Uniting Europe

Si potrebbe pensare che la piaga della Morte Nera del XIV secolo, l’assassinio dello Zar nel 1881, la sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale, la comparsa del virus HIV, la crisi finanziaria del 2008 e il covid-19 non abbiano nulla in comune . Ma saremmo in errore. Agli occhi di milioni di persone, e molte ancora che si uniscono a loro ogni giorno, gli stessi stesso colpevoli hanno perpetrato tutte queste tragedie e tutte quelle che ci sono state dall’alba dei tempi: gli ebrei.

Quando gli antisemiti dicono: “Hitler aveva ragione”, intendono dire che sono d’accordo con la sua opinione che gli ebrei causano tutti i guai del mondo. Può essere difficile ammetterlo, ma l’ideologia genocida di Hitler e lo sfogo dell’attore Mel Gibson “Gli ebrei sono responsabili di tutte le guerre del mondo” o l’affermazione del generale in pensione William Boykin “Gli ebrei sono il problema; gli ebrei sono la causa di tutti i problemi del mondo”, derivano tutti dalla stessa convinzione: se qualcosa va storto è colpa degli ebrei.

Oggi, quella stessa convinzione fa credere alle persone che gli ebrei abbiano dato vita al Covid, che abbiano avviato e orchestrato la tratta degli schiavi e che siano responsabili della miseria dei neri in America. Lo stesso scenario si è ripetuto nel corso della storia e si ripeterà ancora una volta in America. In modo agghiacciante, stiamo assistendo alla realizzazione del prossimo capitolo del libro di Simon Rawidowicz, Israel, the Ever-dying People.

Da più di un decennio scrivo sui drammi degli ebrei e sulla soluzione ai loro guai. Ho scritto innumerevoli saggi su numerosi giornali e siti web, ho rilasciato centinaia di interviste radiofoniche e televisive, ho scritto due libri che analizzano l’antisemitismo alla radice e la sua soluzione. Nella mia ultima pubblicazione, The Jewish Choice: Unity or Anti-Semitism, ho cercato di essere il più chiaro possibile sul pericolo che vedo in America: un imminente secondo Olocausto. Tristemente, finora, i miei sforzi sono caduti nel vuoto.

Tuttavia, continuerò a provare. Il popolo ebraico, dopo tutto, è il mio popolo.

C’è una buona ragione per cui il mio popolo, gli ebrei, sono incolpati di tutto ciò che è sbagliato nel mondo. Ma forse invece di dirlo, citerò le parole di uno dei più noti antisemiti in Russia, sicuramente ai suoi tempi. Vasily Shulgin, nato in Ucraina, era un membro anziano della Duma, il Parlamento Russo, prima della rivoluzione bolscevica del 1917. In modo aperto e orgoglioso, si proclamava antisemita. Nel suo libro What We Don’t Like About Them … (puntini di sospensione del titolo originale), Shulgin analizza la sua percezione degli ebrei e quello che pensa che stiano facendo di sbagliato. Shulgin lamenta che “Gli ebrei nel ventesimo secolo sono diventati molto intelligenti, efficaci e vigorosi nello sfruttare le idee di altre persone”. Ma poi di punto in bianco, prende una brusca svolta dal banale canard e dichiara: “[Ma] questa non è un’occupazione per insegnanti e profeti, non il ruolo di guide per ciechi, non il ruolo di portatori di zoppi. ” Questa affermazione non è un semplice errore di penna, ma la visione genuina di Shulgin.

In altre parti del libro, diventa quasi poetico mentre descrive dove gli ebrei condurranno l’umanità se eseguiranno ciò che devono: “Lasciateli … salire all’altezza a cui apparentemente si sono arrampicati [nell’antichità] … e immediatamente, tutte le nazioni precipiteranno ai loro piedi. Si affretteranno non in virtù della costrizione … ma per libero arbitrio, gioiosi nello spirito, grati e amorevoli, compresi i Russi! Noi stessi chiederemo: ‘Dacci un governo ebraico, saggio, benevolo, che ci conduca al Bene’. E ogni giorno offriremo le preghiere per loro, per gli ebrei: ‘Benedici le nostre guide e i nostri insegnanti, che ci conducono al riconoscimento della Tua bontà’”. Com’è sconcertante che l’autore di queste parole ispiratrici fosse un fanatico antisemita.

Potremmo non rendercene conto, e nemmeno la maggior parte degli antisemiti, ma ciò che Shulgin e il mondo ci chiedono è una guida verso l’unico principio che abbiamo dato al mondo ma che non abbiamo mai pienamente praticato: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Oggi, questo principio sembra inverosimile, ma non abbiamo nemmeno fatto il primo passo in quella direzione e, finché non lo faremo, il mondo continuerà a incolparci per le sue miserie.

Ci è stato affidato il compito di essere “una luce per le nazioni” e finora nessuno ci ha esonerato dalla missione. Il mondo di oggi, pieno di odio oscuro, ha bisogno di una sola luce, la luce dell’unità, e le nazioni sentono che è nostro compito portargliela.
Non abbiamo bisogno di insegnare loro; dobbiamo dare l’esempio. E l’unico modo in cui noi ebrei possiamo farlo è unendoci tra di noi. Finché ci odiamo a vicenda, non “raggiungiamo l’altezza a cui [noi] apparentemente siamo saliti”, come dice Shulgin.

Gli antisemiti non ci dicono che ci odiano perché ci detestiamo a vicenda e diamo un cattivo esempio. Ci dicono che ci odiano perché stiamo causando tutte le guerre. Sta a noi vedere che in realtà ci stanno dicendo che stiamo dando un esempio di odio invece che di unità.

Non ci verranno concesse molte altre pause; non abbiamo molto tempo. Non dobbiamo pensare che una posizione neutrale o unirsi alle frange dei diffamatori di Israele ci salverà dalla spada. Gli ebrei convertiti in Spagna ci hanno provato e ciò ha portato loro l’Inquisizione. Gli ebrei antisionisti l’hanno provato nella Germania nazista e ci ha portato l’Olocausto. L’unica cosa che dobbiamo fare è unirci al di sopra delle nostre differenze. Questa è anche l’unica cosa che ci salverà da un altro Olocausto.

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