Uniting Europe

Dopo un raduno dal nome “People 4 Trump” (Persone a favore di Trump), è stato visto un sostenitore del presidente Donald Trump insanguinato, dopo che le proteste sono diventate violente a Berkeley, California 4 mar 2017. Credit: REUTERS/Stephen Lam.

Possiamo ancora evitare che una catastrofe di tremende dimensioni si abbatta sugli ebrei americani, ma la scelta è inequivocabilmente nelle mani degli ebrei.

 

Il 23 febbraio, Jonathan Martin e Alexander Burns del New York Times, hanno scritto di “Un esercito inferocito di Liberali che vuole una guerra su tutti i fronti contro il presidente Trump”. Poi ci sono stati gli scontri violenti del 4 Marzo e, nello stesso giorno, la diffusione del video di incitamento di Loretta Linch, ex procuratore generale dell’amministrazione Obama, che richiamava la “gente comune” a combattere (se necessario) fino alla morte contro l’amministrazione Trump. E peggio ancora, il suo video è stato “postato sulla pagina Facebook del Senato dei Democratici e propagandato col titolo di “parole di ispirazione'”.

Stiamo assistendo alla fine della politica americana. Le norme di comportamento che hanno dominato la diplomazia fino all’8 Novembre 2016, sono state gettate dalla finestra all’alba del 9 Novembre, quando i risultati delle elezioni sono stati resi noti. Ora possiamo vedere qual è il vero “branco dei deplorevoli”. Nell’America di oggi, i fanatici Liberali detestano, denigrano, picchiano e, come abbiamo appena letto, dichiarano guerra a chi non è d’accordo con loro. Quando un ex procuratore generale afferma che è legittimo uccidere altre persone per le proprie opinioni politiche, questo si chiama Nazismo. E coloro che sostengono la sua dichiarazione sono, per definizione, dei nazisti.

Dal narcisismo al nazismo

Esiste una linea molto chiara che va da un estremo egocentrismo a qualsiasi tipo di estremismo, fra cui il Nazismo. Nel corso degli ultimi decenni, la prevalenza della tendenza narcisistica nelle persone di tutti i ceti sociali e livelli economici è aumentata in modo esponenziale. Non c’è da stupirsi se il New York Times ha parlato molto bene del libro The Narcissism Epidemic: Living in the Age of Entitlement (Epidemia di narcisismo: vivere nell’Era dei diritti), nel quale si afferma che “le prove che gli autori Twenge e Campbell hanno raccolto, sono avvincenti e sconvolgenti”. Per molti di noi è stato come aprire gli occhi.

Prendersi cura di sé non è narcisismo. È un meccanismo impresso nei nostri geni come mezzo per garantire la nostra sopravvivenza. Eppure, fin dalla rivoluzione industriale, ci siamo progressivamente allontanati da una modalità di sopravvivenza e avvicinati a una modalità di auto-indulgenza. La capacità di garantirci un reddito è aumentata e ci ha spinto ad occuparci di tutti i tipi di divertimento possibili, nonché dell’esplorazione di noi stessi e del mondo. Il problema è che, con il tempo, siamo diventati così succubi delle nostre sensazioni, che i giovani oggi a malapena riescono a vedere qualcosa che vada oltre le proprie necessità essenziali.

Nell’arena politica, i liberali, come del resto tutti noi, sono diventati sempre più narcisisti. La mentalità liberale nacque come reazione al Fascismo che a quel tempo occupava gran parte dell’Europa e che alla fine portò allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. La sua intenzione iniziale era buona: garantire la libertà di pensiero ad ogni persona e prevenire la discriminazione, di qualsiasi genere fosse. Ma oggi le idee nobili del Pluralismo sono state distorte con una mentalità del tipo “La mia opinione è l’unico punto di vista legittimo e se tu la pensi diversamente da me, allora sei un Conservatore, un Fascista, un bigotto e una minaccia per la società. Devi essere come me altrimenti non hai il diritto di esistere”. Questo estremo moralismo è proprio il fondamento del Nazismo.

