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Le persone si chiedono in che modo il libro The Jewish Choice: Unity or Anti-Semitism differisca dagli altri libri di storia sull’antisemitismo. Bene, alla gente piacciono le storie, quindi forse il modo migliore per rispondere a questa domanda è con una storia, la storia di un crimine.

In diritto penale esiste la definizione di “prova circostanziale”. La prova circostanziale implica l’ipotesi che una persona abbia commesso un crimine, ma senza che ci siano prove dirette che lo abbia fatto davvero.

Prendiamo ad esempio questa storia: in una piccola città una serie di furti scuote la piccola comunità, ma nessuno sembra sapere chi li abbia commessi. Non ci sono impronte digitali e le telecamere di sicurezza poste nei luoghi dei crimini hanno sempre malfunzionamenti sospetti durante i furti.

Per molti mesi i furti continuano, ma la polizia è ad un punto morto nelle indagini fino a quando un detective di fuori città suggerisce una nuova idea: non controllare la scena del crimine solo durante l’evento ma anche nei giorni che lo precedono.

La polizia locale prova il nuovo approccio, riapre i casi irrisolti di furto con scasso e analizza i filmati dei giorni precedenti ai crimini. Ed ecco, un uomo, sempre lo stesso, viene visto perlustrare le scene dei crimini pochi giorni prima dei furti con scasso.

Poco dopo la loro scoperta, un uomo, quello stesso uomo, viene visto passeggiare nei pressi di una grande casa senza una ragione apparente. Quando la polizia lo convoca per interrogarlo e gli fa visionare i filmati delle sue “passeggiate” attorno alle case che in seguito sono diventate scene del crimine, crolla e confessa tutto.

Per quanto riguarda l’antisemitismo, gli storici finora hanno fatto come la polizia nella nostra allegoria: hanno esaminato ciascun caso separatamente. Esaminando ogni caso di per sé, ovviamente si arriva alla conclusione che le cause dell’antisemitismo nella Spagna del XV secolo che ha generato l’Inquisizione differiscono dalle cause dell’antisemitismo che ha provocato l’Olocausto nell’Europa del XX secolo.

Ma valutare ogni caso separatamente porta ad ignorare le prove circostanziali e nessun buon investigatore lo farebbe. Per secoli i Kabbalisti che, nella nostra allegoria, sono quel detective di fuori città, ci hanno avvertiti che la vera ragione dell’odio verso gli ebrei non dipende da condizioni temporali. Da secoli essi dicono che una causa più profonda suscita un’ostilità preesistente verso gli ebrei, che poi si “veste” di un comodo pretesto.

Tali pretesti per l’aggressività nei confronti degli ebrei sono ciò che di solito chiamiamo “le ragioni dell’antisemitismo”, ma non lo sono. Gli ebrei non sono odiati perché c’è una crisi economica o perché hanno successo o perché praticano una religione diversa rispetto alla gente del posto o perché sono di una razza diversa. Questi sono tutti “pretesti” per esprimere l’odio che già esiste.

Secondo i Kabbalisti, che lo hanno scritto negli ultimi 2000 anni, la vera e unica ragione dell’antisemitismo è il fatto che gli ebrei stessi odiano gli ebrei. I Kabbalisti di tutte le epoche hanno affermato che quando gli ebrei odiano gli altri ebrei, non possono essere ciò che dovevano essere – una nazione che pratica il precetto “Ama il tuo prossimo come te stesso” per mostrare al mondo, con il loro esempio, come stabilire pace duratura e società sostenibili.

Naturalmente, nessun antisemita direbbe agli ebrei che li odia a causa del loro odio reciproco. Ciò costituirebbe una prova diretta e ci sono pochissimi casi nella storia in cui tale prova esiste (sebbene il libro ne citi alcuni).

Quindi, invece di cercare prove dirette, come hanno fatto finora gli storici, The Jewish Choice: Unity or Anti Semitism esamina la storia dal punto di vista del detective di fuori città. In altre parole, il libro esamina nel corso degli anni gli eventi storici, lo stato di unione o mancanza di unione fra gli ebrei che hanno portato alla catastrofe.

