Uniting Europe

Michael Laitman da bambino a Vitebsk, Bielorussia.

Mentre commemoriamo la Shoah, dobbiamo anche riflettere sul fatto che esiste il modo per evitare che si ripeta.

 

Oggi è il Giorno della Memoria. È l’occasione giusta per riflettere sull’odio sconfinato del mondo nei confronti di Israele e degli ebrei. Credo che comprendere le cause dell’antisemitismo e mettere in pratica delle azioni appropriate, possa prevenire il ripetersi della tragedia.

Sono nato e cresciuto a Vitebsk, una cittadina di medie dimensioni in Bielorussia, un anno dopo la fine della seconda guerra mondiale. Un fiume scorreva dentro la città tranquilla, pittoresca, e in gran parte ebraica, e una grande piazza collegava le strade al centro della città.

Durante la guerra, i nazisti conquistarono la città trasformandola in un campo di concentramento. Gli ebrei che non fuggirono in tempo, vennero uccisi. Quando ero bambino, la pesantezza del periodo successivo alla guerra gravava terribilmente sulla città. La Shoah ha rappresentato una parte della mia infanzia, e anche se non l’ho provata personalmente, quel calvario è diventato parte di me.

Come per ogni famiglia ebraica, ricevetti una buona educazione. A diciassette anni avevo già fatto domanda di ammissione alla prestigiosa Università di Leningrado (l’odierna San Pietroburgo). Lì, per la prima volta, sperimentai l’antisemitismo. Inizialmente, a causa del mio retaggio, non fui accettato all’università. Alla fine, comunque, vinse la mia determinazione e riuscii ad entrare.

Sapevo che nel mio paese esisteva l’antisemitismo, ma sperimentarlo direttamente su di me, mi mise a dura prova. Decisi quindi di fare l’Aliyah, e di trasferirmi in Israele. Per quattro anni fui un refusenik (cioè un Ebreo a cui veniva negato il permesso di emigrare dall’Unione Sovietica verso Israele). Quando finalmente ricevetti il mio permesso di uscita, nel 1974, lasciai l’URSS in meno di 48 ore.

Qual è il senso della mia vita?

Quando arrivai in Israele, ero uno scienziato giovane e curioso. Cercai un lavoro nel mio settore di competenza, che era la bio-cibernetica, ma allo stesso tempo continuavo ad interrogarmi sull’antisemitismo. Il fatto che gli ebrei fossero odiati in tutto il mondo mi infastidiva e mi faceva interrogare sul senso della vita nel suo complesso.

Naturalmente, per cercare di ottenere delle risposte mi rivolsi per prima cosa alla scienza, ma rimasi a mani vuote. La scienza risponde al “come” e non al “perché” delle domande.

Non sentendomi attratto né dal misticismo né dall’occulto, evitai gli insegnamenti orientali e anche le varie tecniche psicologiche. Tuttavia, la ricerca di risposte mi rendeva affamato di verità.

Cominciai a rivolgere lo sguardo verso il giudaismo ortodosso. Frequentai numerose lezioni e seminari, studiai con vari rabbini e lessi centinaia di libri. Ancora non capivo il senso della mia vita ma cominciavo a sentire che da qualche parte, all’interno del giudaismo, giacevano le risposte alle mie domande.

Una piovosa sera di febbraio del 1979, guidai con un mio amico fino a Bnei Brak, una città ortodossa vicino a Tel Aviv, nella speranza di trovare un insegnante di Kabbalah. Ad un bivio sulla strada principale, chiesi all’unico uomo che si trovava fuori sotto la pioggia, se sapeva indicarmi dove avrei potuto trovare un kabbalista nelle vicinanze. All’epoca gli ebrei ortodossi non osavano menzionare la parola “Kabbalah”, tanto meno informarsi su dove si potesse studiare, o peggio ancora, indirizzare altre persone verso tali luoghi. Eppure, quell’uomo mi rispose con disinvoltura: “Girate a destra e andate fino in fondo, alla fine della strada. Nell’ultima casa, proprio vicino al frutteto, insegnano la Kabbalah”.

Seguii le sue indicazioni e trovai quello che stavo cercando, la saggezza che risponde alla domanda sul senso della vita. All’interno di quella casa vi era Rabbi Baruch Shalom Halevi Ashlag (RABASH), il figlio primogenito del più grande kabbalista del XX secolo, Rav Yehuda Leib Halevi Ashlag, autore del Commentario Sulam (Scala) su Lo Zohar, per il quale era conosciuto come Baal HaSulam (Il Padrone della Scala). Per dodici anni studiai con Rabash. Mi insegnò tutto quello che conosco sul senso della vita, sul significato dell’esistenza ebraica e dell’antisemitismo. Ancora oggi, le nozioni che trasmetto nei miei articoli e nei miei libri, pubblicati e diffusi in tutto il mondo, sono le stesse che ho imparato da lui e che lui aveva appreso da suo padre, il Baal HaSulam.

Cosa provocò l’Olocausto?

I nostri saggi avevano riassunto quello che ho scoperto nella Kabbalah con le parole: “Nessuna calamità viene al mondo, se non per Israele” (Yevamot, 63a). I grandi leader ebraici nel corso dei secoli diffusero questo messaggio più che poterono. Lo fecero in modo da ricordarci l’unico rimedio che può proteggerci dai guai: il potere della connessione. Rabbi Kalman Kalonymus ha scritto in Maor va Shemesh (Luce e Sole): “Quando in Israele ci sono amore, unione e amicizia reciproci, nessuna calamità può abbattersi su di loro”. Allo stesso modo, il rabbino Shmuel Bornsztain ha scritto in Sem mi Shmuel (Uno dei nomi di Samuel): “Quando Israele si comporta come un solo uomo con un solo cuore, è come un muro fortificato contro le forze del male”. Allo stesso modo, Rabbi Yehuda Leib Arieh Altar, l’ADMOR di Gur, ha sottolineato in Sefat Emet (La Vera Lingua): “L’unione di Israele porta grandi salvezze e rimuove tutti i calunniatori”.

