Uniting Europe

No, non è isterismo ebraico. I segnali di una situazione estremamente pericolosa per gli ebrei, simile al periodo precedente all’Olocausto, sono là fuori, questa volta in America, dove ogni giorno vengono denunciati un numero storicamente elevato di violenti attacchi antisemiti. Gli assalti, deliberatamente rivolti agli ebrei, solo per il fatto di essere ebrei, sono diventati particolarmente ricorrenti a New York. I gruppi di monitoraggio dei crimini di odio razziale, definiscono la situazione una “epidemia“.
In effetti, il 2019 è stato annoverato come l’anno peggiore per episodi antisemiti a New York City: secondo i dati della polizia, circa 214 denunce rispetto ai 182 casi dell’anno precedente. Questi costituiscono circa la metà di tutti i crimini razziali segnalati in città.

Il “lento Pogrom ” a New York
In una recente lettera inviata al governatore di New York, Andrew Cuomo, quattro legislatori ebrei lo hanno esortato a dichiarare lo stato di emergenza a fronte dell’ondata di reati antisemiti, esprimendo grande preoccupazione per il fatto che “non è più sicuro essere identificabili quali ortodossi nello Stato di New York. Non possiamo fare acquisti, camminare per una strada, mandare i nostri figli a scuola o persino praticare il culto in pace.”
Hanno descritto la minaccia contro la comunità ebraica americana come un “pogrom a lento svolgimento” e hanno aggiunto che “i crimini di odio antisemita sono aumentati spaventosamente negli ultimi mesi … gli ebrei ortodossi identificabili dentro e attorno alle aree rappresentative sono stati colpiti da uno scoppio di violenza mai vista nella storia moderna. Gli ebrei ortodossi vengono regolarmente aggrediti, minacciati, pugnalati e assassinati in numero crescente.”
Guardando la situazione attuale non riesco a restare incurante. Durante l’ultimo decennio, attraverso articoli sui media e libri, ho avvertito della minaccia di una potenziale nuova Shoah sul suolo americano alla luce del crescente sentimento anti-ebraico su più fronti. Solo pochi anni fa, quando ho incontrato i leader ebraici per esprimere la mia preoccupazione, hanno reagito con incredulità.

Ora la loro prospettiva è cambiata. L’ex deputato democratico dello Stato di New York, Dov Hikind, ha chiesto: “Perché gli ebrei vengono aggrediti nel modo in cui sono stati aggrediti nella Germania prenazista?” E ha detto: “Se si fosse chiesto agli ebrei di 20 anni fa se un Olocausto sarebbe potuto accadere in America, questa sarebbe stata la risposta unanime: ‘è impossibile, non in America’. Bene, non è più così.”
La crescente consapevolezza dell’antisemitismo americano è un primo passo positivo per affrontare il problema e scoprire la sua soluzione. L’ho espresso nel mio nuovo libro “The Jewish Choice: Unity or Anti-Semitism” (p. 190) come segue:
“Chiaramente, il 20° secolo ha segnato un nuovo livello nella crudeltà dell’umanità, specialmente nei confronti degli ebrei. Avendo vissuto l’Olocausto, non possiamo essere certi che non accadrà più. Se è successo una volta, può succedere due volte, o tre volte, e l’odio crescente a livello globale verso gli ebrei e verso lo Stato di Israele dimostra che la paura di un secondo Olocausto è fondata. Questo, ancora una volta, ci ricorda la necessità di tornare al metodo di Abramo di unirci al di sopra delle nostre differenze e del nostro dovere, così facendo, di dare l’esempio al mondo.”
Come scrisse il primo kabbalista Rav Yehuda Ashlag nei primi anni ’50:

“Il mondo considera erroneamente il nazismo un particolare propaggine della Germania. In verità, è il derivato di una democrazia e di un socialismo che sono stati lasciati senza … regole e giustizia. Pertanto, tutte le nazioni sono uguali in questo, e non vi è alcuna speranza che il nazismo perisca con la vittoria degli alleati, perché domani gli anglosassoni adotteranno il nazismo, dato che anche loro vivono in un mondo di democratici e nazisti”. (Gli scritti dell’Ultima Generazione)

Il dovere ebraico di prevenire una nuova tragedia
La nostra nazione ebraica fu forgiata sull’ideologia della misericordia e dell’amore fraterno, quando persone estranee fra loro accettarono di unirsi e legarsi come uguali. Siamo diventati una nazione quando ci siamo impegnati a essere “come un solo uomo con un solo cuore”. Da allora, è stato nostro dovere mantenere questa connessione e trasmetterla, vale a dire essere una “luce per le nazioni”, non per diritto, ma per servire gli altri. Pertanto, il dovere del popolo ebraico è quello di praticare e dare al mondo un esempio di amore per gli altri.
Nel tempo, abbiamo abbandonato la connessione unica che una volta coltivavamo e siamo diventati egocentrici. Ma ora che la globalizzazione ci ha resi interdipendenti, l’umanità sta cercando un modo di vivere insieme pacificamente, ma non riesce a trovarne uno. Fino a quando gli ebrei non impareranno di nuovo ad essere uniti come una volta, il mondo non avrà accesso alla conoscenza su come farlo e continuerà a incolpare noi per le proprie sofferenze. La loro domanda insoddisfatta verrà immancabilmente proiettata come antisemitismo, come una pressione crescente, fino a quando non cambieremo la nostra linea di condotta verso la coesione piuttosto che la divisione.
Quindi essere una luce per le nazioni è un incarico pratico: fare la pace tra noi e anche il mondo sarà in pace.

Unità per il bene
Il mondo guarda sempre con attenzione a ciò che facciamo, quindi ogni volta che mostriamo disarmonia, questo serve da cattivo esempio che si riflette nel mondo. Se litighiamo tra di noi, proiettiamo questa disarmonia su altre nazioni e anche loro iniziano a combattere. Ma nel profondo hanno la sensazione che la loro lotta in qualche modo abbia avuto origine da noi, loro altrettanto si esprimono in forme di crescente rancore verso di noi.
Il nostro problema è che ci uniamo solo quando un nemico comune ci minaccia. Se trasformassimo l’unità in un processo consapevole, non servirebbe l’oscura conseguenza di un nuovo Olocausto per indirizzarci verso di essa. Pertanto, i tempi urgenti che dovremo affrontare ci chiederanno risolutamente di prendere una decisione fatidica. La nostra scelta da ebrei è se rimanere divisi e in disaccordo e subirne le conseguenze oppure invertire il nostro atteggiamento verso gli altri, sviluppare responsabilità e attenzione reciproche e diffonderle nel mondo. Se sceglieremo saggiamente quest’ultima modalità, una nuova realtà di fiducia, amicizia e sostegno reciproco si dispiegherà davanti a noi, in America e nel mondo.

Il mio nuovo libro, The Jewish Choice: Unity or Anti-Semitism è ora disponibile su Amazon e Laitman Kabbalah Publishers.

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