Uniting Europe

I giornalisti della CBS Tim Lister, Sebastian Shukla, e Fanny Bobille hanno riportato che siamo di fronte ad “Un nuovo tipo di guerra mondiale tra nazioni per mascherine e altri dispositivi di protezione personale” “Gli Stati Uniti hanno sottratto 200.000 maschere respiratorie destinate a Berlino”; “Arancha González Laya Ministro degli Esteri spagnolo ha dichiarato che un carico di ventilatori già acquistato è stato bloccato in Turchia.” “Alcuni americani non meglio identificati…hanno offerto a fornitori cinesi tre/quattro volte il prezzo di mercato per poter ricevere dispositivi destinati alla Francia”. Anche il governo brasiliano ha dichiarato che “la domanda degli Stati Uniti sta esaurendo le scorte disponibili” e che il Brasile ha provato ad acquistare dispositivi di protezione personale ma gran parte degli ordini è finita in mani americane.
Le nazioni non si stanno solo derubando a vicenda ma stanno anche bloccando le esportazioni, cioè “mettono a dura prova relazioni e alleanze consolidate”. Il governo francese ad esempio ha sequestrato tutte le mascherine prodotte in Francia e, secondo Newsmax, gli Stati Uniti minacciano azioni legali verso la Cina per avere limitato le esportazioni di dispositivi di protezione.
Comprendo il perché lo stiano facendo, è nella natura umana. Allo stesso tempo, penso che questo comportamento, soprattutto in questo momento, si ritorcerà contro queste nazioni. Inger Andersen, responsabile per l’ambiente dell’ONU, in un’intervista al Guardian, ha detto: “la natura ci sta mandando un messaggio attraverso la pandemia”. Io credo che si tratti di più di un messaggio, si tratta di un avvertimento, un graffio sulla pelle ma non veramente pericoloso per l’umanità.
Siamo circondati da insetti, roditori ed animali selvaggi che, avendo distrutto il loro habitat, abbiamo spinto ad avvicinarsi a noi: sono tutti portatori di virus e germi potenzialmente ben più pericolosi del COVID-19. Cosa accadrebbe se Ebola, mutato nel 2014 in Africa occidentale in una variante più contagiosa ma meno aggressiva, si trasformasse invece in un virus ancora più contagioso e aggressivo? Si tratta solo di un esempio e sappiamo che la natura è molto creativa in fatto di epidemie.
Chi sottrae le mascherine non fa un danno solo a sé stesso ma a tutti, all’intero pianeta. Dobbiamo comprendere che non possiamo continuare ad usare il nostro ego come se non ci fosse un domani. Il “genio” del coronavirus è già uscito dalla bottiglia e ci chiede di fermarci. Sarebbe meglio ascoltarlo perché può farcela pagare cara.
Non esiste posto dove nascondersi, anche per i ricchi che pensano di affrontare l’epidemia nelle loro grandi case isolate. Se il virus può colpire l’Isola di Pasqua ed infettare anche chi non avuto contatti con la terraferma, allora può arrivare dovunque.
La sola maniera di fermare il coronavirus, e qualunque altro virus che si annida nelle viscere di qualche animale, è quella di non essere così meschini gli uni verso gli altri e con la natura. E dobbiamo cominciare prima fra noi e poi verso la natura, non viceversa. Solo una volta trasformata la nostra malevolenza nei confronti degli altri potremo essere capaci di modificarla nei confronti di tutto il resto del mondo: clima, alberi, animali e natura nel suo insieme.
Non possiamo apprendere cosa significhi prendersi cura se prima non ci curiamo gli uni degli altri. Non potremo essere felici fino a quando non avremo costruito una società in cui le persone che ne fanno parte siano contente di stare insieme. E se non saremo felici non potremo mai prenderci cura della natura, degli altri e perfino di noi stessi.

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