Uniting Europe

A: La Corte penale internazionale (CPI)

Oggetto: Annuncio della Corte che aprirà un’indagine formale contro Israele sui presunti “crimini di guerra” durante la campagna militare dell’Operazione “Margine di protezione” del 2014.

Il procuratore della CPI, Fatou Bensouda, ha recentemente dichiarato che “La decisione di aprire un’indagine è seguita a un accurato esame preliminare”. Ancora più importante, il procuratore ha affermato: “Il mio ufficio adotta lo stesso approccio di principio, imparziale, che ha adottato in tutte le situazioni sottoposte alla sua giurisdizione”, e l’indagine “sarà condotta in modo indipendente, imparziale e oggettivo, senza timore o favoritismo”. Allo stesso tempo, la corte ha ammesso: “La CPI non è la soluzione, ma cerca solo di … promuovere la responsabilità …nel tentativo di scoraggiare i crimini [di guerra].”

Uno sforzo per scoraggiare i crimini di guerra è un nobile obiettivo, senza dubbio, ma, rispettosamente, dissento dai mezzi per raggiungerlo. Anch’io sono deluso dal modo in cui il popolo ebraico e lo stato ebraico si stanno comportando. Tuttavia, penso che per alleviare la sofferenza delle parti coinvolte in questo conflitto, la pressione su Israele dovrebbe concentrarsi su ciò che Israele mostra al mondo, e non solo sulla questione palestinese.
Nessuna istituzione è più preoccupata per lo Stato d’Israele dell’ONU e delle sue varie affiliate. Molte persone, per lo più Ebrei, ritengono che questa “ossessione” per lo stato ebraico sia il risultato di un atteggiamento ambiguo che ha origine nell’antisemitismo. Anch’io credo che l’ONU sia profondamente antisemita, ma capisco anche perché è così. Inoltre, non penso che l’ “ossessione” per Israele sia ingiustificata. Dal mio punto di vista, è un fenomeno naturale che deriva dalla sensazione intrinseca della gente che Israele sia una forza che ostacola. Per questo motivo, vedo la preoccupazione delle nazioni per Israele come un tentativo di affrontare quello che percepiscono come un problema.

Sono d’accordo che Israele è una forza di ostruzione, ma per una ragione diversa da quella che stabilisce la comunità internazionale. Dal mio punto di vista, Israele è una forza che ostacola perché la divisione interna tra gli israeliani si riflette negativamente sul mondo e ne stimola i conflitti. Le nazioni non incolpano Israele di tutte le guerre perché Israele le inizia davvero. Lo accusano perché Israele diffonde veleno e odio che poi fanno scoppiare le guerre. E come fa Israele a fare questo? L’odio degli israeliani tra loro si riflette sul mondo intero e avvelena l’aria in tutto il pianeta.
Nel mio libro Like a Bundle of Reeds: Why unity and mutual guarantee are today’s call of the hour, esamino l’origine e il significato del ruolo del popolo ebraico per il benessere del mondo. Israele, che è lo stato ebraico, dovrebbe essere leader nel portare avanti il dovere del popolo ebraico verso il mondo. Dobbiamo ricordare che il popolo ebraico non è un’etnia a sé stante, ma i discendenti di antenati che provenivano dalle numerose tribù, clan e popoli che abitavano il mondo antico nella Mezzaluna Fertile.

Questi popoli divennero una nazione solo dopo aver deciso di superare la rivalità, che derivava dalle loro diverse origini e radici. Avendo raggiunto questa straordinaria unione, essi hanno offerto al mondo un metodo per eliminare l’odio, le guerre ed elevare i popoli al livello spirituale di esistenza, dove prevale la fratellanza fra i popoli.
Nel profondo, il popolo ebraico è legato in un legame indissolubile alle tribù e ai clan da cui proviene. Nel profondo, i discendenti di quelle tribù, che ormai si sono diffuse in tutto il mondo, sentono questo legame e quindi non smetteranno mai di osservare ed esaminare gli Ebrei. Questi discendenti portano con sé la memoria latente delle conquiste dei loro antichi popoli tribali, ed esigono che essi condividano con loro il loro segreto. Chiedono che gli Ebrei insegnino al mondo come formare quell’unione al di sopra dell’odio che un tempo avevano stabilito tra di loro.

Ma gli Ebrei, da tempo, hanno dimenticato la loro conquista. Anch’essi sono caduti in preda all’odio e sono diventati ostili al loro stesso popolo, proprio come nell’antichità, prima che si unissero per la prima volta. In un tale stato, non possono dare un esempio di unità; possono solo proiettare odio, cosa che fanno abbondantemente. E poiché il mondo si aspetta da loro di mostrare unità, più si odiano l’un l’altro, più il mondo li odia e li accusa di causare le guerre.

Pertanto la CPI e ogni istituzione internazionale dovrebbe concentrare la sua attenzione sull’unità degli Ebrei. Dovrebbe esigere che lo stato ebraico diventi un esempio di fratellanza piuttosto che di conflitto, di coesione piuttosto che di divisione. Poiché gli Ebrei sono collegati al mondo intero attraverso quelle radici a lungo dimenticate, la loro connessione si rifletterà su tutta l’umanità e cambierà la situazione in tutto il mondo. Per questo motivo se la CPI vuole che i palestinesi e il mondo intero abbiano una buona vita, deve spingere gli Ebrei a essere di nuovo Ebrei, uniti al di sopra del loro odio e tutto il resto seguirà.

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