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Thomas Friedman: “Vedremo una nuova serie di impieghi e industrie basate sul cuore e sul creare la connessione fra le persone”. Thomas Friedman del New York Times al Tucker Carlson Tonight show.

È sorprendente scoprire che l’opposto della dipendenza non è la sobrietà ma la connessione umana.

 

Johann Hari è un giornalista e scrittore, la cui vita, così come quella della sua famiglia, è stata influenzata dalla tossicodipendenza. Questa triste storia lo ha spinto tuttavia ad intraprendere una ricerca personale per trovare delle risposte, e ciò che ha scoperto potrebbe essere utile a molti. Oggigiorno l’abuso di sostanze è divenuto ormai un’epidemia che ogni anno uccide decine di migliaia di persone, e questo solo negli Stati Uniti; trovare quindi le cause che portano alla dipendenza e le soluzioni per uscirne è una necessità impellente in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti.

Come in una gabbia

In un’affascinante articolo pubblicato da The Huffington Post, il signor Hari ha descritto in maniera dettagliata la sua scoperta su ciò che si cela dietro le dipendenze e sul come si possa porvi la parola fine. Hari ha scoperto che la teoria iniziale che spiega la tossicodipendenza è stata sviluppata attraverso esperimenti su alcuni topi messi in gabbia con due bottiglie di acqua: una con acqua normale, l’altra con acqua addizionata di eroina. I topi all’inizio bevevano da entrambe le bottiglie, ma dopo svariate volte divennero dipendenti dall’eroina. Bevevano solo dalla bottiglia con l’eroina, fino a che non morivano.

Il problema, come descritto da Hari nel suo articolo, era che i topi erano stati messi in gabbia da soli, mentre è ben noto che sono animali sociali, proprio come noi. Bruce Alexander, professore di Psicologia a Vancouver, ha deciso di verificare se la teoria di Hari sulla dipendenza potesse essere convalidata in circostanze diverse. Ha quindi condotto lo stesso esperimento con le due bottiglie mettendo però i topi in una gabbia descritta da Hari come un “Parco giochi per topi”, piena di “palle colorate, il miglior cibo per roditori, gallerie nelle quali i topi potessero zampettare e tanti amici: insomma tutto quello che un qualsiasi topo di città potrebbe mai desiderare”.

Come in precedenza, i topi hanno provato entrambe le bottiglie, ma questa volta difficilmente sono tornati all’acqua drogata e nessuno di loro ne è diventato dipendente. In conclusione, Hari ha scritto che “mentre tutti i topi tenuti in solitudine bevevano quasi esclusivamente l’acqua addizionata con eroina, ciò non è accaduto a quelli che si sono trovati in un ambiente felice”.

Ancora più sorprendenti delle conclusioni di Hari sulla dipendenza dei topi, sono state quelle riguardo la dipendenza degli esseri umani. Hari ha scoperto alcuni dati che rivelano come i pazienti ospedalizzati che ricevono enormi quantità di antidolorifici a base di oppio, raramente ne diventano dipendenti. Lo stesso è accaduto ai soldati durante la guerra del Vietnam. Mentre si trovavano in guerra, solo il venti per cento era diventato dipendente da eroina. Ma al loro ritorno, avevano semplicemente smesso di usarla, senza la necessità di alcun programma di riabilitazione. Proprio come i topi, una volta che la gente torna in un ambiente amorevole che li sostiene, smette di usare droghe, semplicemente perché non ne ha più bisogno. In conclusione, Hari ha dichiarato che “L’opposto della dipendenza non è la sobrietà, ma la connessione umana”.

