Uniting Europe

Lapidi a terra dopo che alcuni vandali le hanno spinte dalle loro basi nel Mount Carmel Cemetery, Philadelphia, 27 febbraio 2017 Credit: REUTERS/Tom Mihalek.

… perché ora possiamo parlare delle sue cause e delle sue soluzioni.

 

Più di 100 comunità ebraiche e sinagoghe hanno ricevuto in poco più di un mese minacce di attentati dinamitardi e sono state costrette all’evacuazione; tre cimiteri ebraici sono stati colpiti da atti di vandalismo; sono stati sparati dei colpi contro una sinagoga piena di gente e alcune svastiche sono state dipinte su edifici e automobili.

“Sono uscita di corsa dal lavoro due volte dopo aver ricevuto dei messaggi nei quali mi si avvisava che i bambini erano stati fatti uscire dall’edificio”, ha detto una madre del Midwest, che ha però chiesto di rimanere anonima per non attirare ulteriori attenzioni da parte della “persona malata che sta facendo queste minacce”.

“So che potrebbe accadere ovunque, ma il fatto che ultimamente le chiamate provengano più che altro dalle comunità ebraiche, ci fa stare costantemente col fiato sospeso”, ha riferito Allison Vitagliano, il cui figlio di 4 anni è stato evacuato dalla sua scuola materna nella comunità ebraica del New Jersey centrale.

“Mi sto rendendo conto di vivere in una bolla d’ingenuità perché non capisco da dove provenga questo odio. So che esiste la discriminazione contro i musulmani, i messicani, i neri, i gay, ma è strano che questo stia accadendo nei confronti del popolo ebraico. Pensavo che avessimo superato tutto questo e che potessimo concentrarci sul sostegno agli altri gruppi che sono sotto assedio”, ha detto Taylor, un ex membro del consiglio prescolastico della comunità ebraica di Maitland, in Florida.

“Mentirei se dicessi che nessuno di noi era spaventato”, ha detto Alison Levy, la quale ha chiesto di non nominare la scuola di suo figlio, temendo di poter essere presa ancora di mira.

Lunedì dopo la scuola, la figlia di Honora Gathings non l’ha salutata come fa di solito quando rientra a casa. Le ha invece detto: “Abbiamo avuto un codice nero”.

I media parlano di questa ondata di odio nei confronti degli ebrei come di una nuova tendenza negli Stati Uniti, ma non lo è. Durante l’amministrazione Obama, ci sono stati non meno di 7.000 episodi di antisemitismo, ma in gran parte non sono stati denunciati dai media tradizionali per ragioni politiche. Ora che l’amministrazione è cambiata e i media non sono più obbligati a proteggere la Casa Bianca, possiamo finalmente parlare apertamente di antisemitismo e riflettere su ciò che questo significa per gli ebrei che vivono negli Stati Uniti.

Odiati come nessun altro

In primo luogo, non dobbiamo essere ingenui, come si è invece definito Taylor nella sua testimonianza sopra citata. L’antisemitismo è l’odio più antico e più tenace; sa sopravvivere a tutti gli altri rancori. Vi è una caratteristica speciale nell’odio verso gli ebrei: non è proprio odio verso gli ebrei, ma piuttosto rabbia verso gli ebrei.

La spiegazione di questa rabbia deriva dalle nostre origini e dal nostro ruolo nel mondo. Il popolo ebraico è come nessun altro popolo. La sua prima manifestazione si verificò quasi 4.000 anni fa nell’antica Babilonia. A quel tempo Abramo, figlio del sacerdote babilonese Tera, si accorse che qualcosa di brutto stava accadendo ai suoi contadini. Nonostante in quella terra ci fosse abbondanza di cibo e acqua, i babilonesi diventavano sempre più insoddisfatti e man mano sempre più arrabbiati e ostili gli uni verso gli altri, mettendo a rischio la loro fiorente civiltà. Il libro Pirkey de Rabbi Eliezer descrive come i costruttori della Torre di Babilonia “Volevano parlarsi ma nessuno conosceva la lingua degli altri. Cosa fecero? Ognuno prese la propria spada e si combatterono fino alla morte. Infatti, metà della popolazione fu trucidata lì e il resto si sparse in tutto il mondo”.

Abramo era profondamente turbato dai mali della sua gente, i Babilonesi, e cominciò a riflettere sul loro problema, come Maimonide descrive in dettaglio nel Mishneh Torah (Capitolo 1). Abramo, infine, si rese conto che l’odio che stava scoppiando in tutto il suo paese era inarrestabile; era una forza della natura. Abramo comprese anche che l’odio che la gente provava reciprocamente nel tempo avrebbe potuto solo crescere, per via dell’incontrollabile gelosia insita nella natura umana. L’invidia non ci fa semplicemente accontentare di quello di cui abbiamo bisogno, ma ci fa volere più di quello che hanno gli altri, per diventare superiori a loro.

