Uniting Europe

Uno studente mi ha chiesto come i kabbalisti gestiscono le dicerie e le false accuse che li riguardano: li ignorano o si comportano in qualche altro modo?
Questa è una domanda interessante perché sin dagli albori della Kabbalah, molto prima che venisse chiamata “la saggezza della Kabbalah”, i kabbalisti hanno affrontato diffamazione, disprezzo e a volte addirittura aggressività e violenza nei loro confronti. Sebbene fosse sgradevole, i kabbalisti hanno sempre trattato questo fenomeno con pazienza e comprensione, dato che sapevano da dove proveniva.

L’umanità è un sistema unico, anche se rotto. Per “rotto” intendo che non sentiamo la nostra connessione e quindi ci trattiamo come estranei o nemici, senza renderci conto che così facendo ci facciamo del male, proprio come nel caso di una malattia autoimmune, quando il sistema immunitario identifica scorrettamente i componenti del corpo come estranei e li attacca, danneggiando così l’intero corpo.

Lo scopo della saggezza della Kabbalah è quello di rivelarci la nostra connessione ed interdipendenza e di evitare che ci facciamo del male a vicenda. In questo modo la Kabbalah cerca di guarire il singolo individuo e l’intera società allo stesso tempo. Tuttavia, dato che non sentiamo il nostro legame, inconsciamente interpretiamo gli sforzi di unione dei kabbalisti e della saggezza della Kabbalah come una minaccia alla nostra esistenza, come se fossimo costretti a sederci vicino ad un nemico giurato. Di conseguenza la evitiamo ed avvisiamo gli altri di fare altrettanto. Nonostante questo processo avvenga nel profondo del nostro subconscio, le sue manifestazioni nel mondo sono reali.

Finché l’umanità si è evoluta ai livelli più basilari, cercando soprattutto di soddisfare i desideri per le necessità fondamentali come cibo, sesso, famiglia, ricchezza, potere e conoscenza, non abbiamo avuto bisogno della saggezza della Kabbalah. Cioè non avevamo bisogno di essere coscienti della nostra connessione. Per questo motivo qualsiasi tentativo di proporre la Kabbalah incontrava un netto rifiuto.

Oggi, comunque, stiamo lentamente sviluppando nuovi desideri, come conoscere il significato , l’origine e lo scopo della vita. E’ impossibile capire la vita, men che meno il suo scopo, se non capiamo il fatto che siamo tutti connessi. Proprio come non si può capire il corpo umano esaminando solo una cellula, o anche un organo, ma lo si può fare solo esaminando il corpo intero, con tutte le sue cellule, gli organi e soprattutto le connessioni e le interazioni tra di loro, così è impossibile capire la vita, e ancor meno l’umanità, senza capire le interconnessioni tra tutti gli individui. Questo è il motivo per cui, oggigiorno, molte migliaia di persone in tutto il mondo giungono allo studio della Kabbalah: vogliono conoscere le interazioni tra ogni cosa.

Se consideriamo la storia umana, la Kabbalah è un’idea relativamente recente, proprio perché siamo nella fase finale del nostro sviluppo. Il primo kabbalista fu Adamo, vissuto quasi 6000 anni fa. Sebbene avesse alcuni studenti, che a loro volta trasmisero conoscenza e percezioni ai loro studenti, non vi era un metodo di insegnamento chiaro, non c’erano principi che si potessero seguire, e quindi non c’era un sistema per far circolare l’idea di unione, connaturata nell’umanità.

Il primo a trattare la Kabbalah come un rimedio per l’umanità fu Abramo. Anche per questo fu il primo a trovare resistenza tra i suoi contemporanei, che rifiutavano di sentire parlare di connessione. Nonostante la resistenza, migliaia di persone fecero riferimento alle parole di Abramo e divennero suoi studenti. Egli insegnò loro l’unione ed essi iniziarono a praticarla tra loro. La particolarità degli studenti di Abramo era che provenivano da tribù e clan che inizialmente erano divisi e spesso ostili ma, dopo essersi aggregati agli studenti di Abramo, si avvicinarono gli uni agli altri.

Formando il suo gruppo solo sulla base dell’unione, piuttosto che sui legami di sangue, Abramo dimostrò i vantaggi dell’unità. In un certo senso il suo gruppo ottenne un enorme vantaggio sugli altri, dato che divenne un organismo completo, mentre il resto degli uomini rimasero come organi o cellule separate.

L’odio di cui il gruppo di Abramo aveva fatto esperienza, e soprattutto Abramo, è la radice di ciò che noi oggi chiamiamo “antisemitismo”. Al livello più profondo si tratta della resistenza dell’ego ad unirsi con qualcuno o qualcosa, per paura di perdere la propria identità. La sensazione profonda che l’unione è il miglior modo per vivere, insieme alla resistenza dell’ego ad accettarla e a rinunciare al proprio dominio, crea una dissonanza che è molto difficile da gestire per la gente. Di conseguenza odiano i messaggeri dell’idea di unione, i discendenti del gruppo di Abramo: gli Ebrei.

Il gruppo di Abramo si è evoluto fino a divenire il popolo di Israele. Per molti secoli vissero secondo i principi stabiliti da Abramo, cioè che l’unione è il principio di fondo su cui sono costruite tutte le leggi del popolo ebraico. Per questo i nostri saggi dissero che “Ama il tuo prossimo come te stesso” è la regola principale della Torah. Tuttavia, alla fine, anche gli Ebrei cedettero alla furia del loro ego e divennero come gli altri, egoisti ed ignari del principio di unione che era alla base del Giudaismo e del loro obbligo di essere esempio di unione, come fece Abramo col suo gruppo.

Il risultato dell’abbandono del principio di unione da parte degli Ebrei ha creato la resistenza alla Kabbalah. Invero, l’antisemitismo delle nazioni nei confronti degli Ebrei origina dallo stesso timore che fa sì che gli Ebrei si oppongano alla Kabbalah: la resistenza dell’ego alla necessità di unirsi, al fatto che siamo tutti connessi per quanto si cerchi di negarlo.

Nonostante tutti gli sforzi del nostro ego, la realtà dimostra che siamo tutti connessi. Ogni giorno che passa noi scopriamo nuove modalità e legami che ci uniscono. E più scopriamo la nostra connessione, più ci rendiamo conto che la saggezza della Kabbalah è indispensabile per capire il mondo che ci circonda.

Nei prossimi mesi ed anni, tutti, dalla gente comune ai leader del mondo, scopriranno che, senza comprendere la complessità delle nostre connessioni, non saranno in grado di gestire la loro vita e certo neanche le nazioni. La saggezza della Kabbalah dovrà rivelarsi come un metodo per comprendere il mondo e stabilire connessioni tra le persone in armonia con la realtà interconnessa dell’umanità e con tutta la realtà.

Per ulteriori informazioni sul tema della resistenza alla Kabbalah, si prega di consultare la mia pubblicazione: A Very Narrow Bridge: The fate of the Jewish people.

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