Uniting Europe

Le proteste e le rivolte che si stanno verificando in tutta Israele sembrano far parte della quotidianità delle maggiori città statunitensi quali Chicago o Los Angeles, dove le tensioni razziali tra la minoranza nera e la polizia a volte esplodono. Ma in questo caso ci troviamo proprio in Israele, dove un teenager etiope disarmato, Solomon Tekah, è stato colpito a morte da un poliziotto fuori servizio. La sparatoria e il conseguente malcontento sociale hanno aperto una nuova frattura nella società israeliana già in crisi. Questo rivela la profonda separazione che ci dilania e mette in pericolo Israele. Tuttavia, questa dolorosa esplosione offre anche un’opportunità per cambiare le cose per sempre in meglio, attraverso l’educazione, l’unica possibile soluzione completa per questa crisi.
L’immigrazione di ebrei etiopi in Israele iniziò nel 1950 grazie agli sforzi dell’Agenzia Ebraica. Seguirono altre due massicce ondate di immigrazione, le cosiddette Operazioni Mosè e Salomone, avvenute rispettivamente nel 1980 e nel 1990. Da allora gli ebrei di origine etiope in Israele sono diventati circa 150.000. Quasi la metà di loro fa parte di una nuova generazione già nata in questo paese, eppure le loro condizioni di vita sono molto meno favorevoli rispetto alla media della popolazione israeliana in termini di standard di vita, istruzione e opportunità di lavoro.

Personalmente, come immigrato, il mio periodo di ambientamento alla vita israeliana è stato relativamente facile e comodo, come lo è stato quello della maggior parte degli immigrati provenienti dall’ex Unione Sovietica. Ma non può esserci un confronto tra immigrazione dalla Russia e immigrazione dall’Etiopia, dal momento che le culture sono enormemente differenti. Negli anni ’70 ricordo chiaramente quanto fossi entusiasta di assistere all’arrivo degli ebrei etiopi in numero così massiccio. Mi sembrava che in qualche modo rappresentasse la fine dell’esilio del popolo di Israele dalla terra di Israele, quello che i nostri antenati sognavano.
Sfortunatamente, i membri della comunità etiope non hanno trovato in Israele condizioni adatte alla loro mentalità e cultura. Nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni per integrarli pienamente nella società israeliana, c’è ancora molto lavoro da fare. La ferita dolorosa del sentirsi emarginati non ha ancora smesso di sanguinare e nessun cerotto curerà oggi questa malattia. D’altra parte, è necessaria una soluzione educativa onnicomprensiva per questo problema, come un importante punto di riferimento per completare la guarigione della frattura generale nella società israeliana e la frammentazione che ci distrugge quotidianamente.
Quest’ultima ci riporta anche la memoria a quello che è il ruolo principale dell’intera comunità ebraica: sollecitare Israele a sviluppare un atteggiamento corretto nei confronti della sua situazione, nel riconoscere le spinte divisionali dentro di noi che ci trattengono, che ci fanno connettere a etichette e nazionalità invece di trascenderle con valori unificanti al di sopra delle differenze. Ciò che la comunità etiope può rivelare a tutti noi è la misura in cui viviamo negando la discriminazione e la reale portata del conflitto e della separazione interna nel popolo ebraico.
Aumentare la consapevolezza di quanto siamo veramente divisi dovrebbe alla fine portarci a cercare una soluzione: l’educazione dei valori che ci ricostruirà come società unificata al di sopra delle nostre differenze, “Come un solo uomo con un solo cuore”. Non abbiamo bisogno di altro che della consapevolezza della divisione che opprime la nostra unione. Il cuore dell’attuale dibattito dovrebbe quindi essere la consapevolezza di quanto ci ferisce la nostra divisione, legata alla necessità che ci uniamo al di sopra di essa.

Finché le relazioni tra di noi rimarranno distanti e vi sarà un considerevole attrito tra gruppi etnici e settori territoriali, allora gli etiopi dovrebbero continuare ad organizzarsi, unirsi di più e continuare le lotte per i loro diritti.

Violenza e disordine sono fuori questione. Tuttavia, nel rispetto della legalità, qualsiasi attività pubblica essi si ostineranno ad intraprendere, finirà per diffondersi. Come primo passo verso la prevenzione del trattamento ingiusto ed il ripristino della sicurezza, c’è spazio per un’unificazione interna. Tuttavia, questo è solo un primo passo per andare verso la creazione di una società più stabile e pacifica, basata sul principio di “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Author :
Print

Leave a Reply