La grande scoperta è che, senza eccezioni, disunione, odio e talvolta estrema violenza tra gli ebrei precedono sempre le catastrofi nella storia del popolo ebraico. Midrash Rabbah (Shemot 1: 8) afferma che il Faraone, che inizialmente amava gli ebrei e diede loro la terra migliore in Egitto, iniziò a odiarli solo dopo che essi iniziarono ad allontanarsi fra loro. Il re babilonese Nabucodonosor II, conquistò la terra di Israele e distrusse il Primo Tempio solo dopo che Israele sprofondò in uno spargimento di sangue interno e altri comportamenti inappropriati gli uni verso gli altri. Negli ultimi giorni del Tempio, si odiavano così tanto che il Talmud (Yoma 9b) scrive che si stavano “pugnalando a vicenda con le spade delle loro lingue”.

Tuttavia, nulla è paragonabile alla distruzione del Secondo Tempio e all’esilio del popolo di Israele dalla terra per duemila anni. È una storia così piena di odio interno, torture, omicidi e persino cannibalismo, che i saggi concludono semplicemente che la ragione della caduta del Secondo Tempio era l’odio infondato (immotivato). In effetti, per ogni ebreo che i romani uccisero nel tentativo di conquistare Gerusalemme, gli ebrei ne uccisero dieci del loro popolo dentro la città. Lo storico ebraico-romano Flavio Giuseppe catturò l’essenza degli eventi in una frase in The Wars of the Jews: “La rivolta ha distrutto la città e i romani hanno distrutto la rivolta”.

In Spagna, circa 15 secoli dopo, “l’età dell’oro” terminò quando gli ebrei iniziarono a convertirsi in numero crescente e le tensioni tra gli ebrei effettivi e gli ex ebrei (conversos) crebbero. L a successiva animosità degli spagnoli fu inizialmente rivolta ai conversos, ma finì per essere diretta a tutti gli ebrei. Se si valutano solo gli eventi accaduti durante le persecuzioni, non è possibile vedere come la disunione sia collegata alle persecuzioni. Ma lo stesso elemento che è apparso nella storia del popolo ebraico prima di ogni grande disgrazia, appare anche qui.

Ciò vale anche per l’atto di genocidio più demoniaco mai compiuto nella storia umana: l’Olocausto. La Germania nazista lo eseguì con l’aiuto effettivo della gente del posto in molte delle nazioni occupate. Tuttavia, anche qui ci sono abbondanti prove di odio tra gli ebrei nei decenni precedenti l’ascesa al potere del partito nazista: tra ebrei riformisti ed ebrei ortodossi, tra sionisti e assimilazionisti e tra ebrei di origine tedesca ed ebrei di origine polacca. In verità, tutte le fazioni degli ebrei tedeschi si odiavano a vicenda.

Per inciso, si sono portati dietro il loro odio quando si sono trasferiti in America. Questo è il motivo per cui il libro prevede anche che, poiché la presenza della componente di separazione esiste già all’interno dell’ebraismo americano, a meno che non lo rimuovano unendosi (in qualche modo), il destino degli ebrei americani non sarà migliore di quello degli ebrei nell’Europa del secolo precedente.

Inoltre, poiché lo stesso odio esiste all’interno della società israeliana, lo stesso pericolo incombe anche sul destino dello Stato di Israele.

Naturalmente, questa è solo una prova circostanziale. Di per sé, non dimostra nulla. Ma se si osserva l’intera storia ebraica, si potrà scoprire che questo è l’unico elemento che precede sempre i più grandi cataclismi nella storia del popolo ebraico.

Questo è il motivo per cui, soprattutto oggi, con la nostra crescente divisione e partigianeria, è così importante che ci eleviamo al di sopra delle nostre differenze e ci uniamo, anche solo per evitare la prossima calamità.

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