I nostri saggi riassunsero questa caratteristica della natura umana con due dichiarazioni ormai famose: 1) “Il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza ” (Genesi 8:21); 2) “Un uomo non lascia il mondo con la metà del suo desiderio in mano. Piuttosto, se ha cento vuole avere duecento e se ha duecento vuole avere quattrocento”(Kohelet Rabah 3:13).

Abramo cercò una soluzione nella natura avendo compreso di non riuscire a fermare l’intensificarsi dell’odio. Egli osservò che, in natura, la forza negativa di distruzione è bilanciata dall’altrettanto potente forza positiva di connessione. Oggi noi sappiamo che i protoni e gli elettroni non sarebbero in grado di mantenere in equilibrio la struttura di un atomo senza le due forze, quella di attrazione e quella di repulsione che si bilanciano a vicenda, e sappiamo anche che questo equilibrio si mantiene in tutti i livelli dell’esistenza. La rivelazione dell’equilibrio fra le due forze ispirò Abramo a formulare un nuovo metodo per guidare la società umana.

Abramo comprese che dobbiamo rafforzare la nostra unione invece di cercare di far rispettare le leggi che sopprimono la natura umana intrinsecamente egoista, sforzi che immancabilmente falliscono poiché il nostro odio per gli altri è in continua crescita. Piuttosto che concentrarci sul male, come disse Abramo, concentriamoci sul bene: sulla misericordia, sull’amore, la compassione e l’unione. Mentre la natura bilancia le forze positive e negative in maniera naturale, gli esseri umani devono fare questo coscientemente.

Una regola per tutte le nazioni

Non appena Abramo si rese conto di aver trovato la chiave per combattere la miseria dei Babilonesi, cominciò a diffondere la notizia ovunque poté. Ma, ahimè, al suo Re Nimrod non piacquero le sue idee. Invece di adottare l’idea dell’unione al di sopra dell’odio, Nimrod cacciò Abramo dalla Babilonia.

Ma viaggiando verso Canaan, l’esiliato Abramo e sua moglie Sarah continuarono a parlare della rivelazione di Abramo. Secondo Maimonide: ” intorno a lui si riunirono in migliaia e decine di migliaia, e queste sono le persone della casa di Abramo. Egli piantò questo principio nei loro cuori, compose libri sull’argomento ed insegnò a suo figlio Isacco. E Isacco si sedette e insegnò e istruì Giacobbe e lo nominò maestro, per riunirsi ed insegnare… E Giacobbe nostro padre insegnò a tutti i suoi figli” (Mishneh Torah, Capitolo 1). Infine fu creata una tribù che conosceva la legge dell’unione. I discendenti di Abramo continuarono a sviluppare il suo metodo fino a che il Re Salomone lo riassunse nel versetto: “L’odio provoca liti, ma l’amore copre ogni crimine” (Proverbi 10:12).

Abramo non ha mai voluto che la sua idea appartenesse solo al suo gruppo. Voleva aiutare tutta la civiltà babilonese, ma fu costretto ad abbandonare il suo piano solo perché il Re Nimrod lo cacciò dalla Babilonia. I discepoli di Abramo sapevano questo e divulgarono le nuove idee a chiunque volesse ascoltarle. Quando Mosè condusse il popolo di Israele fuori dall’Egitto, volle impartire anche lui a tutti la nozione dell’unione al di sopra dell’odio. Nel suo commento alla Torah, il Ramchal ha scritto che: “Mosè voleva completare la correzione del mondo in quel momento… Tuttavia non vi riuscì a causa delle corruzioni che si verificarono lungo il cammino”.

Visto che il mondo non poteva essere corretto in quel tempo, ai discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe venne affidato il metodo, con il compito però di diventare “Una luce per le nazioni”. La nazione di Israele che nacque ai piedi del Monte Sinai meritò il titolo di “nazione” solo dopo che i suoi membri si impegnarono ad unirsi “Come un solo uomo con un solo cuore”. Questo metodo unico di fondare una nazione legò la loro gente in maniera così forte che, nonostante gli sforzi degli imperi babilonese, egiziano, greco e romano per distruggere gli Ebrei, questi hanno continuato ad esistere, mentre tutti gli altri si sono sbiaditi negli annali della storia.

