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All’inizio del nuovo anno, un’atmosfera di crescente consumismo avvolge le società in tutto il mondo. Tuttavia c’è una generazione che sta rovinando il trambusto commerciale: i Millennial.

Avere una nuova auto, una nuova casa e un nuovo partner sono propositi comuni per il nuovo anno. Nessuno di questi obiettivi, tuttavia, sembra interessare la generazione nata tra il 1981 e il 1996. Proprio questa generazione è stata oggetto di un attento esame da parte di economisti e analisti, nel tentativo di interpretare le loro priorità e mentalità finanziarie.

Perché è così importante per gli economisti? Perché i Millennial, stimati in circa 80 milioni di persone solo negli Stati Uniti, sono in procinto di superare i baby boomer (i nati fra il 1945 e il 1964) e di diventare la generazione americana più numerosa. Ci si aspettava che i Millennial avrebbero consumato di più e che avrebbero contribuito maggiormente all’economia rispetto ai baby boomer, ma questo non sta accadendo e gli analisti vogliono saperne il perché. Sono le scelte non capitalistiche di questo gruppo, le responsabili della distruzione dell’economia? O i loro modesti modelli di spesa sono il prodotto di un’economia spietata inflitta agli americani per anni sotto il controllo delle élite?

Un nuovo studio del Consiglio della Federal Reserve ha rivelato che, rispetto alle generazioni precedenti, alla stessa età i Millennial hanno un reddito inferiore e meno ricchezza dei loro predecessori. Essendo nati e cresciuti in un’era in cui il Capitalismo era fuori controllo e i più forti depredavano i più deboli, si sono ritrovati irrimediabilmente indebitati dal finanziamento della loro istruzione universitaria, che ha reso loro praticamente impossibile permettersi una vita indipendente anche ad un livello minimo, per non parlare dell’acquisto di una nuova casa. Tuttavia esperti e leader puntano il dito contro i Millennial per la loro spesa limitata ed i suoi “effetti negativi” sull’economia.

Ci si aspettava che i Millennial consumassero e partecipassero al mercato del lavoro almeno quanto i loro genitori, se non di più. Dovevano credere nel sogno americano, proprio come i loro genitori. Ma hanno perso la speranza e la fiducia nell’attuale sistema economico e vivono i più alti livelli di ansia e depressione mai registrati prima.

Tuttavia, invece che affrontare la radice del problema, la classe dirigente economica e i media (che sono al servizio delle élite) sono contrariati dal fatto che non possono estorcere denaro a questi “bambini”, i Millennial per l’appunto, nel modo in cui ci erano riusciti con i loro genitori.

E così il mondo domani continuerà a provare a seguire gli stessi schemi finanziari obsoleti. Le élite continueranno a mantenere l’economia tradizionale che incoraggia il consumo e concentra il capitale sotto il controllo di una manciata di magnati. Ma sempre più persone chiederanno giustizia sociale perché si sentiranno sempre più private e frustrate. Probabilmente sostituiranno i propri leader, chiederanno la limitazione degli stipendi dei nuovi funzionari eletti, esigeranno l’abbassamento dell’IVA (imposta sul valore aggiunto) sui beni di base e il congelamento degli aumenti delle tasse per le classi medio-basse.

Non è lontano il futuro di un mondo molto diverso: la rivoluzione industriale-tecnologica farà passi da gigante verso l’automazione di massa, tagliando fuori dal mercato gran parte della forza lavoro e chiudendo i cancelli dietro di loro. Quando non c’è lavoro non ci sono salari, quando non ci sono stipendi non ci sono soldi da spendere, quando non ci sono soldi da spendere i prodotti non essenziali non vengono acquistati, e dal momento che gran parte di ciò che stiamo attualmente consumando sono prodotti non essenziali, l’effetto domino continuerà e cadranno anche tutte le attività legate a questi prodotti.

Cosa faranno le masse disoccupate in circostanze come queste? Questo scenario aprirà la via ad una valanga di frustrazione e rabbia da riversare nelle strade? Le recenti rivolte violente in Francia sono solo un piccolo assaggio di che cosa ci riserva il futuro? E anche se questo non succedesse domani, cosa ci aspetterà dopo domani?

È possibile e necessario prepararci ora per il futuro che verrà. Di conseguenza dobbiamo pianificare la prevenzione di un indesiderato caos futuro, garantendo che ogni cittadino riceva un reddito di base sufficiente per vivere dignitosamente. Tuttavia, accanto al soddisfacimento dei bisogni fisici, dobbiamo anche placare lo spirito e appagare l’anima. Di fronte a questi enormi cambiamenti sistematici nella società, è fondamentale un sistema educativo di nuova concezione per aiutare i cittadini disorientati a riorganizzare i loro valori e priorità. L’obiettivo di tale educazione è di guidare le persone verso relazioni positive ed equilibrate attraverso una chiara comprensione del sistema integrale globale in cui viviamo.

Con l’inasprirsi della crisi, scomparirà l’aspettativa che il denaro sia in grado di fornire un senso di sicurezza. Pertanto dobbiamo educarci a costruire una società che fornisca alle persone il tipo di sicurezza che si trova in una famiglia amorevole. Invece di alimentare la competizione predatrice, che ci pone sempre in mezzo ad una costante corsa alla sopravvivenza, svilupperemo una competizione umana che ci spinga tutti a contribuire il più possibile alla coesione sociale. Anziché fossilizzarci in posti di lavoro che esigono un pesante prezzo psicologico a vantaggio dei proprietari delle aziende, impegneremo il nostro tempo in occupazioni creative e sociali che servono la collettività, in un concetto di lavoro completamente nuovo.

Invece che giudicare le persone in base a quanto guadagnano, ci misureremo a vicenda in base al nostro contributo alla società. Piuttosto che lavorare tutto il giorno e trascorrere poco tempo con i nostri figli, il nostro tempo sarà dedicato alla costruzione di stretti legami familiari. In luogo di un settore pubblicitario che ci spinga al consumo compulsivo di prodotti inutili, impareremo a vivere felici e in maniera sostenibile. Al posto di una propaganda di marketing che vende illusioni materiali ben confezionate, i media ci aiuteranno a vedere che la felicità si trova nelle relazioni sociali positive.

Ovviamente niente di tutto ciò avverrà domani mattina, ma già oggi possiamo iniziare questo processo educativo graduale e costante. Diversamente da qualsiasi cosa abbiamo conosciuto prima, una tale trasformazione della società non può avvenire attraverso la coercizione e l’oppressione. Si tratta piuttosto di un processo di costruzione di nuovi valori nella società e di aggiornamento della consapevolezza della gente, in modo da iniziare a bilanciare noi stessi con le condizioni costantemente fluttuanti e globalmente interdipendenti. Come risultato di questo aggiornamento nella coscienza collettiva, i cambiamenti istituzionali nel concetto di lavoro e nel sistema economico possono svilupparsi organicamente e pacificamente.

Inoltre, quando inizieremo a concentrarci sulla costruzione di relazioni qualitative e significative, scopriremo una nuova fonte di soddisfazione. Poiché l’enfasi si sposterà su come possiamo collegare positivamente soprattutto le differenze nella società, saremo sempre meno immersi in questioni materiali e più coinvolti in un adempimento che è molto più naturale e comune a tutte le persone. Sentiremo quindi un nuovo tipo di felicità, fiducia e soddisfazione, mentre noi, attraverso i nostri sforzi per connetterci positivamente, inizieremo a sfruttare una fonte di energia che dimora nella natura, che ci nutrirà e ci porterà ad un livello superiore di coscienza.

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