Uniting Europe

La memoria dell’Olocausto sta svanendo

Sono nato a Vitebsk in Bielorussia dopo la II guerra mondiale, quando la memoria della guerra era ancora vivida. Non lontano dalla mia città che ospitava molti Ebrei prima della guerra, c’erano un campo di concentramento e uno di sterminio dove numerosi Ebrei perirono, compresa la maggior parte dei miei parenti. Crebbi sentendo parlare dei miei parenti che erano morti, dai sopravvissuti della mia famiglia, e queste storie lasciarono un segno profondo in me.
Ma oggi, quando sono passati così tanti anni dalla fine della guerra, non mi sorprende che la memoria dell’Olocausto stia svanendo. I sopravvissuti stanno scomparendo e i giovani si sentono scollegati dal passato. E’ naturale che le persone, specialmente i giovani, si occupino del presente e del futuro più che del passato, e d’altronde chi vuole tenere a mente ricordi così deprimenti?
Ciononostante l’8 aprile è il Giorno della Memoria dell’Olocausto in Israele, un buon momento per riflettere su che cosa abbiamo imparato da questa tragedia, in modo da poter prevedere che non si ripeta.
La narrazione in corso in Israele, enfatizza i torti che sono stati fatti al popolo ebraico a causa del “peccato” di essere Ebrei: le esecuzioni di massa con il gas, i campi di concentramento, le sparatorie di massa, la fame, le torture e innumerevoli altri orrori che si sommano all’assassinio di sei milioni di persone del mio popolo.
Così, se ci si focalizza solo sul raccontare ciò che è successo, si perde l’occasione di parlare di come non permettere che accada di nuovo. Questo è ciò su cui credo dovremmo concentrarci oggi: prevenire piuttosto che preservare.
Per capire come prevenire un secondo Olocausto, dobbiamo innanzitutto comprendere la radice dell’antisemitismo, perché persiste e perché è diventato un genocidio in alcune nazioni e non in altre.
Chiaramente, un articolo non è sufficiente per spiegarlo. Ho scritto due libri che espongono l’argomento in modo più approfondito.
Il primo: “Like a Bundle of Reeds: Why unity and mutual guarantee are today’s call of the hour,”, che elabora la radice del Giudaismo, l’emergere e lo sviluppo dell’antisemitismo e la conseguente soluzione.
Il secondo: “The Jewish Choice: Unity or Anti-Semitism, Historical facts on anti-Semitism as a reflection of Jewish social discord”, che si focalizza principalmente sulla storia degli Ebrei e sull’apparente correlazione tra il livello della loro coesione sociale e l’intensificazione o la diminuzione dell’antisemitismo.
In questo articolo, delineerò l’argomento a grandi linee, ma consiglio vivamente di leggere i libri per avere il quadro completo di come la storia mostra il posto del popolo ebraico nel mondo.
L’antisemitismo non è un fenomeno nuovo, nacque quando il primo Ebreo venne al mondo, cioè Abramo.
Da allora, si è ammantato di una miriade di personaggi, ma la linea di fondo è sempre stata la stessa: gli Ebrei sono da biasimare, quindi devono essere puniti. Oggi, per esempio, molte persone pensano che opporsi all’esistenza dello Stato di Israele non sia antisemitismo. Essi credono che se solo gli Ebrei tornassero in Europa, da cui provenivano i primi coloni, l’antagonismo verso di loro scomparirebbe. Purtroppo, questa crescente inclinazione, sia tra i leader politici che tra la gente comune, ignora di proposito il fatto che i genitori dei coloni che hanno fondato lo Stato di Israele sono stati sterminati con il gas in Europa proprio perché erano Ebrei.
Tuttavia la questione dell’odio per gli Ebrei, non riguarda la razza, la religione o il nazionalismo, o nessun’altra ragione di odio che certe menti ostili hanno concepito.
L’odio per gli Ebrei persiste perché c’è un’unica richiesta da parte loro, che pochi hanno notato e finché essi non soddisferanno questa richiesta, l’antisemitismo persisterà.
La richiesta, come suggeriscono i titoli dei libri, ha a che fare con l’unità e la solidarietà tra gli Ebrei e risale alla comparsa del popolo ebraico nell’antica Babilonia.
A quel tempo, quando Abramo era ancora un adoratore di idoli a Harran, una grande città dell’impero Babilonese, egli si accorse che le persone intorno a lui diventavano sempre più ostili l’una verso l’altra.
Egli osservò che essi si sentivano sempre più legittimati, arroganti e rancorosi l’uno verso l’altro, al punto che non si curavano della vita degli altri, e spesso uccidevano anche i loro oppositori semplicemente per essere in disaccordo con loro.
Quando Abramo cercò di convincere il suo popolo a trattare gli altri con gentilezza, essi lo derisero, i bambini gli lanciarono pietre e persino suo padre, un’autorità spirituale di alto livello nel suo paese, lo rinnegò.
Incapace di aiutare il suo popolo, Abramo lasciò Harran e si diresse ad ovest, verso Canaan.
Tuttavia Abramo non partì da solo. La sua famiglia andò con lui come pure molte altre persone seguirono il suo consiglio cercando di anteporre la gentilezza e l’amicizia all’arroganza e alla crudeltà.
Mentre la compagnia vagava verso ovest, sempre più persone si unirono a loro, finché, come descrive Maimonide nella sua composizione, la Torah Mishna, decine di migliaia di persone si erano unite al gruppo di Abramo. Così, il paria aveva cominciato a formare una nazione.
