, scopriremo anche la nostra realizzazione. Ma, per farlo, dovremo spostare la nostra attenzione dall’autostima ad ogni costo, anche e soprattutto a spese degli altri, per desiderare di realizzarci portando beneficio agli altri, proprio come una madre che ama donare al suo bambino tutto ciò che lui vuole. Un tale cambiamento di atteggiamento tuttavia, non avviene in modo naturale.

I saggi ebrei hanno sviluppato per millenni il metodo per imparare a realizzare “Ama il tuo amico come te stesso”. Nel libro Likutey Halachot (Regole Assortite), è scritto: “L’essenza della vitalità, dell’esistenza e della correzione della creazione si ottengono da persone di diverse opinioni che si mescolano insieme in amore, unione e pace”.

Questi saggi compresero che le nostre differenze individuali sono elementi necessari per la connessione e non devono essere eliminate. Nella connessione corretta, quella che avviene al di sopra delle nostre differenze, noi creiamo qualcosa di nuovo e di migliore, in cui ognuno contribuisce all’insieme con la sua parte unica.

In tutto il mondo, i miei studenti conducono quelli che chiamano “Cerchi di Connessione” che sono basati su questa saggezza profonda. Persone estranee di diverse estrazioni, opinioni e tipologie, creano in questi cerchi un ambiente in cui si completano l’uno con l’altro, mentre trovano anche il modo per esprimere la loro personalità. In questi cerchi, tutti sono uguali, nessuno impone la sua opinione agli altri e tutti ascoltano. Lo scopo è l’unificazione, senza bisogno di convincere gli altri o di arrivare ad un obiettivo predeterminato, ma semplicemente impegnandosi per la connessione. Quando insorgono differenze o rancori, questi vengono usati come mezzo per elevarsi al di sopra della separazione e creare una connessione ancora più forte di prima.

Impariamo ad unirci

Anche se sappiamo che la nostra felicità dipende dalla qualità delle nostre relazioni, i valori sociali attuali e le abitudini ci impediscono di seguire questa saggezza. Nel frattempo ci sentiamo costretti a continuare a vivere la menzogna del paradigma materialista della nostra cultura.

Sono necessari metodi pratici come i Cerchi di Connessione menzionati pocanzi, per ridefinire le attuali priorità sbagliate in altre che consentano a ciascuno di noi di trovare la sua vera vocazione nel mondo e di concentrarsi su ciò che produce realmente una felicità duratura.

È possibile che la crisi occupazionale prevista da molti ci spingerà al cambiamento, ma possiamo già cominciare a curare le nostre culture e le nostre anime che sono così affamate di significato, senza aspettare che i robot ci costringano a sviluppare la nostra umanità.

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