Molti grandi leader hanno inoltre sottolineato il collegamento fra Israele, la pace e il mondo. Rav Kook ha dichiarato in Orot Kodesh (Luci della Santità), vol. 2: “In Israele vi è il segreto per l’unione del mondo”. In Likutey Halachot (Regole Assortite), Rabbi Nachman di Breslev scrisse in modo simile ad altri saggi ebrei: “L’essenza della correzione consiste nell’avere unione, amore e pace in Israele”. Il Midrash (Tanchuma, Devarim [Deuteronomio]) afferma allo stesso modo: “Israele non sarà redento fino a quando non saranno tutti come un unico fascio”.

Quanto più approfondivo i miei studi, tanto più mi rendevo conto che un semplice messaggio li collegava: “Ama il prossimo tuo come te stesso, amore fraterno e garanzia reciproca sono le chiavi per la sicurezza e la prosperità di Israele”.

Israele determina lo stato ed il destino del mondo

Attraverso i miei studi, ho imparato che l’unione di Israele determina in modo significativo lo stato ed il destino del popolo ebraico. Ho imparato che quando ci uniamo al di sopra dei nostri conflitti e delle nostre controversie, si scatena una forza positiva che esiste in tutta la natura, tranne che nell’umanità. Quella forza mantiene l’equilibrio in tutta la natura e la sua assenza fra di noi fa sprofondare la società umana il quel caos narcisistico che vediamo oggi intorno a noi. Nella sua “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”, Baal HaSulam ha chiamato questa forza la “Luce che Riforma” e ha spiegato che questa può bilanciare la nostra natura egocentrica e quindi guarire la società umana.

Abramo, il Patriarca, è stato il primo a scoprire e rivelare questa forza agli altri. Ha insegnato ai suoi discepoli e discendenti come elevarsi al di sopra delle loro differenze in modo da scatenare questa forza positiva, che è il motivo per cui fino ad oggi egli ha rappresentato la misericordia e la compassione.

Anche Mosè mirò a divulgare questa forza correttrice al mondo. Il grande Ramchal nel suo libro Il Commento di Ramchal sulla Torah, ha scritto: “Mosè voleva completare la correzione del mondo in quel momento, ma non vi è riuscito a causa delle corruzioni che si sono verificate lungo il cammino”.

La nostra speciale unione ai piedi del Monte Sinai, quando ci siamo impegnati ad essere “Come un solo uomo con un solo cuore”, non solo ci ha fatto meritare la nostra nazione, ma anche il compito di essere “Una luce per le nazioni”. La “luce” che avevamo il compito di portare consiste in quel metodo che ci permette di unirci al di sopra delle differenze, che scatena la luce che riforma e che crea amore e pace dove prima regnava l’odio.

Nel corso di molti secoli, i nostri antenati hanno combattuto per mantenere la loro unione al di sopra del loro crescente egoismo. Ma duemila anni fa hanno ceduto all’odio infondato e sono stati esiliati dalla loro terra. Da allora abbiamo perso la capacità di essere una luce per le nazioni, perché abbiamo perso la nostra unione. È qui che ha avuto inizio l’antisemitismo così come lo conosciamo.

Il crescente odio di oggi nei confronti degli ebrei ci deve ricordare qual è il nostro compito. Al contrario, noi, non vorremmo far altro che affrancarci dall’adempiere al nostro dovere, ma tale possibilità non esiste. Il mondo smetterà di odiarci e di incolparci per tutti i suoi mali solo quando riveleremo l’amore fraterno che abbiamo scoperto secoli fa e condivideremo con tutti il metodo per raggiungerlo.

Che ci piaccia o no, la nostra unione determina lo stato e il destino del mondo. Attraverso la nostra armonia, permettiamo al mondo di unirsi, come quando vi instilliamo la forza positiva, la forza dell’unione di cui ha tanto bisogno. Al contrario, la nostra separazione nega all’umanità questa forza e riaccende il suo odio verso gli ebrei. Questo è ciò che provoca l’aggressività delle nazioni verso di noi e spiega perché ci vedono come la causa di tutti i loro mali.

Nel suo saggio “La Garanzia Mutua”, Baal HaSulam scrisse: “La nazione di Israele è stata creata come un canale… nella misura in cui essi si purificano [dall’egoismo], passano la loro forza al resto delle nazioni”.

Ricordiamo l’unione

Il Giorno della Memoria è molto di più della commemorazione di una tragedia. È l’occasione per riflettere sulla causa dell’antisemitismo e per ricordarci che abbiamo il metodo per la connessione: il metodo per evitare che le atrocità si ripetano.

Oggi gli ebrei sono indubbiamente una nazione divisa. Ma adesso che l’antisemitismo si sta intensificando in tutto il mondo, dobbiamo sforzarci di connetterci al di sopra delle nostre differenze, accendere la forza positiva che ci unisce, unire il mondo e sradicare ogni odio. Ora è il nostro momento per essere “Una luce per le nazioni”, per portare l’unione in Israele, e la pace e la tranquillità per il mondo attraverso il nostro esempio.

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