Si scopre così che i peggiori nemici del Liberalismo odierno, sono proprio le persone che pretendono di parlare a suo nome. Se una donna di 73 anni divorzia dal marito di 22 anni solo perché questi ha votato per Trump e ritiene che con il suo voto l’abbia “tradita”, chiaramente questo non può essere definito come Liberalismo e non certo Pluralismo. Si tratta di dispotismo.

Il posto che noi Ebrei occupiamo in tutto questo scenario

In mezzo a tutta questa confusione, gli Ebrei hanno un ruolo molto importante. In entrambi i versanti della scena politica essi sono importanti, dominanti e attivi. Quando si scatenerà l’inferno, diventeranno le prime vittime.

Gli Ebrei sono grandi elementi di congiunzione. Socializziamo, ci mescoliamo e creiamo connessioni che aprono la nostra strada verso la vetta, in cui provvediamo agli interessi dei nostri simili. Quando le cose vanno male, hanno ragione ad incolparci. E questo non è uno scenario surreale; nel corso della storia è accaduto innumerevoli volte e non vi è alcun motivo per cui non dovrebbe accadere anche in America, come già preannuncia l’aumento dell’antisemitismo.

Ma non è troppo tardi per evitare che negli Stati Uniti avvenga una catastrofe delle dimensioni dell’Olocausto o dell’Inquisizione spagnola, e la scelta se evitare o meno il disastro, è inequivocabilmente nelle mani degli ebrei stessi. Noi Ebrei siamo grandi connettori per un motivo ben preciso. Questa caratteristica è la nostra qualità più importante, la radice della nostra gente e, più precisamente, la qualità che dobbiamo introdurre nel mondo di oggi così frammentato e pieno di odio.

Midrash Rabbah, Maimonide, Pirkeide Rabbi Eliezer e numerose altre fonti ci spiegano come la nostra nazione sia nata da un gruppo di emarginati e reietti, che trovarono in Abramo un insegnante e un leader. Abramo insegnò loro che l’odio che avevano conosciuto nelle loro tribù d’origine doveva essere coperto con l’amore. Egli insegnò loro come unirsi al di sopra delle animosità e dell’alienazione e li “addestrò” a rafforzare i loro legami.

L’ego e l’odio infondato che i nostri antenati provavano gli uni per gli altri, erano cresciuti proprio come il nostro ego sta crescendo oggi. Ma gli ebrei, invece che emarginarsi dalla società e disperdersi, trattarono i propri ego nello stesso modo in cui un body-builder solleva pesi sempre più pesanti in maniera progressiva, per rafforzare i propri muscoli. In questo modo, gli antichi ebrei divennero i massimi “costruttori di società” e allacciarono legami così stretti fra loro da impegnarsi ad essere “Come un solo uomo con un solo cuore”. Dal momento in cui presero questo impegno, divennero anche la prima ed unica nazione nella storia che sia mai stata costruita esclusivamente sulla base dell’amore per gli altri, piuttosto che sulla vicinanza geografica o sull’affinità biologica. In questo, fino ad oggi, la nazione ebraica è unica nel suo genere.

Quando il gioco si fa duro…

Come possiamo vedere, oggi l’affinità biologica e le vicinanze geografiche sono diventate prive di significato. Le nazioni stanno cadendo a pezzi e l’odio distrugge i popoli sia all’interno delle proprie nazioni che fra i vari paesi del mondo. In tali circostanze, il solo e unico tipo di connessione che può riunire di nuovo la società, in una struttura stabile e coesa, è il metodo di connessione che usarono i nostri antenati: connettersi al di sopra dell’odio utilizzando l’ego come un “peso” per rafforzare i nostri “muscoli sociali”.

Quando in principio diventammo una nazione, ci venne immediatamente assegnato il compito di essere “Una luce per le nazioni”. Nel corso dei secoli, gli ebrei hanno riflettuto sul significato di questo compito. Oggi penso che sia chiaramente evidente che essere “Una luce per le nazioni” implichi l’introduzione di questo metodo unico di connessione che unisce la gente quando tutti gli altri metodi falliscono.

