Uniting Europe

 

Non abbiamo sconfitto il coronavirus. Sappiamo troppo poco su come funziona, come viene trasmesso e quali azioni possiamo adottare per ridurre le restrizioni senza alimentare una nuova esplosione dell’epidemia. Allo stesso tempo, abbiamo chiaramente bisogno di rifornirci di beni di prima necessità come cibo e altri prodotti essenziali, quindi non possiamo mantenere un blocco totale molto più a lungo. Si tratta di una decisione complessa: i governi stanno cercando di scegliere il male minore, ma nessuna delle opzioni è ottimale. Man mano che le limitazioni si attenuano, noi cittadini dovremo prestare maggiore attenzione poiché saremo noi a pagarne il prezzo.

Il problema con il nuovo coronavirus è che il suo impatto va ben oltre la crisi sanitaria che ha fatto emergere. Va anche oltre il tracollo economico che ha imposto ad un mondo ignaro.

L’impatto del coronavirus è innanzitutto sociale: sta slegando il tessuto stesso della società. Il distanziamento sociale obbligatorio crea una distanza emotiva; la solitudine e la depressione aumentano, così come le tensioni domestiche, portando alla violenza. Il COVID-19 ha avvelenato i nostri corpi, ma ha anche rivelato la nostra lontananza emotiva gli uni dagli altri.

Il distanziamento sociale non è una novità per la nostra società postmoderna. Abbiamo a lungo lamentato l’alienazione provocata dall’immersione nei social media attraverso i nostri telefoni, trascurando la comunicazione sociale con amici e familiari nel mondo reale e fisico. Eppure, finché si poteva stare fisicamente vicini, potevamo dire a noi stessi di non essere veramente lontani. Ora che siamo fisicamente separati, cerchiamo la vicinanza nei nostri cuori, solo per scoprire che lì non c’è nulla. Questa è la parte più dolorosa del virus: la rivelazione che siamo soli, tutti, che i nostri cuori sono vuoti come lo sono quelli di coloro che pensavamo ci amassero.

Apprezzare la verità

La verità fa sempre male, ma questo vale anche per ogni cura. È impossibile riparare ciò che non sappiamo essere rotto. Ora sappiamo che le nostre connessioni sono distrutte, le fragili corde che hanno resistito all’isolamento causato dai social media si sono spezzate e il suono straziante della loro rottura ci costringe a riconoscere che siamo tutti soli. In questo momento, in cui stiamo toccando il fondo, possiamo iniziare a sollevarci. Ora possiamo iniziare a costruire una società nuova e solida. La verità fa male, ma è essenziale se vogliamo vivere in un corpo, in una mente e in una società sane.

Se vogliamo sfruttare al meglio il supplizio che ci è stato inflitto, non dobbiamo perdere un minuto. Dobbiamo imparare da quello che sta emergendo nel nuovo mondo e cioè che la ricchezza non ha senso quando non può essere mostrata. La carriera è inutile se così tante persone sono a casa disoccupate o completamente fuori dal mercato del lavoro. Anche le posizioni di potere sono insignificanti quando così tante persone lavorano da casa o non lavorano affatto.

Ciò che ci resta è altro. Abbiamo la nostra famiglia e abbiamo i nostri amici. Vivono con noi nelle nostre case o a poca distanza. Il virus ci ha strappato via da tutto, tranne che dalle cose che contano davvero. Ma solo ora che siamo stati privati dalle distrazioni possiamo davvero vederle.

Il virus non è qui per eliminare la razza umana. È qui per mostrarci quello che ci è mancato per decenni, di cui siamo stati inconsapevoli per così tanto tempo che ci siamo dimenticati di loro: i nostri cari.

Il virus ci permette di mantenere una vicinanza sufficiente a ricostruire le nostre connessioni e farlo correttamente, sulla base della cura e della responsabilità reciproca. Allo stesso tempo, ci sta mantenendo alla giusta distanza per impedirci di cadere ancora una volta nella trappola dello sfruttamento e delle lotte di potere.

Il nuovo coronavirus è un insegnante inflessibile, ma noi siamo stati studenti disobbedienti. Più collaboriamo, più dolce sarà con noi. Il padre del mio insegnante, Baal HaSulam, ha scritto che la natura è come un abile maestro, “ci punisce in relazione alla nostra crescita”. Cerchiamo di diventare abbastanza saggi da comprendere i messaggi della natura, per strutturare la società con connessioni positive e di sostegno senza costringere la natura ad ammonirci con altre punizioni più dure.

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