Uniting Europe

Donald Trump parla mentre suo genero Jared Kushner e sua figlia Ivanka ascoltano. (photo credit: REUTERS).

Se fossi Donald Trump, cercherei di far capire agli ebrei che tutto dipende dalla loro unione.

 

Recentemente l’Amministrazione Trump ha creato un sito internet che offre agli americani l’opportunità di condividere idee e suggerimenti “su come il governo possa essere organizzato al meglio al fine di lavorare per il popolo Americano” e, conclude il sito, per “svuotare la palude”. A mio avviso questa è un’impostazione di governo matura e gradita.

Il sito chiede alla gente: “Quale agenzia vorresti riformare?” Ma per come la vedo, qui sta l’inganno. Il problema non è questa o quella agenzia, ma le persone che le gestiscono. Come accade in tutte le società, le persone che gestiscono il governo stanno diventando così alienate a narcisiste che il sistema stesso sta smettendo di funzionare correttamente.

Ogni regola o normativa viene creata per affrontare una sfida specifica o un gruppo di sfide. Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, per esempio, si occupa di anti-terrorismo, sicurezza delle frontiere, immigrazione e Dogana, sicurezza informatica, prevenzione e gestione delle calamità; è stato creato in risposta agli attacchi dell’11 Settembre 2001, tuttavia non ha risolto questi problemi. Tutto ciò che abbiamo ottenuto sono più regole e normative che cercano di affrontare questi problemi, ma senza alcun risultato.

Nel 1970 il governo degli Stati Uniti creò l’Agenzia per la Protezione Ambientale, al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente promulgando e applicando norme. Nonostante un bilancio annuale superiore agli otto miliardi di dollari, l’ambiente però è sempre più inquinato e la qualità dell’aria, dell’acqua e del cibo è sempre più scadente.

Così com’è per la sicurezza nazionale e per il Dipartimento di Protezione Ambientale, la stessa cosa vale anche per il Dipartimento della Sanità e dei Servizi Sociali, il Dipartimento di Giustizia, il Dipartimento dell’Educazione e qualsiasi altro dipartimento che il governo abbia mai istituito. Sono annegati tutti in una palude di regolamenti che li hanno resi pressoché inutili.

Quando i primi coloni ebrei si stabilirono nella valle di Hula a nord di Israele, l’area non era altro che una palude. Per prosciugarla dovettero sbloccare l’uscita, una parte del fiume Giordano che era piena di fango. Una volta fatto questo, la palude di Hula fu eliminata in poco tempo, lasciando un terreno ricco e fertile da coltivare. Allo stesso modo, il tappo che impedisce al governo di insediare un’amministrazione efficace è costituito dall’alienazione e dal narcisismo radicati nella natura umana. Per prosciugare questa palude, il presidente Trump dovrebbe per prima cosa occuparsi della divisione che regna nella società americana, e poi considerare quanto, anche nella sua amministrazione, gli ebrei siano la chiave per il successo o per il fallimento.

Perché gli ebrei sono importanti

Il 14 aprile scorso, nel suo incontro settimanale che era dedicato alla Pasqua (ebraica e non), il Presidente Trump ha dichiarato: “La storia dell’esodo… è la storia di un popolo incredibile che … ha sollevato le sorti dell’umanità. Nel corso dei secoli, il popolo ebraico ha … elevato il mondo oltre ogni misura”.

L’unicità degli ebrei è nota fin da quando gli ebrei esistono. Nel suo saggio “La risoluzione finale”, Leo Tolstoy scrisse degli ebrei: “L’ebreo è il simbolo dell’eternità. Egli è l’unico che per tanto tempo ha custodito il messaggio profetico e lo ha trasmesso a tutta l’umanità. L’Ebreo è eterno ed è l’incarnazione dell’eternità stessa”.

Anche Mark Twain ha scritto in I saggi completi di Mark Twain: “Se le statistiche sono esatte, gli ebrei costituiscono solo l’uno percento della razza umana”. (In realtà sono lo 0,2 %). Eppure, da parte degli ebrei, Twain scrive: “Il contributo all’elenco mondiale dei grandi nomi in letteratura, scienze, arte, musica, finanza, medicina e apprendimento astratto è decisamente sproporzionato rispetto all’esiguità del loro numero”. “L’egiziano, il babilonese e la Rosa di Persia sorsero, riempirono il pianeta di suoni e splendore, poi si dissolsero e svanirono come la rugiada del mattino; poi vennero i Greci e i Romani, fecero un gran rumore e se ne andarono. L’ebreo li vide tutti, li combatté e adesso è quello che è sempre stato. Tutte le cose sono mortali, tranne l’ebreo; tutte le altre forze passano, egli resta. Qual è il segreto della sua immortalità?”

