Uniting Europe

Il precedente articolo descriveva la Rivolta degli Asmonei che scoppiò dopo che gli Ebrei si rivolsero ad Antioco IV Epifane, Re dell’Impero Seleucide, e lo attirarono in Giudea al fine di imporre agli Ebrei la cultura ellenistica ed il suo sistema di credenze. La battaglia che seguì tra gli avversari fu la conseguenza del tentativo finale di mantenere la legge ebraica della reciproca responsabilità e di coprire l’odio con l’amore, in opposizione alla cultura dell’individualismo e della venerazione del sé che i Greci coltivavano. La guerra civile fu aspra e sanguinosa, ma gli Asmonei trionfarono, assicurando ancora alcuni anni di permanenza di norme ebraiche, con il tentativo almeno di seguire le leggi che avevano ottenuto l’ammirazione di Tolomeo II, Re d’Egitto, un centinaio di anni prima.

Questo articolo, l’ultimo della serie, esplorerà la definitiva fine dello sforzo dei nostri antenati di poter mantenere una società improntata sulla legge della reciproca responsabilità e dell’amore per gli altri. Verranno incluse descrizioni spiacevoli dal momento che tutte le manifestazioni di odio estremo sono sgradevoli, ma se vogliamo comprendere il presente dobbiamo conoscere la nostra storia. Forse, dopo aver letto questa serie di articoli, saremo in grado di capire cosa significhi essere un Ebreo, il motivo per cui esiste l’antisemitismo e il modo con cui poter porre fine a questa maledizione una volta per tutte.

L’egoismo che aveva afflitto gli Ellenisti non diminuì solo perché avevano perso la guerra. Gli Asmonei, che erano in quel momento a capo di Giuda erano presto caduti preda allo stesso potere di egocentrismo crescente, così il declino morale e sociale continuò.
“Diventando governanti, re e conquistatori” scrive lo storico precedentemente citato, Paul Johnson, “gli Asmonei patirono le corruzioni del potere… Alessandro Ianneo [che governò dal 103 al 76 Prima dell’Era Comune]… si rivelò un despota e un mostro e tra le sue vittime ci furono i pii Ebrei da cui la sua famiglia una volta aveva tratto la sua forza. Come ogni governante nel Vicino Oriente in quel tempo, fu influenzato dalle predominanti maniere dei Greci.”

Seguendo l’esempio di Ianneo, numerosi Ebrei abbandonarono il Giudaismo e adottarono l’Ellenismo. Ianneo, che era Sommo Sacerdote, si proclamò re e massacrò migliaia di Ebrei che si opponevano all’introduzione dell’Ellenismo. Questa volta non c’era nessuno degli Asmonei a salvare gli Ebrei; Alessandro Ianneo stesso era un discendente degli Asmonei e nessun’altra forza si oppose a lui. “ Infatti Alessandro”, conclude Johnson, “ si ritrovò come i suoi odiati predecessori, Giasone e Menelao, contro cui suo il suo bisnonno aveva combattuto.

Dopo la morte di Ianneo, il regno di Giuda continuò il suo declino e nel 63 Prima dell’Era Comune, il generale romano Pompeo il Grande conquistò Giuda. Questo fu l’inizio dell’era del dominio romano in Giuda e la fine della sua indipendenza. Probabilmente, la commovente conclusione di Johnson descrive al meglio l’ascesa e la caduta della reggenza degli Asmonei in Giuda:” La storia della loro ascesa e caduta è uno studio memorabile dell’alterigia. Essi iniziarono come vendicatori dei martiri; terminarono come oppressori religiosi essi stessi. Arrivarono al potere a capo di un’avida banda di guerriglia; finirono circondati da mercenari. Il loro regno, fondato sulla fede, si è dissolto nell’empietà.”

I Romani, come i Greci prima di loro, non avevano alcun interesse ad imporre agli Ebrei le loro credenze o la loro cultura. Mentre annessero la Siria,” lasciarono invece la Giudea un ridotto e dipendente stato tempio,” cita l’Enciclopedia Britannica. Infatti i Romani concessero agli Ebrei un grande accordo, ossia un impero potente che li proteggeva dai nemici mentre li lasciava liberi di vivere le loro vite come volevano. Avrebbero potuto vivere in modo pacifico e tranquillo sotto la protezione di Roma se non fosse stato per i governanti dello stato che, ancora una volta, emersero dal loro interno. Questi governanti furono così sediziosi e crudeli con il proprio popolo che alla fine, esaurita la pazienza dei Romani, Giuda fu dichiarata una provincia di Roma e il suo nome fu cambiato in Giudea.