Il compito di diventare “Una luce per le nazioni”che abbiamo ricevuto è il compito di diffondere il metodo di unione al di sopra dell’odio che aveva scoperto Abramo e che i suoi discendenti perfezionarono. L’odio che percepiamo come antisemitismo deriva dal nostro obbligo verso le nazioni di offrire questo tipo di connessione, la capacità di unirci al di sopra dell’odio.

Circa 2.000 anni fa, abbiamo ceduto all’odio infondato e abbiamo abbandonato la nostra unione, pensando che la cultura romana potesse esserci più consona. Di conseguenza, abbiamo perso non solo la nostra terra, ma abbiamo anche “guadagnato” l’odio delle nazioni: senza luce le nazioni non avevano alcuna speranza di coprire il proprio odio reciproco e quindi sono state destinate a guerre eterne. Questo è il motivo per cui gli antisemiti, come Mel Gibson e il Generale pensionato William Boykin , incolpano noi per tutte le guerre nel mondo. Senza il nostro esempio, si sentono senza speranza e dirigono la loro rabbia contro di noi.

Nel corso dei secoli siamo stati accusati di ogni crimine immaginabile e inimmaginabile. Siamo stati accusati di controllare i mezzi di comunicazione, dell’usura, calunniati di usare lo spargimento di sangue per il nostro tornaconto, di avvelenamento, di gestire la tratta degli schiavi, di slealtà verso i nostri paesi ospitanti, dell’espianto degli organi e della diffusione dell’AIDS. Nel corso degli anni i Comunisti ci hanno accusato di aver creato il Capitalismo e i Capitalisti ci hanno accusato di aver inventato il Comunismo. I Cristiani ci hanno accusato di aver ucciso Gesù e l’acclamato storico e filosofo francese François Voltaire ci ha accusato di aver inventato il Cristianesimo. Siamo stati etichettati come guerrafondai e codardi, razzisti e cosmopoliti, senza spina dorsale e inflessibili, e così via.

Tutto questo ci è accaduto perché abbiamo abbandonato la nostra unione. Quando siamo uniti, non solo siamo forti, ma il mondo ha la speranza, una luce alla fine del tunnel. Quando siamo separati, non siamo più il popolo ebraico, ma la marmaglia che eravamo prima che Abramo ci riunisse in una tribù che conosceva la via dell’unione.

L’odio fra di noi ci fa odiare da tutti gli altri

Oggi l’antisemitismo in America non è diverso da qualsiasi altra forma di antisemitismo esistito nel corso dei secoli. È la rabbia degli americani non ebrei verso gli ebrei perché non mostrano la via dell’unione. Molte persone collegano già la crescente frammentazione nella società americana all’aumento dell’antisemitismo. Hanno ragione in questo, perché le persone che dovrebbero essere un modello di unione sono invece modello di odio tribale. Basta guardare ciò che sta accadendo nelle nostre comunità: persone di diverse opinioni politiche non possono nemmeno trascorrere le vacanze insieme, e qualche volta si ricorre anche al divorzio se si è votato per qualcun altro!

Il nostro odio interno fa sì che gli americani ci odino ancora di più. Finiranno per incolpare gli ebrei della loro divisione e nulla di ciò che gli ebrei potranno dire li convincerà del contrario.

Se vogliamo che l’antisemitismo in America finisca, allora noi ebrei dobbiamo prima unirci fra noi. Ebrei liberali ed ebrei conservatori devono dimostrarsi all’altezza della situazione, mettere da parte le loro differenze ed unirsi per salvarsi. In caso contrario, l’odio che si svilupperà in America sarà molto potente, forse più di quello che colpì la Germania nel 1930, le cui conseguenze vengono commemorate ogni anno. Possiamo già constatare che sta accadendo e non dobbiamo aspettare che sia troppo tardi. Il nostro compito è quello di unirci al di sopra delle nostre differenze, proprio come fecero i nostri antenati, e mettere da parte tutto il resto, incluso la politica.

L’unione nel clima politico di oggi può sembrare impossibile, ma non è affatto così. In tutto il mondo le persone si stanno rendendo conto che l’unione al di sopra di tutte le differenze è la chiave per la loro felicità. Esse si riuniscono in eventi di unione e pace e scoprono che si tratta dello stesso “cemento sociale” che scoprì Abramo quasi 4000 anni fa. Il prossimo evento che si terrà negli Stati Uniti sarà dal 4 al 7 Maggio in New Jersey. Saranno presenti quasi un migliaio di persone di tutte le religioni, razze e provenienza sociale, e spero che il calore che esse sperimenteranno farà rafforzare la convinzione che l’unione al di sopra delle differenze è l’unica via praticabile per creare una società prospera e sostenibile.

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