Una nazione con uno scopo

Gli ebrei sopravvivono nonostante tutte le persecuzioni perché c’è uno scopo ben preciso per la loro esistenza in vita. Sono stati creati per essere “Una luce per le nazioni”, per guidare il mondo dalle tenebre alla luce, dall’odio all’amore, dalla separazione alla connessione. Per questo motivo, gli ebrei sono stati dichiarati una nazione solo dopo essersi impegnati ad essere “Come un solo uomo con un solo cuore”. Quando un uomo chiese ad Hillel il Vecchio cosa fare per convertirsi, il saggio gli disse: “Ciò che odi non farlo al tuo prossimo; questa è tutta la Torah” (Talmud, MasechetShabbat, 31a).

Anche le religioni derivate dall’ebraismo ne riconoscono la fondamentale importanza. Nel Nuovo Testamento è scritto: “Perché la salvezza viene dagli ebrei” (Giovanni 4:22), e il Corano asserisce: “O figli di Israele ricordate il favore che Io vi ho concesso e che Io vi ho fatto eccellere fra le nazioni” (La Giovenca, 2.47, 2.122).

Alla fine, non si può sfuggire dalla consapevolezza che il mondo si aspetta da noi niente di meno del Tikkun Olam (la correzione del mondo). Per questo motivo, gli ebrei, sia nell’Amministrazione Trump che nella sua famiglia, sono in una posizione ideale; se non altro per cominciare a seguire la vocazione della nostra nazione.

Più facile di quel che sembra

“Quando Israele si unisce, per far diventare tutti come uno e non come fantasia ma vera e propria unione, accelera la redenzione completa: redenzione dopo la quale non c’è esilio”, scrisse Rabbi Menachem Mendel Schneerson (il LubavitcherRebbe) nella Torat Menachem. Numerosi riferimenti ebraici alludono al rapporto fra l’unione di Israele e la connessione del resto del mondo. Nella porzione Aharei Mot, Il Libro dello Zohar scrive: “Ecco quanto è bello e piacevole che i fratelli siedano insieme. Questi sono gli amici che siedono insieme e non sono separati gli uni dagli altri. In un primo momento, sembrano come le persone in guerra che desiderano uccidersi le une con le altre. Ma poi tornano ad essere in amore fraterno. E voi, gli amici che sono qui, dato che siete stati in affetto e in amore prima, d’ora in poi non vi separerete … E per merito vostro ci sarà la pace nel mondo”. Anche Rav Kook, il primo Rabbino Capo di Israele, ha scritto (OrotHakodesh): “In Israele risiede il segreto per l’unione del mondo”.

C’è un motivo profondo per cui gli ebrei hanno sempre coltivato l’unione come soluzione a tutti i loro problemi. Come ho scritto in “Chi sei tu, popolo di Israele”, “Perché la gente odia gli Ebrei” e in diversi altri testi, la nostra nazione ha avuto inizio nell’antica Babilonia quando Abramo, Nostro Padre, si accorse che il suo popolo a Ur dei Caldei stava diventando sempre più ostile. Come descrive Maimonide nella Mishneh Torah (Capitolo 1) e come specifica anche il Midrash (BeresheetRabbah), Abramo voleva aiutare i suoi concittadini a superare la loro antipatia reciproca. Egli meditò e rifletté fino a quando comprese che l’odio non poteva essere superato perché deriva dall’ego umano, che è in continua crescita. Secoli dopo, il Midrash (KoheletRabbah) ha riassunto l’essenza dell’egoismo umano con una massima immortale: “Un uomo non lascia il mondo con la metà del suo desiderio in mano. Piuttosto, se egli ha cento, vuole avere duecento e, se ha duecento, vuole avere quattrocento”.

Mentre Abramo si rese conto che l’ego cresce continuamente, capì anche che invece di combatterlo inutilmente, le persone dovrebbero concentrarsi nel rafforzare la loro unione per far fronte al loro crescente odio reciproco. Questa realizzazione è stata la chiave dell’unicità della nazione che è emersa dai suoi discendenti: il popolo ebraico. Il tipo di unione che Abramo promuoveva, non era comune unione, piuttosto un’unione che era stata forgiata per superare l’odio più feroce.