Ci siamo rinchiusi nella gabbia sbagliata

La mancanza di connessione umana ha più effetti negativi della tossicodipendenza poiché provoca o aggrava quei problemi di salute fisica e mentale, e che se si potesse debellare si potrebbe quasi eliminare il ricorso all’assistenza sanitaria. In un’intervista rilasciata al canale 2 in Israele, Thomas Friedman del New York Times ha detto che recentemente ha posto la seguente domanda al chirurgo Vivek Murthy: “Qual è la malattia più diffusa in America fra il cancro, il diabete e le malattie cardiache?” Lui ha risposto: “Nessuna di queste, la malattia più diffusa in America è l’isolamento”. Non le patologie cardiache, non la depressione e nemmeno l’abuso di sostanze, ma è l’isolamento sociale a provocare più malattie di un qualsiasi altro problema di salute negli Stati Uniti. Aggiungete a questo la crescente accessibilità e convenienza sia delle droghe prescritte, sia di quelle di strada, e scoprirete che abbiamo inavvertitamente creato proprio quelle condizioni che guidano i topi e gli esseri umani all’abuso di sostanze e alla dipendenza. Ci siamo messi nella gabbia sbagliata, vale a dire in un isolamento sociale e quindi proviamo a scappare rifugiandoci nelle droghe.

William Lisman, medico legale della contea di Luzerne nello stato della Pennsylvania, ha dichiarato che la sua regione è ufficialmente “il posto più triste d’America“. Nel corso degli anni, Lisman ha visto numerose morti causate da overdose di droghe da prescrizione. A suo avviso, la situazione è abbastanza semplice: “Abbiamo un sacco di persone che conducono una vita infelice e che utilizzano le droghe nel tentativo di fuggire da qualcosa”.

Perché l’infelicità

Se fossimo topi, sarebbe abbastanza semplice renderci tutti felici. I topi sono perfettamente felici con palline colorate, buon cibo e buona compagnia. Noi esseri umani abbiamo già tutto questo e anche di più. La vita ci offre tutte le forme possibili di intrattenimento, vi è sovrabbondanza di cibo e ci sono tante persone intorno a noi. Eppure molti di noi evitano tutto questo e si isolano. Perché ci stiamo alienando? Perché c’è così tanto odio fra noi quando potremmo vivere felici e contenti in questo grande “Parco Divertimenti” che è il Pianeta Terra? C’è solo una risposta a questi interrogativi: l’ego.

La struttura dei desideri umani è unica. Tutti gli altri animali cercano solo di soddisfare i propri bisogni, quando hanno cibo a sufficienza e un riparo per i loro piccoli sono tranquilli e soddisfatti. Invece per noi è diverso, più abbiamo e più vogliamo. Oltre al cibo e alla riproduzione, noi desideriamo il potere, la fama, la conoscenza e il rispetto. Nutrirci non è sufficiente: vogliamo essere superiori. Nel 1998, il Journal of Economin Behavior & Organization ha pubblicato una ricerca condotta all’Università di Harvard da David Hemenway e Sara Solnick, docenti di economia. Nel rapporto sulla loro ricerca, dal titolo “Avere di più è sempre meglio? Un sondaggio su quanto ci preoccupa la nostra posizione economica”, Hemenway e Solnick conclusero che molte persone preferirebbero ricevere uno stipendio annuo di $ 50.000 quando gli altri ne guadagnano $ 25.000, piuttosto che guadagnarne $ 100.000 all’anno quando gli altri ne guadagnano $ 200.000. In altre parole, se siamo in grado di soddisfare i nostri bisogni di base ciò che conta per noi non è essere ricchi, ma essere più ricchi degli altri.

L’invidia e l’odio per gli altri ci tarpano le ali: ci alieniamo nel continuo confronto con loro, dal momento che non vogliamo semplicemente socializzare ma solo essere superiori. In questo modo, l’ego distrugge i nostri rapporti con gli altri. Se potessimo liberarci dell’ego, saremmo tranquilli e soddisfatti ma dovremmo essere essenzialmente come i topi: accontentarci di cibo e riparo.

Non possiamo essere come i topi. L’ego è il motore della nostra evoluzione, la forza motrice del progresso. Nel Midrash (Kohelet) i saggi ci dicono: “L’uomo lascia questo mondo con la metà dei propri desideri soddisfatti. Chi ne ha cento, ne vorrebbe soddisfare duecento, e chi ne ha duecento ne vorrebbe quattrocento”. Come dimostra la ricerca appena citata, i nostri ego sono cresciuti a tal punto che non ci accontentiamo di avere di più; vogliamo avere di più degli altri. E peggio ancora, spesso godiamo nel provocare sofferenze alle altre persone per il puro piacere di far loro del male. Nessun animale si diverte a causare sofferenza e per di più senza motivo, solo gli esseri umani lo fanno.

