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La dipendenza dal gioco è stata classificata come condizione di salute mentale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo l’OMS, i disturbi riguardanti il gioco sono caratterizzati da una mancanza di controllo nei confronti del gioco stesso; in pratica il gioco arriva ad avere una priorità più alta rispetto ad altri interessi ed attività quotidiane, a danno della sfera personale, familiare, sociale, educativa e lavorativa del giocatore.

 

Ho avuto a che fare con questo problema in prima persona circa 30 anni fa, quando uno dei miei più cari amici, un uomo di circa 40 anni, è diventato dipendente dai giochi per computer. Il gioco al quale stava giocando a quel tempo prese il controllo della sua vita. Ogni giorno, da mattina a sera, lui era completamente focalizzato a migliorare le sue prestazioni, pensando a come procurarsi più soldati ed armi per il gioco del quale era diventato dipendente. Il culmine venne quando andò in bancarotta. Da allora, molteplici simili esempi di dipendenza dal gioco hanno reso il problema noto a molta più gente.

 

I videogiochi disconnettono le persone dalla realtà. Ma che cosa li rende così irresistibili? Non è solo l’atto del giocare ai videogiochi in sé. Dietro le quinte c’è un’industria enorme che inventa, produce, fa marketing ed investe nei giochi e nei loro accessori, in pratica molte persone che cercano di massimizzare i loro profitti. E quando ragioni di profitto finiscono con l’invischiarsi nel fenomeno, allora un sacco di sforzi vanno, da un lato, direzionati a prendere contatti con i governi e a cercare metodi per incoraggiare il divertimento da videogioco e, dall’altro, all’ottimizzare i giochi stessi ed il mondo degli accessori e l’immaginario che circonda i giochi per far continuare la gente a giocare.

 

L’ostacolo principale è che queste persone sono per lo più bambini e giovani. Essi possono facilmente scivolare dalla realtà verso il mondo dei videogiochi. Questo diventa particolarmente deludente se si considera che la dipendenza da videogiochi può sia affievolire certi aspetti del loro sviluppo mentale ed emotivo, sia causare malattie mentali e danni alla loro personalità.

 

L’aumentata consapevolezza dei disturbi da videogioco ed il potenziale dei videogiochi di deteriorare lo sviluppo delle persone sono una cosa sola. Ma cosa potrebbe essere fatto per migliorare un tale stato delle cose? Qui di seguito abbiamo 4 punti:

 

  1. Restringere l’accesso ai videogiochi. Alle autorità che permettono ai videogiochi che creano dipendenza di inondare il mercato, può essere richiesto di restringerne l’accesso, o almeno di limitare l’ingresso ai luoghi che rendono questi giochi disponibili. Sebbene questo sembri non realistico, specialmente perché le stesse autorità traggono grandi profitti da questa industria, è un’azione cionondimeno realizzabile. Un chiaro esempio lo si ha con gli stati che restringono il libero accesso ad Internet per varie ragioni.

 

  1. Allontanare le persone dai videogiochi. Questa è la forma di disintossicazione più efficace. Noi esseri umani siamo per natura creature egoistiche ed alla costante ricerca del piacere e cercheremo quindi sempre nuovi modi per divertirci in diverse aree di interesse.

 

  1. Creare in parallelo giochi educativi o integrare aspetti educativi nei giochi già esistenti. Anziché guidare il protagonista in lotte e vittorie a discapito di altri giocatori, alimentando i giocatori attraverso l’orgoglio, che li induce a continuare a giocare, potremmo incanalare il successo del giocatore nella direzione di valori sociali costruttivi. La domanda è: chi promuoverà una tale iniziativa?
  2. L’istruzione: creando strumenti d’insegnamento e programmi che si focalizzino sul rafforzare e migliorare ciò che è più importante nella vita: connessioni umane significative. Tali strumenti dovrebbero aiutare le persone a navigare attraverso tutti i tipi di interferenze al fine di raggiungere connessione, inclusi l’inondazione di prodotti virtuali che incessantemente appaiono sui nostri schermi. Se tale modello d’istruzione sarà portato avanti con successo, la prossima generazione saprà come gestire relazioni stabili e creare connessioni positive in circoli sociali più ampi. Il quarto passo è decisamente quello più significativo e principale.

 

 

Ciò vuol dire che solo quando il nostro ambiente sociale sarà pieno di connessioni più significative, quando sentiremo di essere veramente importanti l’uno per l’altro, come in una famiglia, solo allora avremo i mezzi per far crescere degli esseri umani felici e sicuri di sé.

Allora non cercheremo più una via di fuga dalla realtà. Cercheremo invece un ingresso più profondo in questa realtà ed investiremo i nostri poteri di inventiva, produttività, giocosità e promozione, nel costruire questo ambiente di supporto che impedirà qualunque malattia mentale ed alterazione dello sviluppo.

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