Uniting Europe

Nelle strade europee sono esplose ira e frustrazione. In diverse città d’Europa, compresa Germania e Spagna, con particolare violenza e diffusione in Italia, sono scoppiate proteste contro il lockdown con scontri furiosi tra manifestanti e forze dell’ordine. Nel nuovo tentativo di contenere l’irrefrenabile pandemia, sono state imposte ulteriori restrizioni per le attività commerciali e gli assembramenti, la gente reagisce con un disperato senso di soffocamento. Il mondo sta affrontando nuove sfide che non si risolveranno con misure economiche o di prevenzione, ma piuttosto richiedono miglioramenti nel campo delle relazioni umane.

La Germania e la Francia, due delle principali potenze economiche europee, hanno annunciato un nuovo lockdown per almeno quattro settimane, dopo lo sconcertante aumento record dei nuovi casi di coronavirus. Dato che il virus si diffonde in maniera incontrollabile e le autorità non riescono a gestire la crisi in modo efficace, dove ci sta conducendo?
Siccome non si intravede alcuna soluzione all’orizzonte, possiamo aspettarci un aumento a dismisura delle rivolte in ogni parte del mondo, in ogni città, paese e continente. Le persone di ogni società si organizzeranno secondo la loro particolare esperienza di disagio per esprimere la loro rabbia, anche in culture tradizionalmente più moderate come nei paesi scandinavi.

È facile capire ciò che passa per la testa delle persone. L’individuo, per natura, guarda sempre in avanti per anticipare la sua posizione futura, quello che succederà e dove la vita lo condurrà. Ma in una situazione instabile e difficile di piaga costante, nessuno sa cosa aspettarsi da un giorno all’altro. Il presente è pieno di incertezze e di sofferenze e dunque la persona rimane con un’apprensione amara per il futuro. Affollando le strade, è possibile almeno sfogare la tensione e provare conforto nel senso di solidarietà con gli altri, anche sapendo che non importerà quanto si urla nelle piazze e nelle strade, perché nessuno sta realmente ascoltando.

In altre parole, nel profondo, anche se non ne sono ancora consapevoli, il tema principale che sta sotto alle contestazioni è il desiderio di unione. I manifestanti sono pronti ad affrontare la prigione per aver infranto la legge, pur di provare la sensazione che la condivisione e l’azione comune valgono le conseguenze e alla fine ripagheranno.
Il coinvolgimento comune aggiunge alla vita un senso di importanza e di significato. Da ciò si può concludere che tutti i problemi, le malattie, sono collegati alla sensazione di solitudine e alla voglia di innalzarsi al di sopra delle distorsioni causate da una cultura di centinaia di anni di competizione spietata, di crescita e sviluppo economico avventato, a spese di una calorosa connessione tra persone.

Il coronavirus è una forza, sebbene biologica, che ha causato in noi grandi cambiamenti. Il virus ci aiuta a capire che viviamo in una società integrale e desideriamo una buona connessione tra noi. La separazione che si era creata tra noi, e anche fra noi e il sistema naturale, ci ha colpiti duramente. Il coronavirus è certamente un prodotto diretto della nostra separazione. La rabbia per le strade è semplicemente un sintomo del nostro profondo bisogno di relazioni. Il rimedio per ogni dolore e sofferenza dell’umanità è solo la connessione.

Il tergiversare sulle prospettive di un vaccino tanto atteso non aiuta a calmare i nervi dell’umanità. Ma anche se ne scopriranno uno, i problemi persisteranno e prevarranno. Qualsiasi aiuto finanziario verrà sempre visto come insufficiente. L’unica soluzione è dunque curare le nostre relazioni malate, la radice che causa tutti i problemi del mondo. La natura continuerà a influenzarci in modo da obbligarci a comprendere queste verità e a organizzare relazioni positive tra noi, l’unica forza che potrà neutralizzare ogni minaccia che ci troveremo ad affrontare.

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