Uniting Europe

In Israele è stato annunciato il terzo turno elettorale a causa della nostra incapacità di formare un governo; è la prima volta nella storia del nostro paese.

Cosa posso dire? Tutto quello che posso dire è che abbiamo bisogno di qualcosa che ci scuota dal nostro torpore. Mi dispiace scrivere queste parole, ma fa male quando ami il popolo e lo Stato di Israele. Dopo tutto, è casa mia.
Vivo in questa terra da decenni e non ho mai pensato di andarmene. Tuttavia, non vedo alcun futuro positivo se le cose continuano ad andare come al solito, senza un controllo accurato e una decisione di cambiare il modo in cui conduciamo le nostre vite.

È nostro dovere fornire ad ogni cittadino il metodo che un tempo ci ha connessi come nazione e che ci concederebbe l’innegabile diritto di vivere in questa terra. Il kabbalista Rav Baruch Shalom HaLevi Ashlag (Rabash) ha aperto con queste parole il primo dei suoi numerosi scritti su come una società possa fare il passaggio dalla divisione all’unione: “Ci siamo riuniti qui per stabilire una società per crescere e diventare umani, nel senso più pieno della parola (la parola che definisce l’”essere umano” in ebraico, “Adam“, è anche la parola con cui viene definita l’anima collettiva, quella che scopriamo quando ci uniamo secondo le leggi integrali della natura).
In altre parole, lo scopo del nostro riunirci in un unico posto non è semplicemente quello di continuare a vivere senza tutti i pensieri che lo scorrere della vita ci pone dinnanzi, qui invece che nella diaspora, ma per realizzare il metodo che ci è stato dato: unire e trasmettere la forza che ci unisce all’umanità.

L’atmosfera di divisione che oggi regna in Israele è il chiaro segnale che non saremo in grado di trovare la pace fra noi se non riusciremo a comprendere e ad applicare le leggi integrali della natura. È questo che ci ha uniti nel passato, cioè l’inclinazione ad unirci al di sopra delle divisioni dell’antica società babilonese, dalla quale siamo emersi come nazione.
È nostro scopo e nostro compito nel mondo raggiungere tale unione, e se non ci muoviamo in quella direzione, ponendo fine al nostro sperpero di energie senza scopo, nel quale ognuno di noi si concentra sulla costruzione della propria vita a scapito degli altri, otterremo solo l’effetto contrario: la divisione sociale.

La nostra disunione riceve quindi una reazione negativa dalle nazioni del mondo. Quella reazione è nota come antisemitismo e il suo risveglio diffuso oggi, è dovuto al fatto che viviamo una fase di sviluppo in cui dobbiamo fare un passo verso l’unione come singola nazione, secondo il principio che ci ha uniti in primo luogo: unitevi (“Amate il vostro amico come voi stessi”) al di sopra delle divisioni (“L’amore coprirà tutte le trasgressioni”) al fine di diffondere questa tendenza unificante al mondo (per essere “Una luce per le nazioni”).

Secondo le leggi della natura (leggi integrali di interconnessione e interdipendenza), il popolo di Israele ha un ruolo chiave: diffondere la connessione positiva fra l’umanità. Ci è stato dato un metodo per farlo, lo stesso metodo per la connessione con cui Abramo ci ha guidati nell’antica Babilonia e che ha subito vari aggiornamenti nel corso delle generazioni per adattarsi ai giorni nostri.

In sostanza, è un metodo per attualizzare la connessione tra noi nella stessa misura e qualità della connessione della natura, scoprendo gradualmente la sua immensa forza unificante, man mano che ci connettiamo sempre più.

Inoltre, la nostra rivelazione della forza unificante della natura si diffonde nella coscienza collettiva dell’umanità, invertendo la nostra attuale tendenza alla crescente divisione (quando ci comportiamo come cellule cancerogene che prendono il più possibile per se stesse a scapito della società) verso una tendenza unificante, pacifica e amorevole a beneficio dell’umanità.

Non lascerò mai Israele. Rimarrò qui e farò tutto il possibile per il suo successo. Tuttavia, i suoi risultati materialistici come nazione pilota non sono per me un segno di successo. Il successo per il popolo di Israele non può che essere spirituale: dobbiamo renderci conto che il nostro ruolo è quello di essere un canale di unione per il mondo.

Da quando i nostri antenati hanno raggiunto un sublime stato di unione sotto la guida di Abramo circa 3.800 anni fa, il nostro ruolo è rimasto invariato. Da allora ci siamo staccati da quella consapevolezza, ma come spiegato dai kabbalisti, è giunto il momento in cui il bisogno di unione non ci pressa più solo all’interno dei confini del nostro paese; esso viene espresso anche in tutto il mondo come una crescente tendenza alla divisione che lacera sempre più le società. Pertanto, non passa giorno in cui non senta il dovere di parlare o scrivere di questo fenomeno, poiché un futuro pacifico o doloroso dipende proprio dall’unione di Israele o dalla sua mancanza.
Una volta chiarito e stabilito il nostro obiettivo elevato, spirituale ed eterno per noi stessi, le nostre vite si sposteranno in una direzione positiva. Il caos in cui ci troviamo oggi non è dovuto ai pochi politici che non sono riusciti a formare un governo; la responsabilità è nostra, dell’intero popolo di Israele.

Pertanto, dobbiamo tirare fuori la testa dalla sabbia, riconoscere che facciamo parte tutti di un’unica famiglia, interconnessa e interdipendente, e che dobbiamo affrontare il problema tutti assieme. Nel frattempo, non solo noi soffriamo, ma tutto il mondo soffre perché tutto dipende dal nostro spirito interiore per sorgere come popolo unito di Israele.

Spero quindi che inizieremo a sentire la grande responsabilità su di noi, verso noi stessi e verso il mondo e inizieremo a mettere in pratica il metodo per la connessione che abbiamo a portata di mano.

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