Uniting Europe

La Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto, il 27 Gennaio, è sempre una buona occasione per previsioni e riassunti sull’andamento dell’antisemitismo nel mondo, e quest’anno non è una eccezione. Il rapporto pubblicato dal Ministero israeliano degli Affari della Diaspora sottolinea il fatto incoraggiante che non c’è stato alcun attacco mortale contro gli Ebrei al di fuori di Israele, anche se questo è dovuto principalmente al fatto che gli attacchi sono stati sventati prima della loro attuazione, oppure sono avvenuti, causando feriti, alcuni veramente gravi, invece di vittime. Allo stesso tempo, il rapporto mette in evidenza che la vita degli Ebrei in Europa è ostacolata da divieti sulla macellazione kosher e altre tradizioni ebraiche. In sostanza, i paesi europei dicono agli Ebrei che lì sono indesiderati. Negli USA, la comunità ebraica si sta abituando ad un ambiente che assomiglia sempre di più a quello europeo, e nove Ebrei su dieci sono turbati dal crescente antisemitismo. Ma forse la cosa che colpisce di più è il fatto che l’antisemitismo online è diventato onnipresente e le teorie del complotto contro gli Ebrei si diffondono a macchia d’olio ogni volta che si verificano sviluppi negativi, e il 2020 ne ha avuti in abbondanza.

Si tratta di un rapporto molto dettagliato, di oltre 140 pagine. Ma tutti questi dettagli non possono nascondere il fatto che esso sia insignificante. Non risolve nulla, non cambia nulla, e non serve a nessuno se non alle persone da cui è stato scritto. E visto che questo rapporto non porta ad alcun cambiamento, gli autori possono essere sicuri che il prossimo anno avranno il compito di compilarne un altro, ugualmente “allarmante” e ugualmente (in)efficace.

Negli ultimi due millenni, dalla rovina del Secondo Tempio, abbiamo accusato il mondo per i nostri mali, ma non abbiamo fatto nulla per risolverli. Al contrario, contiamo le volte che siamo stati torturati, espulsi e sterminati. Ma negli ultimi due millenni la documentazione delle crudeltà delle nazioni nei nostri confronti non ci ha portato alcun vantaggio.

I nostri antenati erano diversi. Non incolparono Nabucodonosor, re dei Babilonesi, per la distruzione del Primo Tempio, anche se fu lui il conquistatore che lo rase al suolo. Allo stesso modo, i nostri antenati non biasimarono Tito, il comandante capo della legione Romana a Gerusalemme, per la distruzione del Secondo Tempio. Incolparono se stessi, e la loro cattiva condotta reciproca, per entrambe le devastazioni, la seconda delle quali fu, per tanti aspetti, raccapricciante quanto l’Olocausto.

Anche se i nostri antenati sapevano che Tito aveva abbattuto le mura le mura di Gerusalemme ed esiliato il popolo, scrissero che il tempio fu distrutto a causa dell’odio infondato, perché ci odiavamo senza alcun motivo. Anche anni dopo, il grande Rabbi Akiva, i cui discepoli scrissero la Mishnah e Il Libro dello Zohar, insegnò che l’essenza della Torah era: “Ama l’amico come te stesso”. Ciononostante, da quei tempi in poi, coltiviamo la cronaca della vittimizzazione, secondo la quale non è colpa nostra se veniamo tormentati, espulsi e uccisi. Perché la narrazione è diversa? Nabucodonosor e Tito non ci hanno espulsi e uccisi? Certamente, e allora perché i nostri antenati hanno incolpato noi e non loro?

La differenza fondamentale tra gli Ebrei di oggi e quelli del passato è che i nostri antenati, sia i leader che la gente comune, sapevano perché appartenevano al popolo ebraico. Sapevano che essere ebreo non significa un rispetto superficiale delle usanze, ma piuttosto un giuramento, un impegno di essere una nazione modello. Sapevano che essere ebreo vuol dire sforzarsi di amare l’amico come te stesso, forgiare responsabilità reciproca all’interno della nazione, ed essere un esempio di unione al di sopra delle divisioni, da mostrare al mondo. In quel tempo avevamo innumerevoli dispute, proprio come adesso. Ma allora sapevamo che dovevamo mettere l’unione della nazione al di sopra del dissenso, mentre oggi ci denigriamo a vicenda per non avere ammesso di avere ragione e manteniamo le nostre opinioni.

I nostri antenati sapevano che era nostro compito diffondere unione, altrimenti governanti stranieri sarebbero arrivati a punirci. Noi, invece, non pensiamo nemmeno all’unione, e quando governanti stranieri ci puniscono, ci incolpiamo a vicenda, senza capire che così non facciamo altro che rafforzare e incoraggiare i nostri oppressori.

Nulla è cambiato dalla nascita della nostra nazione. Veniamo sempre battuti quando ci battiamo tra di noi e trionfiamo quando ci uniamo. Fino a quando non impareremo questa lezione, organizzazioni e uffici continueranno a pubblicare rapporti senza senso che non interessano a nessuno, se non alle persone che li scrivono. Questi rapporti non impediranno il prossimo cataclisma, ma la nostra unione sì. La scelta, come sempre, è nelle nostre mani.

Potete trovare ulteriori informazioni sul significato di unione per il popolo di Israele nei miei libri The Jewish Choice: Unity or Anti-Semitism: Historical facts on anti-Semitism as a reflection of Jewish social discord, e Like a Bundle of Reeds: Why Unity and Mutual Guarantee Are Today’s Call of the Hour.

Author :
Print

Leave a Reply