Uniting Europe

Fino a poco tempo fa, tra i principali titoli delle notizie del giorno, leggevamo dei mutamenti nel paese da un giorno all’altro. Si riportava parallelamente di un incidente ferroviario avvenuto nell’altra estremità del mondo o di centinaia di nuovi disoccupati all’estero. Storie che non rimanevano in mente per più di qualche secondo né lasciavano traccia.

Da quando il coronavirus è entrato nelle nostre vite, la storia è leggermente cambiata. Le tabelle che illustrano la situazione compaiono sui giornali e comprendono il mondo intero: i nomi di tutti i paesi sono disposti in quadrati uguali; nessun paese è considerato più importante dell’altro. A noi lettori, uomini del grande mondo, dispiace vedere che in America molte persone sono morte e nello stesso tempo tiriamo un respiro di sollievo nel vedere che in Cina non c’è quasi alcun contagio. Si legge che in Italia la situazione si sta stabilizzando come anche in Israele.

C’è una nuova sensazione nell’aria, un nuovo afflato globale, che siamo un’unica umanità su un solo pianeta. A differenza delle guerre che creano separazione perché la disgrazia di uno è la gioia per l’altro, oggi il mondo subisce un colpo che include tutti, e problemi comuni in zone diverse annullano le distanze.

In modo simile a ciò che accade nei boschi quando scoppia un incendio, tutti gli abitanti del bosco, conigli, serpenti, lupi e orsi, tutti quelli che un momento prima si inseguivano, ecco che fuggono lontano dal fuoco fianco a fianco, senza paura. Non hanno paura l’uno dell’altro perché sentono bene che è tempo di cessare il fuoco in questa situazione grave per tutti, ora nessuno prenderà in considerazione l’idea di divorare l’altro. Sono predatori per natura, ma con uno scopo comune.

E nulla come il coronavirus o il silenzio che lo accompagnava ha illuminato meglio questa oscurità, cioè la nostra natura distruttiva. Quindi, Dio non voglia, non aspetteremo altre più gravi mazzate che distruggeranno metà dell’umanità. La prossima volta potrà essere terribile se non impareremo, se non impareremo la morale di questa pandemia, se torneremo indietro ad occuparci di affari inutili, come quelli che non portano al mondo connessione umana, empatia e considerazione per il prossimo. Iniziamo con poco ad organizzare le nostre relazioni in modo diverso, più positivo, è sufficiente non distruggersi a vicenda, non danneggiare la natura, l’inanimato, la flora e la fauna.

Dobbiamo trarre da questo virus discernimenti che ci impediscano di patire altre grandi sofferenze future. Abbiamo scoperto alcuni aspetti positivi nel rimanere a casa, ora dobbiamo tenerli come un tesoro per non tornare alle precedenti abitudini. Migliorare le relazioni all’interno della famiglia perché creino qualcosa, riorganizzare le istituzioni educative, eliminare le imprese inutili, come quelle che creano spazzatura e cose superflue. Un po’ più di attenzione per l’ambiente a tutti i livelli. Questo è tutto. E quando rimarremo saldi su questi presupposti, potremo procedere finché non verrà realizzato tutto il potenziale inerente alla nostra connessione, in modo che tutti insieme porteremo felicità e guarigione sulla terra.

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