Tra il 6 e il 66 dell’Era Comune, quando scoppiò la Grande Rivolta che distrusse la Giudea, Gerusalemme e il Tempio, si alternarono al governo non meno di 15 procuratori Romani, talvolta per soli due anni. Come ci si può aspettare, questi anni furono lungi dall’essere tranquilli. Non andremo nei dettagli in questo articolo né descriveremo le miriadi di misfatti degli Ebrei nei confronti dei loro fratelli, ma parleremo di un gruppo particolarmente nocivo: i Sicarii. Essi si guadagnarono certamente il titolo di “Terroristi del Primo Secolo” che fu dato loro dal Dr. Amy Zalman o “Antichi Terroristi Ebrei” come li chiamava il Prof. Richard Horsley.

Eppure essi differiscono dalle organizzazioni terroristiche contemporanee che agiscono contro gli Ebrei o lo Stato di Israele per il fatto che i Sicarii nacquero all’interno della loro propria fede. Non si trattava di un movimento sotterraneo che cercava di rovesciare il governo scegliendo la violenza come mezzo per raggiungere il suo scopo. Piuttosto, cercarono di intimidire e di sradicare fisicamente le genti dalla loro religione, che non approvavano, sia perché le vedevano come sottomesse ai Romani ma anche per tanti altri motivi. La divisione tra gli Zeloti (da cui i Sicarii emersero) e il resto della nazione fu il seme del bagno di sangue che il popolo di Israele inflisse a se stesso durante la Grande Rivolta alcuni anni più tardi, ma i diabolici omicidi dei Sicarii intensificarono l’odio e il sospetto tra le fazioni della nazione a livelli tali da suggellare il destino degli Ebrei.

Dopo sessant’anni di inquietudine, scoppiò la Grande Rivolta. Mentre il nemico ufficiale degli Ebrei era la legione Romana, le più indicibili e inconcepibili agonie arrivarono loro dalle mani dei loro fratelli di religione. La linea di fondo delle atrocità della Grande rivolta è, come i nostri saggi dissero (Masechet Yoma 9b), “Perché il Secondo Tempio fu distrutto? Fu perché c’era un odio nascosto in esso” e per il modo in cui questo odio fu reso manifesto.
La guerra dei Romani contro gli Ebrei fu così raccapricciante e piena di crudeltà auto inflitta dagli Ebrei stessi che fece pensare ai Romani che Dio fosse dalla loro parte. All’inizio dell’assedio, guardando gli Ebrei che combattevano l’uno contro l’altro all’interno della città, “i Romani ritennero che questa sedizione tra i loro nemici fosse di grande vantaggio per loro e si affrettarono a marciare sulla città”, scrive Joseph. “Esortarono Vespasiano”, l’imperatore appena incoronato, “ad affrettarsi e gli dissero che: “La provvidenza di Dio è dalla nostra parte perché pone i nostri nemici uno contro l’altro”. I comandanti Romani volevano approfittare della situazione per paura che “gli Ebrei potessero velocemente tornare di nuovo ad essere uniti” o perché erano “stanchi delle loro miserie civili” o perché “avrebbero potuto pentirsi di tali azioni”.

Comunque, l’Imperatore era molto fiducioso del fatto che l’odio degli Ebrei fosse senza rimedio. Secondo Joseph, Vespasiano rispose “che si sbagliavano grandemente su ciò che pensavano fosse opportuno fare”, aggiungendo che “Resistendo almeno un pò, avrebbero avuto sempre meno nemici perché si sarebbero consumati in questa sedizione, che Dio agisce come un generale dei Romani meglio di quanto egli stesso possa fare e gli sta consegnando gli Ebrei senza alcuna sofferenza da parte loro, garantendogli una vittoria senza alcun pericolo; che dunque questa è la migliore soluzione per loro, mentre i nemici si stanno distruggendo tra di loro con le proprie mani, cadendo vittime della più grande delle disgrazie cioè di questa sedizione, di stare immobili come spettatori dei pericoli a cui vanno incontro piuttosto che lottare con le mani contro uomini che adorano uccidere, furiosi l’uno contro l’altro… Gli Ebrei sono vessati profondamente ogni giorno dalle loro guerre civili e dai dissidi e sono più infelici di quanto potrebbero esserlo, una volta conquistati, se ciò gli venisse inflitto da noi. Dunque se se teniamo alla nostra sicurezza, dovremmo tollerare che questi Ebrei si distruggano a vicenda.”

L’assedio di Gerusalemme segnò la fine di quattro anni di battaglia. Quando iniziò nel 66 dell’Era Comune, la violenza scoppiò in tutta la provincia. Se durante la Rivolta degli Asmonei il combattimento si svolse tra gli Ebrei ellenizzati e gli Ebrei militanti che rimasero fedeli alla loro religione, ora la lotta fu solo tra Ebrei “veri e propri”, tra varie sette di militanti Zeloti e Ebrei moderati che si battevano per negoziare la pace con i Romani.

