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Secondo il Pew Research Center, “La maggioranza dei giovani adulti negli Stati Uniti vive con i propri genitori per la prima volta dopo la Grande Depressione”. Negli anni ’60, solo il 29% dei giovani adulti viveva con i genitori. Nel corso degli anni, e specialmente dalla diffusione del Covid-19, il numero di figli adulti (involontariamente) rimasti a casa è salito a più del 52%, ed è in aumento.

Può sembrare contraddittorio per i giovani adulti vivere con i loro genitori. Dopo tutto, i giovani vogliono la loro indipendenza; vogliono avere successo, realizzare cose e lasciare il loro segno nel mondo. Anche se non sono grandi realizzatori, certamente non vogliono che i loro genitori ficchino il naso nella loro vita privata. Allora perché si trasferiscono di nuovo a casa, o ed evitano in tutti i modi di andarsene?

Ci sono diverse ragioni per questo, e a diversi livelli. Al livello più superficiale, oggi non siamo così sicuri di come dovremmo gestire le nostre vite o di dove sta andando il mondo. Le rotture personali e nazionali sono diventate più comuni, e la nostra fiducia in noi stessi e nel nostro futuro, come individui e come società, è crollata. Non aspiriamo più a conquistare il mondo e a lasciare il segno, a “essere qualcuno”, come dicevano i giovani. Invece, speriamo di andare avanti

Chiaramente, non tutti sono in quello stato, ma le statistiche parlano da sole: succede a molte persone. Di conseguenza, invece di rischiare e buttarci a capofitto nell’acqua profonda della vita, ci immergiamo solo per testare la temperatura. Solo se siamo sicuri che le cose andranno bene, ci avventuriamo dentro.

Ad un livello più profondo, c’è un senso di mancanza di significato che sta entrando nella coscienza dei giovani adulti. Non è che i giovani d’oggi non vogliono godersi la vita, e non è solo che hanno paura di essere feriti dagli ostacoli della vita; è anche che le tentazioni che la vita offre, come il denaro, il potere e la fama, semplicemente non li attirano più. Non trovano attraenti i trofei della nostra generazione, eppure non hanno altri obiettivi da perseguire. Questo è il motivo per cui molti di loro sono depressi. Quando si ha tutto il necessario per la vita, ma nessuna ragione per vivere, non si può fare a meno di sentirsi infelici. Alcuni ne sono coscienti, altri no, ma lo si può vedere attraverso la loro frenetica ricerca di esperienze che li portano al limite, come gli sport estremi, le droghe pesanti, la violenza e varie dipendenze.

Questo senso di insensatezza è il nocciolo della questione. In un’epoca in cui tutto è condiviso, in cui ogni prodotto è fabbricato e assemblato in venti paesi diversi, una mentalità individualista è l’opposto del flusso della realtà, eppure è quello che stiamo cercando di utilizzare. Non c’è da meravigliarsi se non riusciamo a capire la vita; pensiamo nella direzione opposta al corso della vita!

Oggi, per trovare soddisfazione nella vita, dobbiamo incorporarci positivamente nella società, diventare elementi che contribuiscono alla sua prosperità. La cultura “Io! Io! Io!” si è esaurita, e a poco a poco sta emergendo il suo opposto: il Noi! Noi! Noi!
Una persona che è collegata alla società sente non solo la società, ma il flusso di vita che scorre attraverso di essa. La società è solo un mezzo per connettersi ad una struttura molto più grande e profonda: l’intera realtà. La realtà, o natura, è onnicomprensiva. Ogni cosa al suo interno è collegata in innumerevoli modi a tutto il resto. Abbiamo bisogno di una società per iniziare a sviluppare connessioni reciproche, imparare come interagire, e quindi iniziare a sentire le connessioni e le interazioni che permeano tutto! Solo se possiamo attingere al meccanismo onnicomprensivo della realtà, sentiremo che le nostre vite hanno un significato, che sappiamo come viverle e capiremo dove stanno andando.

[La fotografa di Reuters Nora Savosnick fa i bagagli mentre si prepara a tornare alla casa dei sui genitori in Norvegia, dove si isolerà in quarantena per quattordici giorni, durante l’epidemia di coronavirus (COVID-19), a New York, negli Stati Uniti, 15 marzo 2020. “È molto strano non poter vedere gli amici e vivere solo con mia madre e mio padre all’età di 24 anni. Ed è anche un enorme contrasto con la mia vita di New York. Oh , Dio, sono solo due mondi diversi “, ha detto Savosnick. REUTERS / Nora Savosnick]

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