La compagine di Abramo era di un tipo speciale. Non avevano nulla in comune se non la convinzione che la gentilezza è preferibile alla crudeltà e l’amicizia è meglio dell’inimicizia. Se l’avessero dimenticato, sarebbero immediatamente diventati di nuovo estranei, quindi non avevano altra scelta che continuare a promuovere la loro solidarietà.
Da un lato, questa solidarietà diede loro forza. Dall’altro lato, li mise in contrasto con il loro luogo di nascita, l’impero babilonese, che divenne sempre più autoreferenziale ed esaltò l’egocentrismo. Questa fu la ragione principale che spinse i Babilonesi ad espellere Abramo e i suoi seguaci.
Questa inimicizia fu la prima manifestazione dell’odio che divenne più tardi antisemitismo.
Tuttavia, l’unità del gruppo di Abramo non solo lo distingueva da tutte le nazioni, ma li rendeva anche potenti. L’unità che formarono, tra persone che prima erano completamente estranee, doveva essere così forte da proiettarsi all’esterno e renderle palesemente diverse e formidabili, ma solo finché erano unite.
In Egitto, quando Giuseppe era in vita, gli Ebrei erano uniti e avevano successo.
Erano i governanti de facto dell’Egitto, gestivano l’economia, e Giuseppe era il viceré del Faraone. Ma quando Giuseppe morì, gli Ebrei cominciarono a separarsi e ad assimilarsi. La Mishnah scrive che volevano essere come gli Egiziani, e come risultato, essi cominciarono ad odiarli e a disprezzarli.
Quando Mosè apparve, li riunì con una tale intensità che furono in grado non solo di uscire dall’Egitto, ma divennero una nazione a sé stante. Questo completò il processo di trasformazione di perfetti sconosciuti, che spesso provenivano da clan rivali, in una nazione i cui membri si amano a tal punto da sentirsi “come un solo uomo con un solo cuore”. Questo, infatti, fu il miracolo del popolo ebraico.
Da allora, ogni nazione che raggiunge la grandezza, e come sempre, comincia a disintegrarsi dall’interno a causa dell’arroganza e della crescente prepotenza, diventa anche antisemita. È la sensazione innata della gente, che c’è una soluzione al loro odio reciproco, che gli Ebrei ce l’hanno e che non la condividono.
Grazie al livello di unità che gli Ebrei avevano raggiunto sotto Mosè, fu dato loro l’onere di essere “una luce per le nazioni”, di condividere con il mondo il loro metodo unico, di trasformare degli estranei nel più vicino dei fratelli. Da quel momento, circa tremilaottocento anni fa, ogni nazione che cade vittima di un conflitto, sia interno che con un’altra nazione, dà la colpa agli Ebrei. Non li incolpano perché essi li mettono l’uno contro l’altro, ma perché non mostrano loro come fare pace gli uni con gli altri.
In questo modo, la manna degli Ebrei, la loro unica unità, è diventata la loro rovina quando non la praticano.
La gente spesso si chiede perché le nazioni più sviluppate affliggono gli Ebrei con i colpi più orrendi. Si chiedono perché proprio l’Egitto (Faraone), Babilonia (rovina del Primo Tempio), Roma (rovina del Secondo Tempio), la Spagna (espulsione degli Ebrei nel 1492) e la Germania (Olocausto) hanno inflitto agli Ebrei i peggiori tormenti, e proprio quando erano al massimo della loro forza. Lo fanno per la stessa ragione che spinse i babilonesi a espellere Abramo: intensificare l’ego.
Più una società diventa egoista, più resiste all’unità. E negli Ebrei, anche se oggi la maggioranza di loro non la sente, giace la cenere di quell’unità speciale che i loro antenati un tempo avevano forgiato. Questa cenere, per quanto fragile, è sia la ragione dei loro guai che la chiave della loro liberazione dalla rovina dell’antisemitismo.
I nostri antenati hanno continuato a coltivare la loro unità perché sapevano che avevano iniziato come estranei e che se non la avessero coltivata, si sarebbero disintegrati all’istante. Purtroppo, noi non abbiamo questa visione chiara. Tuttavia, la stessa condizione è vera per noi come lo era per i nostri antenati. Dalla rovina del secondo Tempio, non siamo stati capaci di unirci. Anche la creazione dello Stato di Israele non ci ha uniti e internamente, siamo distanti gli uni dagli altri come prima.
Ecco perché l’antisemitismo persiste ancora.
Questo è anche il motivo per cui il modello della nazione più sviluppata ed egoista che diventa la più antisemita e infligge il colpo peggiore agli Ebrei è destinato a tornare.
Tuttavia, se ci uniamo, proietteremo immediatamente la luce che le nazioni cercano di trovare in noi, e l’odio verso gli Ebrei in tutte le sue forme cesserà.
Quest’anno e ogni anno, quando ricordiamo l’uccisione di sei milioni di nostri fratelli, dovremmo ricordare il messaggio che ci hanno lasciato: L’unità è la salvezza degli Ebrei, perché è la salvezza del mondo dall’egoismo. Se gli Ebrei la portano al mondo, il mondo li ringrazierà e li amerà. Se rimangono divisi e proiettano la mancanza di unione, il mondo li odierà per questo e li disprezzerà. Allora cercherà di sbarazzarsi di loro e scatenerà un altro Olocausto.

Author :
Print

Leave a Reply