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Lo scorso fine settimana è iniziato Pesach. Questa festività, che sembrerebbe essere un evento puramente ebraico, in realtà contiene un messaggio e una predizione per l’umanità intera. Non è un caso che la storia di Mosè, del Faraone e dell’esodo dall’Egitto abbia ispirato diversi film epici; il messaggio universale di liberazione dalla schiavitù tocca un punto debole in ogni persona: l’aspirazione alla libertà.

Per capire la storia fino in fondo, dobbiamo comprendere cosa o chi ci ha resi schiavi, e come liberarcene. Il nome della festività “Pesach” non è un caso. Rappresenta il passaggio dalla schiavitù alla libertà. Il Faraone , il grande oppressore, non è altro che il nostro ego.

Mosè, il cui nome deriva dalla parola ebraica moshech (tirare), è la forza che ci tira via dalla stretta del Faraone salvandoci e rendendoci artefici del nostro destino. La storia dell’Egitto è veramente universale dato che la liberazione dall’ego riguarda ogni persona. A un certo punto, ognuno di noi sente che l’ego è diventato un padrone spietato dal quale vogliamo fuggire. E’ allora che si esce dall’Egitto seguendo Mosè, e si diventa una persona libera, liberata dal proprio tormentoso Faraone, l’ego.

Questi tempi, i tempi del Covid-19, sono duri per tutti. Anche se il Covid non ci ha fatto sentire schiavi, ci ha certamente limitati. La crescente pressione sulla psiche delle persone, il peso economico del lockdown, il dolore e la sofferenza in aumento stanno distruggendo la festa che avevamo avuto fino alla comparsa del virus. Fino al suo arrivo eravamo innamorati del Faraone. Lui, in altre parole il nostro ego, ci aveva portato la civilizzazione, il progresso, la prosperità, e tutto ciò che abbiamo ottenuto.

Ma il Faraone non rimane uguale. Come ogni cosa nella vita, cambia col tempo. Il nostro ego cresce ed evolve e nel farlo diventa sempre più esigente. Ciò che era fantastico ieri, oggi diventa totalmente insufficiente. Gradualmente iniziamo a sentirci sempre più insoddisfatti. Non dovrebbe essere l’opposto, che più abbiamo e più felici siamo? No, se consideriamo chi ci chiede di soddisfare i suoi desideri: il nostro ego.

Il nostro ego è insaziabile, più lo nutriamo e più fame ha . E più fame ha, più diventa esigente. Alla fine, ci ritroviamo bloccati nella ricerca di soddisfazioni che sembrano gratificanti solo fino a quando non le otteniamo. Una volta che otteniamo ciò che vogliamo il padrone ci sussurra: “Portami altro!!! Portami di meglio!!!”. Allora quando diciamo:”Basta!” capiamo che non si può sfuggire, che siamo schiavi del nostro ego e più resistiamo, e più ci affligge. E’ in questo momento che ci rendiamo conto che il Faraone ci stava sfruttando, che era buono con noi soltanto finché lo servivamo. Ma dal momento che vogliamo lasciarlo, scopriamo il suo vero volto. E qui inizia la schiavitù in Egitto.

Non ci siamo ancora arrivati, ma ci stiamo avvicinando. Ci sentiamo già male, ma dobbiamo ancora capire che il Faraone, il nostro ego, è la causa di questa sensazione maligna, e non un virus o qualsiasi altro disastro. Quando lo comprenderemo bene, sarà l’inizio del nostro esodo dall’Egitto, dalla schiavitù dell’ego.

Per ora basta esaminare ogni cosa che non ci piace della nostra vita e chiederci chi ne sta soffrendo veramente. Se iniziamo a creare spazio tra di noi e il nostro ego, forse potremmo vedere chi richiede il lavoro, chi ne trae profitto e chi paga il prezzo.

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