L’unico problema di questo progetto è che noi abbiamo completamente dimenticato il significato e lo scopo della connessione. Come ho già detto, ci possiamo connettere solo quando e dove fa comodo ai nostri interessi. Ma quando ci dobbiamo connettere per rafforzare la società, l’intera società dimentica. Stiamo usando la qualità che avevamo sviluppato allo scopo di offrire un rimedio ai mali del mondo, a beneficio nostro e a scapito di tutti gli altri. Le persone sentono questo nelle loro viscere, anche se non sono in grado di realizzarlo pienamente. Esse ritengono che noi ebrei dobbiamo loro qualcosa, che siamo in qualche modo la colpa di tutte le guerre. In altre parole, con il loro antisemitismo stanno ammettendo che noi siamo in grado di prevenire le guerre, ma non lo stiamo facendo. Questo pone nelle nostre mani la scelta di farlo.

Un esercizio di unione

Non abbiamo bisogno di insegnare al mondo il metodo che noi stessi abbiamo da tempo dimenticato. Dobbiamo semplicemente raggiungere i nostri fratelli e connetterci a loro. So quanto sia difficile per le persone di vedute politiche opposte incontrarsi e provare a connettersi. So che esiste l’odio reciproco. Ma so anche che questa sfida è la nostra palestra. L’odio che sentiamo è il peso che dobbiamo sollevare con fatica per rafforzare i nostri “muscoli” di connessione.

Rav Kook scrisse che “La grande regola sulla guerra delle opinioni, quando ogni opinione ne contraddice un’altra, è che non abbiamo bisogno di contraddirle, ma piuttosto costruire al di sopra di esse e quindi elevarci” (Lettere del Raiah). Allo stesso modo, il libro Likutey Etzot (Consigli Assortiti) scrive: “L’essenza della pace è connettere due opposti. Quindi non allarmatevi se litigate con una persona perché ha un’opinione completamente diversa dalla vostra e pensate che non sarete mai in grado di trovare un punto d’accordo con lei. Inoltre, quando vedete discutere due persone di ideologie completamente opposte, non pensate che sia impossibile portare la pace fra loro. Al contrario, l’essenza della pace è cercare di portare la pace fra due opposti”. Tutto quello che dobbiamo fare per raggiungere la pace è seguire il più saggio di tutti gli uomini, il Re Salomone, il quale disse: “L’odio provoca liti, ma l’amore copre tutte le colpe” (Proverbi 10:12).

Il mondo attende il nostro esempio. Henry Ford, in una delle sue composizioni più antisemite mai scritte, vale a dire L’Ebreo Internazionale, scrisse espressamente che il mondo ha bisogno dell’esempio degli ebrei. Nelle sue parole: “I riformatori moderni, che stanno costruendo sistemi sociali modello, farebbero bene ad esaminare il sistema sociale in base al quale erano organizzati i primi ebrei”.

Ma i riformatori moderni non saranno in grado di emulare quel sistema a meno che noi non forniremo loro un esempio. Gli ebrei, che sono così importanti da entrambe le parti dello scenario politico americano, sono in una posizione unica per cambiare il suo corso, cambiare la società americana stessa e il mondo intero. Tutto quello di cui abbiamo bisogno per raggiungere questo obiettivo è il coraggio di fare un piccolo passo gli uni verso gli altri.

E il resto del mondo può aiutarci a fare proprio questo. Se il mondo comprenderà il vero compito degli ebrei esortandoci (o, Dio non voglia, costringendoci) a farlo, allora ci uniremo di sicuro. Proprio perché noi ebrei abbiamo un senso innato dentro di noi del nostro debito con il mondo, siamo più attenti alle critiche di qualsiasi altra nazione. Se il mondo dirà agli ebrei: “Unitevi!”, saremo obbligati a farlo. Abbiamo avuto modo di comprendere che l’antisemitismo è il modo col quale il mondo ci incita ad unirci. E non succederà in modi più piacevoli o espliciti, ma piuttosto più aggressivi.

Ora che tutte le altre procedure per il vivere in comune sono al collasso e le società si stanno disintegrando, può avere successo solo un metodo che ci innalzi al di sopra del nostro odio e ci unisca tutti al di sopra di esso. Questo metodo è la nostra eredità ebraica, e il nostro dovere è quello di lasciare questo metodo in eredità all’umanità.

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