Uniting Europe

Enfatizzata dai principali media, la protesta contro Trump è sicuramente diventata la cosa più alla moda da fare: portare cartelli che inneggiano all’amore e all’andare tutti uniti contro il male che Trump rappresenta. Ma questo cambierà davvero le cose in meglio? Non si tratta di un approccio un po’ troppo superficiale per intavolare una discussione costruttiva sull’immigrazione?

 

Lasciatemi prima puntualizzare qualcosa: non sono d’accordo né con il modo di vedere le cose del Partito Democratico e neppure con quello del Partito Repubblicano. Nessuno dei due rappresenta quella che io considero la vera stabilità sociale. Ma l’atmosfera che i media stanno creando è quella che tutto ciò che fa Trump debba essere considerato automaticamente razzista, fascista, folle e inaccettabile. In altre parole, se amiamo la pace, dobbiamo odiare Trump, giusto?

Se volete parlare seriamente del divieto sull’immigrazione di Trump, al di là dei drammi creati ad arte dai media, continuate a leggere.

L’immigrazione di massa esige, dal mio punto di vista, un’integrazione reale dello sviluppo umano; la nostra più alta realizzazione come umanità avverrà quando le nazioni vivranno insieme come una sola famiglia. Ma questo è ancora un ideale. E la sua distanza dalla realtà deve essere colmata, non ignorata. La vera integrazione può essere raggiunta solo attraverso un processo profondo e deliberato di sensibilizzazione e di educazione che induce affinità: come creare obiettivi comuni e onesti di reciproca preoccupazione fra persone di culture diverse. Solo allora ci si potrà aspettare la coesistenza per prosperare.

Il problema con le idee nobili del liberalismo in termini di integrazione di culture diverse è l’aspettativa che le grandi differenze di educazione, di ideologia, di comportamento e modelli di pensiero, magicamente si risolvano da sole. Bene, la realtà, come l’Europa ha imparato a sue spese, ci dimostra che questo non avviene. La tendenza attuale dell’idealismo, che chiama all’unione persone di culture diverse, in particolare di ideologie religiose opposte che ai giorni nostri sono diventate pericolosamente estreme, è certamente rischiosa anche per gli Stati Uniti.

In natura, l’armoniosa esistenza degli opposti si basa su sistemi complessi di cooperazione e di comunicazione, che sono stati raggiunti con l’evoluzione e che hanno richiesto milioni di anni prima di diventare stabili e prosperi.

Pensare che il pluralismo possa essere semplicemente ottenuto con la clemenza, la spensieratezza, l’apertura del cuore e la compassione è davvero infantile. Sono anche necessari processi responsabili, graduali, attenti ai confini e una vera e propria valutazione di come le politiche si traducano in realtà. Entrambi gli aspetti sono fondamentali per creare una via di mezzo che non è né pericolosamente scollegata dalla realtà, né troppo dura per consentire alla connessione umana di evolversi.

Unire questi approcci opposti, che grosso modo definiscono le ideologie politiche di destra e di sinistra, non ci viene concesso naturalmente, perché dipende dall’applicazione di metodi educativi che insegnano come questo può essere fatto. Questo vale per le nazioni così come per la salute mentale delle coppie, dei genitori e in ogni tipo di relazione, perché la nostra connessione con gli altri non deve comunque mettere in pericolo quelli che sono i nostri limiti personali e individuali.

Non perdiamo di vista la realtà dei fatti

Tornando a Trump: aveva promesso ai milioni di americani che l’hanno votato di restituire all’America i suoi confini. Ma non ha fatto nuove leggi, ha semplicemente chiesto al Dipartimento di Sicurezza di applicare in maniera più decisa le leggi esistenti negli Stati Uniti. Il rafforzamento delle frontiere è importante per la vitalità di una nazione, così come per l’individualità di ogni altro essere vivente.

Quelle leggi, in realtà, sono state fatte da altre amministrazioni prima della sua, ma poi non sono state fatte rispettare da nessuno dei predecessori di Trump. In un discorso tenuto come presidente, Bill Clinton aveva detto, “Noi siamo una nazione di immigrati, ma siamo anche una nazione di leggi. È sbagliato e in definitiva controproducente per una nazione di immigrati permettere ogni tipo di abuso alle nostre leggi sull’immigrazione, che è quello che abbiamo visto accadere negli ultimi anni, e dobbiamo fare quindi di più per fermare questi abusi”.

Venendo da lui, questo pensiero è stato accettato come logico, ma se fatto da Trump, viene considerato razzista e incostituzionale. Allora, che cosa sta realmente guidando i manifestanti per le strade? Questo è aiutare i mussulmani nel bisogno o solo un’altra occasione per attaccare Trump?

Abbiamo bisogno di essere aperti alla connessione con gli altri, ma non senza limiti adeguati. Sì, ci deve essere la compassione, ma questa compassione dovrebbe estendersi anche al proprio paese e alla propria gente. L’autore del Sulam (La Scala) Commentario al Libro de Lo Zohar, Baal HaSulam, scrive nel suo La Nazione che “coloro che licenziano completamente il nazionalismo con motivazioni altruistiche e diventano cosmopoliti dell’umanesimo, stanno facendo un errore fondamentale, dal momento che il nazionalismo e l’umanesimo non sono affatto contraddittori fra loro … l’amore nazionale è la base di ogni nazione, proprio come l’egoismo è la base di tutti gli esseri viventi. Senza di esso, non saremmo in grado di esistere.”

Anche il Dalai Lama, che è da tutti considerato un grande leader umanitario, ha detto che ai mussulmani non dovrebbe essere consentito di trasformare i paesi europei in paesi arabi. Non è disumano posizionare dei confini, o richiedere misure di sicurezza; è la cosa giusta da fare. La cooperazione per futuri guadagni, con la sola apertura delle frontiere, rappresenta un atteggiamento incosciente.

Inoltre, nessuno sta dicendo che i rifugiati che si trovano in reale pericolo non dovrebbero essere aiutati. Ma questo soccorso non deve andare a discapito della stabilità sociale di altre nazioni.

Ci sono un sacco di soldi e di terreni nei paesi musulmani, che potrebbero fornire una soluzione di gran lunga migliore per i milioni di rifugiati. L’Arabia Saudita, per esempio, ha 100.000 tende climatizzate che rimangono vuote, e che ancora non accolgono i profughi siriani. Gli sforzi internazionali devono essere fatti e devono anche essere adottate misure verso soluzioni sicure per i musulmani e per garantire la loro sicurezza, senza però compromettere la sicurezza e la stabilità delle nazioni occidentali.

Raggiungere il vero pluralismo

L’unione di culture diverse sullo stesso territorio è un impegno serio che richiede una preparazione educativa su entrambi i fronti. Così come non ci aspettiamo che il matrimonio avvenga al primo appuntamento, anche le nazioni devono arrivare a conoscere le altre gradualmente, studiandone la mentalità e imparando pian piano ad andare d’accordo: solo allora ci si potrà muovere assieme.

In tutto il mondo, i miei studenti conducono quelli che loro hanno definito i “Cerchi di connessione,” con persone di diversa provenienza, e anche coloro che sono impegnati in conflitti attivi, come gli ebrei e gli arabi, imparano a completarsi a vicenda e creare una realtà condivisa, senza compromettere la propria identità. Tali pratiche sono fondamentali per formare la coesistenza che si basa sulla realtà e non solo su un desiderio astratto.

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