Uniting Europe

Con tutti questi discorsi sui Programmi di Protezione dello stipendio (PPP) e su altre misure di sostegno all’economia negli Stati Uniti e in altri paesi, si potrebbe pensare che il COVID-19 stia oramai scomparendo. Non è così. Rimarrà con noi per molto tempo. Misure di sostegno temporanee, non accompagnate da programmi nazionali di ristrutturazione del lavoro, si riveleranno un’inutile perdita di tempo e di denaro.

Basta leggere quello che scrive negli USA l’Istituto Superiore della Sanità (NIH): “Esistono centinaia di coronavirus, la maggior parte dei quali sono legati ad animali quali maiali, cammelli, pipistrelli e gatti. In alcuni casi questi virus infettano l’uomo attraverso il cosiddetto salto di specie e portano epidemie.” Questo fenomeno si riscontrò all’epoca della SARS nel 2002, della MERS nel 2012 ed ora con una seconda ondata epidemica di SARS, conosciuta come SARS-CoV-2, che causa la malattia da Coronavirus 2019 (COVID-19). Quest’ultima ondata epidemica si è trasformata in pandemia, ha paralizzato il mondo, ha fatto crollare l’economia mondiale ed è tuttora in continua espansione. Quel che è peggio è che non si è ancora trovato un vaccino efficace nemmeno per uno dei ceppi del coronavirus.

In realtà, il vaccino non sarebbe l’unica soluzione, anzi semmai è la meno efficace, visto quanto succede quasi ogni anno con i virus influenzali, appaiono ogni volta nuove mutazioni e il vaccino non è più efficace.
Non è un caso che l’infezione negli ultimi anni arrivi spesso proprio dagli animali, dato che abbiamo coltivato una mentalità di sfruttamento delle risorse umane e naturali, diventata così dilagante da devastare la Terra e distruggere la società. Ora assistiamo alle ritorsioni contro i responsabili di queste ingiustizie: l’uomo ed in particolare l’Occidente.

Ecco perché il cambiamento deve essere radicale. Provare a eliminare il COVID-19 è come tentare di bloccare una perdita chiudendo un buco in un posto per poi scoprire che ce n’è un altro. Le falle che dobbiamo tamponare sono quelle causate dal nostro comportamento e l’unico modo per modificare definitivamente il nostro comportamento è quello di cambiare noi stessi.

Da qualunque punto di vista si osservi, la radice del problema è sempre il comportamento umano e questo si può cambiare solo cambiando l’essere umano.

Continuando ad alimentare la cultura della spietatezza, dell’alienazione e della competizione fine a sé stessa, finiremo col perdere. Soccomberemo nei confronti della natura, come sta accadendo ora, e saremo vittime della nostra stessa natura, come stiamo vedendo in questi giorni con la violenza smisurata, col numero di suicidi e delle morti per abuso di sostanze stupefacenti. Stiamo letteralmente scavando con le nostre stesse mani la tomba dell’umanità.

Il coronavirus è una forza della natura, sta a noi decidere se portarla o meno nella giusta direzione. Ci ha separati, privandoci della nostra occupazione preferita: quella di farci del male a vicenda. Questa separazione ha messo a fuoco il vero problema: la connessione tra noi. Se riuscissimo a trasformare le nostre relazioni da scorrette a solidali, ciò avrebbe una ricaduta positiva anche su tutta la realtà circostante, che in cambio modificherebbe il suo rapporto con noi e il mondo tornerebbe ad essere una casa accogliente per l’intera umanità.

Bloccare la corsa al consumo che sta distruggendo il pianeta è l’unica possibilità che ci resta se vogliamo evitare di precipitare nel burrone. Questa è una grande opportunità per educarci di nuovo alla vita e a tutto quello che ci offre, cioè amore, amicizia (vera, non quella dei social) e responsabilità reciproca. Dovremmo sfruttare questo momento per coltivare nuovi mestieri e occupazioni che rafforzino la nostra società e non la dividano. Nell’attuale mercato del lavoro, non c’è giustificazione per Il capitalismo spietato e un’insensata competizione. Solo chi dedica agli altri il proprio tempo avrà successo.

La mentalità di chi si dedica agli altri è infinitamente più aperta di quella di chi pensa meramente ai propri interessi. Occuparsi degli altri è un’occasione per apprendere e sperimentare come sono le vite degli altri, per sentire cose mai provate, facendolo con i piccoli passi che il virus ci sta permettendo di fare, una videochiamata alla volta. Quando saremo davvero pronti per un contatto più stretto, il virus ci lascerà e ci permetterà di farci incontrare di persona, ma stavolta con tutte le migliori intenzioni.

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