Uniting Europe

Le elezioni americane non rappresentano semplicemente il termometro per misurare la temperatura della politica americana, hanno testato anche le acque tra ebrei americani e israeliani su cosa potrebbero considerare miglior interesse comune. Il risultato è stato agghiacciante. La gara presidenziale americana ha rivelato che l’isolamento tra entrambe comunità è solo in aumento.

A ottobre, un sondaggio della comunità ebraica americana ha rivelato che solo il 22% degli ebrei americani avrebbe votato Donald Trump mentre 75% avrebbe scelto l’ex vice presidente Joe Biden. Questa previsione combacia con il sostegno del 77% ricevuto dai democratici secondo gli exit polls durante le elezioni. Curiosamente, questa stessa percentuale di ebrei israeliani era a favore del candidato opposto, Trump, che è considerato da molti il presidente americano più amichevole della storia verso Israele.

Il dissenso tra le due comunità ebraiche più grandi del mondo non sorprende. La visione del mondo delle persone è formata dall’ambiente in cui vivono. Se sono qui, nel Medio Oriente, un piccolo pezzo di terra circondato da nemici che cercano costantemente di massacrarci, di distruggerci, è quindi naturale che la pensi in maniera diversa da chi vive in America, comodo e fisicamente al sicuro. È chiaro da dove derivano le opinioni contrastanti.

Potremmo chiederci: ma non è nel migliore interesse di Israele cercare di chiudere il divario che esiste tra le due comunità? Per come è messa la situazione in questo momento, si tratta di una causa persa. Cosa possono offrire gli ebrei israeliani di così invitante se agli ebrei americani non interessa la sicurezza e il futuro di Israele? Agli israeliani sembra di non esistere agli occhi degli ebrei americani, almeno non in una forma reale, né come nazione né come paese né come popolo. Sembra che si considerino parte del popolo di Israele solo di nome ma senza alcuna sensazione comune.

Dopo aver viaggiato in America per diversi anni e aver conosciuto i leader ebraici americani in numerose occasioni, sono giunto alla conclusione che, oltre alle dichiarazioni superficiali di essere un unico popolo, in realtà avvicinarsi a Israele non è nella loro consapevolezza, nella loro coscienza. Sono ebrei soltanto in America. C’è una totale disconnessione. Non c’è da stupirsi che 6 ebrei americani su 10 non siano mai stati in Israele nella loro vita e queste statistiche non cambiano da decenni.

Ciononostante, proprio come il distacco dall’ebraismo non salvò gli ebrei in Germania dalla persecuzione, quasi un secolo fa, il distacco dallo stato ebraico non aiuterà gli ebrei americani ora. Con l’antisemitismo che si diffonde rapidamente, gli ebrei sono minacciati e prendere le distanze da Israele non farà migliorare la percezione nei loro confronti da parte di chi odia. Proprio come nel passato, gli ebrei vengono accusati tutti i problemi che si manifestano. Questa è la natura dell’antisemitismo. L’unico rimedio, quindi, che può offrire un aiuto reale in questa situazione, è l’unione.

Dal punto di vista economico, coloro che credono ancora che il sogno americano sia vivo e che il loro sostentamento sia al sicuro, devono svegliarsi. Dopo tanto tempo, l’egemonia americana sta lentamente sbiadendo, come avvenne negli antichi imperi. La tendenza si sposta dall’occidente all’oriente e l’Asia è pronta a prendere il controllo dell’economia mondiale. Non solo la Cina è già in cima alla competizione, ma Giappone, Corea del Sud e altri paesi dell’Estremo Oriente non sono tanto indietro.

Che cosa significa tutto ciò per gli ebrei americani? Significa che l’importanza dell’unione degli ebrei non può essere sopravvalutata come fosse l’unica rete di sicurezza per garantire un futuro positivo. L’unione dev’essere costruita rapidamente al di sopra del divario tra la destra e la sinistra, tra i repubblicani e i democratici, tra gli ebrei Americani e Israeliani, al di sopra di ogni differenza. Il nostro futuro non dipende da una persona in particolare o da un partito politico; dipende solo dalle nostre connessioni come un unico popolo.

Chiaramente esistono tante questioni contenziose tra le due comunità, che meritano un accenno: opinioni politiche contrastanti, discussioni su chi è ebreo, come dovrebbe essere praticato l’ebraismo, per citarne alcune. Ma, al di sopra dei nostri disaccordi, lo stato di Israele e gli ebrei americani devono sentire che, qualunque cosa accada, esiste un legame sottostante e indivisibile che ci collega, simile al legame tra fratelli che a volte litigano violentemente ma si ricordano sempre di far parte della stessa famiglia.

Unione non significa cancellare le nostre opinioni personali o esigere che tutti la pensino nella stessa maniera (questo eroderebbe l’essenza del popolo ebraico che discute appassionatamente su ogni argomento). No, ogni differenza deve rimanere e dobbiamo semplicemente costruire sopra un ponte di connessione, riconoscendo che questa nostra connessione è molto più importante di qualsiasi altra questione.

Come scrisse il grande Kabbalista Rav Yehuda Ashlag (Baal HaSulam):

“È chiaro, inoltre, che l’immenso sforzo che ci viene richiesto sulla tortuosa strada da percorrere, richiede un’unione forte e solida quanto l’acciaio, da ogni fazione della nazione senza eccezioni. Se non usciamo con una società unita contro le forze potenti che ci bloccano la strada, allora saremo destinati all’insuccesso prima ancora di cominciare” (Gli Scritti di Baal HaSulam “La nazione”).

L’unione è il bene principale e il fondamento del popolo di Israele poiché possediamo l’inestimabile metodo per unire persone, famiglie, nazioni e tutta l’umanità. Quando inizieremo a realizzarlo, prima e principalmente tra noi, l’impatto positivo riecheggerà vigorosamente in tutto il mondo e il destino comune sarà protetto.

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