Uniting Europe

Dovremmo cancellare le persone e le loro idee quando non coincidono con le nostre? Questo è diventato il dilemma della nostra era. La cosiddetta “cancel culture” (cultura della cancellazione) che consiste nello smettere di appoggiare una figura pubblica per via delle sue opinioni o azioni è già una tendenza che sta invadendo Internet. In tempi in cui le vite di tutti ruotano intorno alle stesse prove e sfide, quello che dovremmo eliminare sono le divisioni tra noi. Anzi, dobbiamo accogliere le nostre differenze e creare un ambiente di accettazione. Il nostro destino comune dipende proprio da questo.
La rimozione pubblica di celebrità, studiosi, scienziati, persone comuni o aziende per aver espresso qualcosa che potrebbe essere considerato offensivo è la nuova norma sui social. Nessuno è esonerato da tali appelli perché si metta fine alla loro carriera o ricevano altre punizioni, addirittura fino al boicottaggio totale se le loro opinioni non concordano con certi settori. Dove finisce la libertà di espressione e dove inizia la libertà di cancellare gli altri?
Viviamo in un’era in cui il nostro ego, la nostra visione egocentrica, supera ogni limite, senza alcun freno o controllo. L’ego non vuole sentire gli altri o considerare un’opinione differente. Non si vuole discutere di fatti o questioni controverse in maniera civile. In altre parole, non abbiamo interesse a formare un’idea comune, a incontrarci a metà strada (o anche in un punto di essa) per trovare una base comune. L’ego non si arrende facilmente, perché quello che ci importa è il nostro punto di vista. É questa l’unica verità.

L’abolizione dell’altro ha permeato così profondamente la società moderna che non ci può essere alcuna opportunità di accordo, di uno scambio civile di idee o di un discorso proficuo e ricco. É molto spiacevole vedere quanto ci siamo allontanati dalla cultura del dialogo, quanto siamo lontani dall’apertura e quanto vicini alla testardaggine. “Io governerò” è la predisposizione del momento.
Questa tendenza di cancellare gli altri è anche comunemente diffusa nei talk-show televisivi e nelle tavole rotonde. Gli ospiti urlano i loro versi rumorosi il più velocemente possibile perché, in caso contrario, gli altri farebbero in modo di zittirli completamente. Viene incoraggiata l’espressione delle opinioni con voce più alta, più tagliente e più veloce dell’altro. La logica non ha più importanza, non esiste più alcun interesse nel contenuto.

Intimidazione Pubblica o vigilanza sociale collettiva?

I promotori della cancel culture la vedono come uno strumento utile per preservare parametri accettabili di giustizia sociale, ma come fa la società ad essere in grado di giudicare basandosi su standard oggettivi se la sua stessa prospettiva è di parte e fondata su un punto di vista miope? Un dialogo equilibrato può essere garantito solo quando impareremo come comunicare e come ascoltarci tra di noi, non attraverso l’intimidazione ma tramite l’accoglienza.
Questo non vuol dire che dobbiamo distruggere qualcosa e neanche rinunciare a qualche opinione. L’unica cosa che dobbiamo fare è imparare come organizzare le discussioni e i conflitti in modo che siano vissuti senza irritarsi.
In qualsiasi argomento di interesse, dobbiamo mantenere la conversazione diretta al beneficio del pubblico e del mondo anziché combattere. Se parliamo con l’intenzione di aiutare, non ci tireremo giù a vicenda, bensì cercheremo insieme la strada corretta. Dobbiamo scoprire in ogni incontro un modo per avanzare verso un mondo migliore, più premuroso per tutti.
Attenzione però, non fraintendete queste parole per adottare una cortesia artificiale, perché le buone maniere oggigiorno non aiuteranno i crescenti ego di domani. La nuova modalità di comunicazione dovrebbe essere basata sulla costruzione delle nostre capacità interiori di connetterci con gli altri. Questo significa cambiare le nostre intenzioni e il nostro modo di pensare per il beneficio e il progresso degli altri piuttosto che screditarli e sfruttarli.
La società umana continua a deteriorarsi e dobbiamo capire che la nostra salvezza da questa situazione può arrivare soltanto attraverso l’apprendimento di come trattare gli altri in maniera opportuna.
Alla fine l’unico comportamento che dobbiamo rimuovere è la nostra cancellazione reciproca; questa è l’unica cosa che ci separa. Quando raggiungeremo questa consapevolezza e ci sforzeremo di arrivare alla comprensione reciproca, la nostra società sarà un luogo molto più piacevole in cui vivere.

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