Uniting Europe

Se si guarda il mondo da un prospettiva a volo di uccello, ci si accorge che le sue parti si stanno gradualmente aggregando. Possiamo trovarci più o meno d’accordo con il processo, ma si tratta in ogni modo di uno sviluppo involontario e irreversibile. Più ci uniamo, più attrito emerge. Il percorso della realtà è immutabile, si dirige verso una maggiore connessione, una maggiore interdipendenza e una maggiore integrazione. Ciò che può cambiare è come lo viviamo. Se ci opponiamo, sarà doloroso e violento, se lo accogliamo, sarà facile e gioioso.

Un tempo c’erano ideologie, ideali e dottrine che le persone si sforzavano di attuare per stabilire ciò che credevano fosse per la società un modo efficace di comportarsi. Ora le masse si stanno risvegliando in ogni parte del mondo e non sono più interessate alle ideologie o alle dottrine. Se sono tra loro solidali , sosterranno il governo che stimola questa sensazione. Se sentono divisione, ricadranno nell’aggressione e nella violenza, proprio come sta accadendo ora.

Nessun regime, in nessuna parte del mondo, avrà successo nell’era attuale e il mondo decadrà ulteriormente nel caos, poiché nessun regime aspira alla connessione. Nessuno dei leader attuali mondiali è all’altezza del compito di unire le persone, dato che la motivazione di tutti è il potere e non il benessere della gente. Questa motivazione in passato era sufficiente per stabilire un governo solido , ma ora non può più funzionare. Se va contro il moto della natura, il percorso della realtà verso la connessione, non funzionerà.

Non è che i governi crolleranno domani, ma l’andamento è chiaro e nulla di tutto ciò che potranno fare i capi di stato può cambiarlo. La direzione dei governi attuali deve mirare alla connessione pubblica. Se i leader vogliono che la popolazione sia connessa e subordinata a loro, mentre continuano a governare dall’alto, allora non si tratta di connessione e non funzionerà.

La storia ha un orologio tutto suo. Un ticchettio alla volta, si sta avvicinando alla meta finale: l’unione di tutta l’umanità in un unica entità. Mentre si muove, rivela la nostra innata avversione nei confronti di questa meta. La repulsione di persone comunque civilizzate, verso coloro che hanno opinioni diverse, è soltanto il preludio. Il divario si ingrandirà come anche la sofferenza, fino a quando non ci si renderà conto che non esiste altro modo di vivere se non insieme. Noi come umanità, possiamo scegliere di percorrere il cammino breve e piacevole della connessione, oppure quello lungo e doloroso della divisione e dell’odio.
Non dobbiamo aspettare che siano i potenti a condurci sul cammino della connessione. Come abbiamo già detto, il loro unico interesse è il potere personale.

La connessione tra le persone contraddice il loro obiettivo dato che, se la popolazione fosse unita, non avrebbe bisogno di tanti capi e grandi governi. Solo quando la gente è divisa serve un compromesso e i governanti possono avvicendarsi alle poltrone, e alla fine trarre beneficio proprio a spese del pubblico. Dobbiamo, quindi, lasciare che i governi governino, mentre noi ci prendiamo cura della nostra connessione a prescindere dalle loro intenzioni di dividere.

Inoltre, e questo è importante, la connessione non significa uguaglianza. Per costruire una società di successo dobbiamo coltivare le nostre diversità e non seppellirle. Quando usiamo la nostra unicità per completarci a vicenda e creare una società più integrata, invece di competere con gli altri e sforzarci di sostituirli, la vita diventa più semplice e facile, e c’è abbondanza per tutti.

Quando usiamo le nostre differenze per il bene comune, creiamo società flessibili e reattive, in grado di adattarsi a qualsiasi situazione e da cui possiamo trarre vantaggio. Proprio come un corpo usa diverse parti di se stesso per svolgere azioni diverse, ogni volta che le condizioni sociali o economiche cambiano, una società diversificata ma unita sarà in grado di reagire nella maniera migliore e usare la sua diversità per crescere più forte, invece di disintegrarsi e lasciare i suoi membri vulnerabili.

Il punto è che non dobbiamo aspettare che siano i capi a fare il lavoro al nostro posto, e non dobbiamo aspettarci che siano loro a migliorare le nostre vite. Se vogliamo una buona vita, la troveremo nell’unione con tutti, quando faremo dell’unità il nostro valore assoluto, non questa o quella idea politica. La società, come ho detto all’inizio, si sta aggregando. Solo accettando le nostre differenze e usandole per forgiare l’unione, potremo attraversare questo processo con esito positivo. Ma se soccombiamo alle idee di separazione e avversione, semineremo vento e raccoglieremo tempesta.

[Discorso di Benjamin Netanyahu, Primo Ministro di Israele in un’immagine rilasciata ai media durante gli incontri virtuali del Forum economico mondiale di Davos il 24 gennaio 2021. (Foto di Pascal Bitz / Forum economico mondiale via Sipa USA]

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