Peter Cohen, docente all’Università di Amsterdam, ricercatore pioniere sull’abuso di droga, sottolinea che le persone hanno un profondo bisogno di legami e di creare connessioni, e che questo è il mezzo da cui trarre profonda soddisfazione. Quando l’ego danneggia le nostre connessioni, distrugge la nostra più grande fonte di soddisfazione; ci fa detestare il contatto umano anche se ci terrorizza l’idea di rimanere soli.

Annullare i danni dell’ego

Come ha evidenziato il Sig. Hari nel suo articolo: “Se veramente abbracciassimo questa nuova teoria”, cioè che la dipendenza non è causata dalla chimica ma dall’isolamento delle persone, “dobbiamo cambiare molto di più che la guerra alla droga. Dobbiamo cambiare noi stessi”. Tornando per un attimo a Thomas Friedman e ad una sua intervista con Tucker Carlson trasmessa dal Tucker Carlson Tonight show, egli ha dichiarato a proposito della sfida che dobbiamo vincere contro l’incombente disoccupazione permanente e contro le altre catastrofi che essa provocherà: “All’inizio lavoravamo con le mani, poi siamo passati a lavorare con la testa e ora dobbiamo iniziare a lavorare di più con il cuore. …Penso che connettere le persone con altre persone sarà un lavoro enorme. …E credo anche che i posti di lavoro migliori saranno quelli che connetteranno le persone con altre persone. Vedremo una nuova serie di impieghi e industrie basate sul cuore e sul creare la connessione fra le persone”.

Friedman ha ragione. Già nel 2013, l’ARI Institute ha pubblicato il libro The Benefits of the New Economy: Resolving the global economic crisis through mutual guarantee (I benefici della Nuova Economia: come risolvere la crisi economica globale attraverso la garanzia reciproca). I suoi autori, alcuni dei quali sono miei studenti, affermano che “un cambiamento dei principi e dei valori è ora necessario, serve un passaggio dalle relazioni basate sul potere a quelle basate sulla solidarietà e sulla coesione sociale. La connessione fra le persone è il tema di pubblico interesse all’ordine del giorno. L’economia ha il solo scopo di sostenere e mantenere la connessione fra le persone”.

Negli ultimi anni, il Movimento Arvut (Garanzia Reciproca), anch’esso fondato dai miei studenti, ha condotto in tutto il mondo e con grande successo delle tavole rotonde e delle sessioni di “Cerchi di Connessione”. Queste tecniche, sulle quali ho fornito particolari più dettagliati nel mio libro, Completing the Circle, applicano il principio scoperto da Abramo il patriarca e perfezionato dai suoi discendenti e discepoli: “L’odio provoca liti, ma l’amore copre tutte le colpe” (Proverbi 10i:12).

In poche parole: non cercate di schiacciare l’ego o di sopprimerlo; copritelo con l’amore e questo vi porterà ad un livello superiore. Gli autori de Il Libro dello Zohar ne erano già a conoscenza e scrissero: “Ecco quanto è buono e quanto è piacevole che i fratelli siedano insieme. Questi sono gli amici che siedono insieme e non sono separati gli uni dagli altri. In un primo momento, sembrano come delle persone in guerra, desiderano uccidersi l’un l’altro. Poi tornano ad essere in amore fraterno. D’ora in poi, anche voi non vi separerete… E per merito vostro ci sarà pace nel mondo” (Il Libro dello Zohar, Aharei Mot).

Se da una parte sono lieto che le persone stiano finalmente rendendosi conto che l’isolamento sociale è il nostro più grande problema e che dobbiamo imparare a connetterci gli uni con gli altri, dall’altra ho paura che ci stiamo svegliando troppo lentamente. Se non ci sbrigheremo, le persone saranno animate da livelli di violenza tali (che già ora è alle stelle) da non essere in grado di prevenire una catastrofe sociale o addirittura globale. Prima ci renderemo conto che dobbiamo introdurre e diffondere l’educazione per la connessione, più possibilità avremo di attraversare il cambiamento nel lavoro e nelle connessioni sociali in modo rapido, semplice e piacevole.

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