Nel corso delle generazioni, gli ebrei hanno sperimentato varie guerre e conflitti interni, ma tutto è servito per aumentare l’unione fra loro e l’amore per gli altri. Il Libro dello Zohar (Beshalach) riassume: “Tutte le guerre nella Torah sono per la pace e per l’amore” e Re Salomone afferma in modo poetico: “L’odio provoca liti, ma l’amore copre tutte le colpe” (Proverbi 10:12).

Abramo accettò tutti nel suo gruppo, senza alcuna discriminazione o precondizione diversa dalla volontà di unirsi. Di conseguenza, le persone che diventarono suoi discepoli provenivano da tutta la Babilonia. Ciò rende l’ebraismo una nazione unica: non costruita sull’affinità tribale ma sull’ideologia di unione al di sopra dell’odio e formata da “rappresentanti” di tutte le nazioni del mondo. Pertanto, TikkunOlam è nel nostro DNA!

Quando Mosè uscì dall’Egitto, volle continuare dove Abramo si era fermato. Il Ramchal scrive, nel Commentario del Ramchal alla Torah, che Mosè “Voleva completare la correzione del mondo. Ma non ebbe successo a causa delle corruzioni che si verificarono durante il cammino”. Nonostante ciò, appena gli ebrei furono dichiarati una nazione, furono incaricati di essere “Una luce per le nazioni”, cioè di assolvere il compito di unire il mondo.

La moderna Babilonia di oggi

Per molti versi, gli Stati Uniti sono la moderna Babilonia: una raccolta di etnie, culture e razze. Così come lo era l’antica Babilonia ai tempi di Abramo, anche gli Stati Uniti di oggi sono in crisi. La palude nella quale sta affondando l’America non è il labirinto burocratico che Trump ha ereditato dai suoi predecessori ma il pantano dell’odio e dell’emarginazione che inghiotte la società americana. Gli ebrei nell’Amministrazione Trump hanno un ruolo chiave da svolgere per bonificare la palude: cominciare a lavorare sulla loro unione e quindi togliere il tappo che ostacola il drenaggio. Se cominceranno a coltivare “Una vera e propria unione”, come dice il Lubavitcher Rebbe, risveglieranno i poteri dell’unione che risale alla formazione del popolo ebraico.

Ma non deve finire qui. L’unione deve comprendere tutto il popolo ebraico e, infine, tutta la società americana. Tikkun Olam parte dall’interno ma non si ferma qui. Quando la gente fa battute antisemite e di cattivo gusto come Mel Gibson: “Gli ebrei sono responsabili di tutte le guerre del mondo”, implicitamente sostiene che sia nostra la responsabilità di rimediare. Anche le nostre stesse fonti ci dicono: “Nessuna calamità viene al mondo se non a causa di Israele” (Talmud, MasechetYevamot, 63a). Poiché la gente sente questo in modo viscerale, quando e dove ci sarà una crisi, gli ebrei ne saranno ritenuti responsabili. E invero lo siamo.

 

Se fossi Donald Trump, farei pressione affinché gli ebrei si uniscano. Di certo non con la coercizione, ma di sicuro farei vedere loro che questo è ciò che mi aspetto. Persino un fanatico antisemita come Henry Ford comprese quale fosse il ruolo che devono svolgere gli ebrei: “I moderni riformatori, che studiano sistemi sociali modello, farebbero bene ad esaminare il sistema sociale con il quale erano organizzati i primi ebrei” (The International Jew—The World’s Foremost Problem). Se persino Ford poteva vederlo, perché noi non possiamo?

Quando ci uniremo, il beneficio che ne deriverà si rifletterà immediatamente sul mondo intero. Come disse Ford, l’umanità cerca di prendere esempio dagli ebrei. E poiché gli ebrei sono separati fra loro, hanno bisogno che gli venga ricordato il loro compito.

Non dobbiamo aspettare che gli altri ci costringano. Dobbiamo ricordarci che la separazione fra noi sta aumentando, quindi dobbiamo far crescere anche la nostra unione che coprirà il nostro odio con l’amore reciproco, proprio come hanno fatto i nostri antenati. Prima cominceremo, più facile sarà per noi drenare la palude di odio che si sta diffondendo in America.

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