Uniting Europe

Mentre la paura continua a diffondersi nelle comunità ebraiche di Monsey, Brooklyn e Jersey City, a seguito della recente serie di attacchi antisemiti, l’odierna manifestazione di solidarietà a New York, organizzata dalla UJA Federation, mira a contrastare la sensazione negativa e a mettere insieme il popolo ebraico “orgoglioso, unito e forte”.

Anche i miei studenti di New York si uniranno alla marcia. Come atto di unità, mirando a sostenere tutti gli ebrei della città di New York, può avere un certo effetto positivo, poiché qualsiasi tipo di unione agisce su tutta la natura.

Ad esempio, se gli ebrei laici e religiosi camminassero fianco a fianco in un’identificazione comune, questo potrebbe portare ad un brevissimo momento di corrispondenza con la forza della natura, che collega tutte le parti della realtà. Tale unità momentanea può quindi portare un temporaneo senso di sollievo dal crescente sentimento antisemita.

Tuttavia, le marce e le manifestazioni non svolgono alcun ruolo a lungo termine nella prevenzione della crescita futura dell’antisemitismo e non riusciranno quindi a garantire al popolo ebraico un futuro positivo.

Ad esempio, al massacro di Pittsburgh ha fatto seguito una marcia commemorativa con migliaia di partecipanti. Tuttavia, nonostante la marcia, negli Stati Uniti in seguito si è verificato un aumento continuo di episodi antisemiti. L’ADL (Anti-Defamation League) ha registrato, nei primi 6 mesi del 2019, 785 episodi antisemiti, cifra che rispecchia i 780 incidenti registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Inoltre, nella sola città di New York, i crimini antisemiti sono aumentati del 21% nell’ultimo anno. Pertanto, poiché l’antisemitismo è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni, ci si può aspettare che continui ad aumentare indipendentemente da marce e manifestazioni.

Stare insieme in una marcia di solidarietà è un atto ammirevole, ma se il popolo ebraico vuole risolvere l’antisemitismo alla radice, deve anche sedersi e imparare insieme. L’apprendimento in gruppo è stato parte integrante di ciò che all’inizio ci ha reso ebrei. Risale a quando abbiamo imparato ad unirci secondo il comandamento, “ama il tuo prossimo come te stesso”, sotto la guida di Abramo circa 3.800 anni fa. Le manifestazioni, d’altra parte, non sono mai state un’attività ebraica.

Pertanto, mentre oggi siamo solidali con il popolo ebraico di New York, dovremmo anche riconoscere che riunirsi per “dire no all’odio e alla paura”, come proclamato dalla manifestazione, è ben lontano dal tipo di unità che all’inizio ci ha reso popolo ebraico. L’essenza della nostra unione non è una reazione all’odio che sorge contro di noi, ma la connessione positiva nella comune intenzione di uniformarci alle leggi della natura. Questo è il motivo per cui sotto la guida di Abramo abbiamo ricevuto il nome, “il popolo di Israele”: “Israele” derivante dalle parole, “diretto alla forza superiore” (“Yashar Kel”), cioè un’intenzione comune di amare e donare come è la qualità della forza superiore.

Pertanto, spero che realizzeremo l’immenso potenziale che possediamo: imparare il nostro importante ruolo nel mondo e non aspettare ulteriori atti di odio e paura per unirci momentaneamente, ma prendere il futuro nelle nostre mani, attuare il metodo creato per unirci e diventare, per il mondo, un esempio positivo di unione. Avremmo quindi un’ottima ragione per essere orgogliosi. Così facendo sradicheremo l’antisemitismo dalla sua radice e assisteremo ad una trasformazione dei sentimenti verso di noi in sostegno, incoraggiamento e apprezzamento.

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