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Uno degli articoli più curiosi scritti dal padre del mio insegnante, il grande Kabbalista del ventesimo secolo Baal HaSulam, è un breve pezzo intitolato: “Il pensiero è un’istantanea del desiderio”.
Quando lo lessi la prima volta e poi la seconda, toccò una corda profonda in me. In solo duecento parole, Baal HaSulam spiega come è costruita la realtà, come funziona, cosa deve essere risolto e come possiamo farlo. Ero stupefatto e molto invidioso della sua saggezza.

La logica dell’articolo è molto semplice, come la verità del resto. Si afferma che quando vogliamo qualcosa, noi ci pensiamo, e dopo averci pensato, agiamo di conseguenza. In altre parole, il mondo in cui viviamo è il risultato del nostro desiderio.
Detto in modo ancor più conciso, i nostri desideri creano il nostro mondo. Se non ci piace il mondo in cui viviamo, c’è un modo sicuro per risolvere il problema: possiamo cambiare i nostri desideri e questi cambieranno il nostro mondo.
Ma possiamo controllare i nostri desideri? Possiamo decidere di volere una cosa e non un’altra? Certo che possiamo, molto più facilmente di quanto pensiamo. Ciò che ci serve è fare buon uso di uno dei nostri tratti peggiori: l’invidia.

Per dirla in modo semplice, invidia significa che vogliamo ciò che hanno gli altri. Se non possiamo prendere le cose degli altri, allora vogliamo almeno averne più di loro.
Quando ho invidiato Baal HaSulam per la sua saggezza, non provavo il desiderio che lui non fosse saggio, ma desideravo esserlo quanto lui, se non di più. E ora ecco il trucco per usare l’invidia positivamente: dato che siamo esseri umani invidiosi, vogliamo ciò che la gente apprezza.
Se abbiamo ciò che gli altri apprezzano, loro invidieranno noi e non il contrario. In altre parole, l’opinione pubblica determina cosa sia invidiabile. Per esempio, noi diamo valore alla ricchezza, per questo motivo siamo invidiosi delle persone ricche.
Adesso pensiamo alla gentilezza. Chi vuole essere gentile di questi tempi? Praticamente nessuno. Questo perché l’opinione pubblica non dà valore alla gentilezza. Quando l’opinione pubblica non premia le persone gentili con l’approvazione e la popolarità, non si ha interesse a essere gentili. Se invece il pubblico venerasse la gentilezza tanto quanto dà valore alla ricchezza, le persone spenderebbero il loro ultimo centesimo in atti di gentilezza per “comprarsi” un immagine pubblica di benevolenza.
Questa intuizione, cioè che possiamo controllare ciò che vogliamo attraverso le opinioni degli altri, è stata per me la rivelazione più sorprendente nell’articolo di Baal HaSulam. Mi resi conto che non avevamo bisogno di cambiare noi ma i valori sociali.
Se ci circondiamo di familiari, amici, rappresentanti dei media, del sistema educativo, di politici (lo so che è un’ipotesi azzardata), che esaltano la gentilezza, la cura, la solidarietà e la preoccupazione reciproca, allora anche noi e tutti quelli che ci circondano vorremo diventare così. Sarebbe facile e funzionerebbe.

Chiaramente non possiamo cambiare tutta la società in una volta, ma possiamo iniziare a farlo. Dovunque ci troviamo possiamo fare la nostra piccola parte. E speriamo che, a poco a poco, una mentalità nuova e positiva possa mettere radici.
Nell’atmosfera instabile di oggi, con il Paese sull’orlo di una guerra civile, sono sicuro che converrete che non c’è nulla di più necessario di un cambiamento del cuore verso la gentilezza.

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