Tuttavia, l’odio nascosto che affiorò tra gli Ebrei durante la rivolta fu peggiore persino della già intensa ostilità che le fazioni della nazione provavano prima del suo scoppio. All’inizio, scrive Joseph, “Tutte le popolazioni di ogni luogo si misero a saccheggiare, dopodiché si riunirono in gruppi organizzati al fine di derubare le persone del paese, tanto che per barbarie e iniquità coloro che appartenevano alla stessa nazione non erano affatto diversi dai Romani. Anzi, sembrava cosa più sopportabile essere rovinati dai Romani che da loro stessi.”

Una volta assediata Gerusalemme al suo interno, il combattimento divenne ancor più carico di odio. Joseph scrive che “questo temperamento litigioso prese piede nelle famiglie private che non potevano andare d’accordo, dopo che coloro che erano i più cari l’uno verso l’altro ruppero tutti i vincoli esistenti tra loro ed ognuno si unì con quelli della sua stessa opinione, iniziando a contrapporsi agli altri; cosicché le rivolte sorsero ovunque.”

“Gli Ebrei erano … inconciliabilmente divisi”, scrive Johnson. Erano così impegnati nel distruggersi a vicenda da non poter pensare al futuro, nemmeno al giorno seguente. Come risultato, e nell’ambito della loro guerra totale, “Simone e la sua fazione appiccarono fuoco a quegli edifici che erano pieni di grano e di tutte le altre provviste .. come se lo avessero fatto di proposito per essere di aiuto ai Romani, distruggendo ciò che la città aveva accumulato contro l’assedio e, attraverso questo, tagliando i nervi al loro stesso potere. ” Di conseguenza, “ Quasi tutto il grano, che sarebbe stato sufficiente per un assedio di molti anni, fu bruciato .Così furono presi dai morsi della carestia” scrive Joseph.

Dunque, gli Ebrei non conobbero limiti quando si trattò di autodistruzione. Alla fine, fecero ricorso anche al cannibalismo, sebbene non è mia intenzione descriverne le testimonianze qui. In queste circostanze, la rovina di Gerusalemme, la distruzione del Tempio e l’esilio dalla terra furono inevitabili. Persino Tito, il comandante della legione Romana, riconobbe che il trionfo non fu tanto per opera sua, quanto per l’odio reciproco degli Ebrei. Il sofista Greco Filostrato descrive le sensazioni di Tito riguardo ai miserabili Ebrei: “ Quando Elena di Giudea offrì a Tito la corona della vittoria dopo la conquista della la città, egli la rifiutò per il fatto che non c’era alcun merito nell’aver sconfitto un popolo abbandonato dal suo stesso Dio”

Ciò che Tito non sapeva, tuttavia, era che la caduta degli Ebrei non fu perché il loro Dio li aveva abbandonati ma perché loro stessi si erano abbandonati a vicenda. Infatti, la rovina del Secondo Tempio, con tutte le atrocità che si accompagnarono ad essa, testimonia più di ogni altra cosa che il destino degli Ebrei è nelle loro stesse mani, ossia quando sono uniti, ottengono successi gloriosi, quando sono disuniti, falliscono miseramente.

Ho iniziato questa serie di articoli perché l’editore di uno dei giornali per cui scrivo editoriali regolarmente, mi ha chiesto maggiori informazioni sul mio messaggio inerente al fatto che quando gli Ebrei non sono uniti attirano su loro stessi l’antisemitismo. Nello specifico voleva sapere quali erano le mie fonti per affermare tale argomento con tale insistenza.

Spero ora che le mie fonti siano più chiare. Dobbiamo comprendere che l’unione non è un‘opzione per gli Ebrei: è un dovere, è la nostra ancora di salvezza. Come ho dimostrato attraverso questa serie di articoli, lo scenario della divisione che provoca sofferenza e dell’unione che porta pace si è verificato ad ogni principale snodo nella storia della nostra nazione.

Oggi, siamo di nuovo ad un altro di questi bivi. Ancora una volta siamo davanti alla domanda: unione e trionfo o divisione e sconfitta? Non importa per mano di quale oppressore arriverà la sconfitta ma è certo che avverrà se siamo divisi e non arriverà invece se siamo uniti. È mia speranza e desiderio che tutti uniremo le energie in uno sforzo comune per andare oltre le nostre differenze e che diventeremo veramente una luce di unione per le nazioni, come sempre avremmo dovuto essere. Oggi, come mai prima d’ora, è fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Per maggiori informazioni su questo argomento, vi invito a consultare la mia ultima pubblicazione: The Jewish Choice: Unity or Anti-Semitism: Historical facts on anti-Semitism as a reflection of Jewish social discord.

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