Uniting Europe

Il proposito di avviare un’indagine della Corte Penale Internazionale a l’Aia, contro Israele per presunti crimini di guerra in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, è un’altra prova che la nazione ebraica, tra tutte le nazioni del mondo, è stata ancora una volta presa di mira dalle organizzazioni internazionali. Tuttavia, se dovessi essere interrogato dal Tribunale penale internazionale dell’Aia, non avrei nulla di negativo da dire contro gli accusatori, ma piuttosto spiegherei a loro e a noi perché il mondo odia Israele e di cosa siamo colpevoli.

Per prima cosa farei un rapido quadro generale del sistema della creazione dall’inizio alla fine e dimostrerei che “nessuna calamità viene al mondo se non per Israele” (Yevamot 63). La ragione dell’ostilità contro di noi non è l'”occupazione” e non ha nulla a che fare con la nostra necessità di autodifesa, ma si deve al fatto che non riusciamo ad eseguire ciò che il mondo esige da noi: connetterci e fornire al mondo il sistema per la connessione finale.
Secondo la saggezza della Kabbalah, la nazione di Israele è stata creata in modo diverso da tutte le altre nazioni del mondo. La nostra è una nazione istituita per servire come sorgente per la futura connessione dell’umanità, di ogni nazione del mondo. È per questo che Israele è stata creata e questo è il nostro destino. Inoltre, è ciò che il mondo inconsciamente si aspetta da noi. Tuttavia, la situazione attuale vede la continua crescita dell’ego, con l’aumento della divisione tra noi fino al punto dell’odio, un odio che deve essere coperto con l’amore.

Anche la questione dell’ipocrisia del mondo che continua a prendere di mira Israele è fuori luogo. Mentre è sotto gli occhi di tutti che la Siria sta usando armi chimiche contro civili innocenti, la Turchia attacca senza pietà i curdi e l’Iran spara indiscriminatamente sui dimostranti, se dovessimo approfondire la comprensione del sistema della creazione, vedremmo che anche questi casi sono il risultato della negligenza spirituale del popolo di Israele.

Non riusciamo ad elevarci al di sopra dell’odio e del rifiuto fra noi e le nazioni del mondo riflettono lo stato delle nostre relazioni. Non siamo responsabili solo di questo mondo, ma di tutti i mondi, nel bene e nel male.

Anche se un predatore attacca un altro animale la responsabilità è nostra; se un insetto ne uccide un altro è a causa nostra, cioè a causa della nostra negligenza nel risvegliare la forza positiva tra noi che possa bilanciare la forza naturale negativa dell’ego che viene rivelata. Come è scritto, “L’amore coprirà tutti i crimini”. Solo l’equilibrio tra odio e amore può portare equilibrio nel mondo.

Finché siamo divisi e non portiamo equilibrio all’umanità, il popolo di Israele non ha diritto a questa terra sulle rive del Mediterraneo. Nel suo commento sul primo verso della Torah, Rabbi Shlomo Yitzchaki (RASHI) scrive:

“Se le nazioni del mondo dicono ad Israele: ‘Siete i ladri che hanno occupato le terre di sette popoli’, essi rispondono loro: ‘Tutta la terra è dell’Onnipotente, l’ha creata e l’ha data a chi riteneva opportuno. Per Sua volontà l’ha data loro e per Sua volontà l’ha tolta loro e l’ha data a noi.’”

Al mondo non importa cosa succede tra la gente di Israele. Ci odiano e vogliono vedere la fine della società israeliana. D’altra parte, siamo deboli e non abbiamo né una base ideologica né una comprensione delle condizioni in cui esistiamo qui nella terra di Israele e quale sia il nostro ruolo nei confronti del mondo. Pertanto, non è colpa di alcun leader o partito politico e neppure dei crimini di guerra. In verità, noi siamo tutti colpevoli di tutti i crimini del mondo.

Siamo un popolo testardo. Invece di imparare come migliorare i principi della connessione che sono incorporati nel sistema della creazione, ci comportiamo come un bambino piccolo che viene punito da sua madre fino a quando non inizia ad ascoltare e fa ciò che ci si aspetta da lui. La chiama madre cattiva, ma proprio come nella nostra educazione, non c’è scelta: non abbiamo possibilità di scegliere se svolgere o meno il nostro ruolo.

Ancora e ancora dobbiamo ascoltare l’insegnamento dei nostri saggi fino a quando il messaggio non filtrerà e la formula risveglierà quella parte di noi desensibilizzata ma ancora integrale: solo se ci avvicineremo e ci uniremo tra noi, cambieremo le relazioni che influiscono sull’equilibrio dell’intero sistema. Ci sarà poi concesso l’onore e l’apprezzamento del mondo, come è scritto: “E i popoli li accoglieranno e li ricondurranno al loro paese: e la casa di Israele li possiederà nella terra del Signore”. (Isaia 14, 2)

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