Uniting Europe

La giovane poetessa afroamericana Amanda Gorman si è fatta conoscere a livello mondiale quando ha recitato il suo capolavoro all’inaugurazione del presidente degli USA Joe Biden. Il suo talento ha subito ottenuto un gran plauso, ma poi è iniziata la controversia. Un movimento nato intorno alla traduzione del suo poema in altre lingue sostiene che gli scritti della Gorman dovrebbero essere tradotti da un artista nero, non un poeta bianco, e questo ha spinto un eminente scrittore olandese assegnato al progetto a ritirarsi. Anche un traduttore catalano di sesso maschile è stato considerato non adatto al compito dopo avere portato a termine l’incarico. La correttezza socio-politica si è forse spinta troppo oltre? Non proprio.

Qualsiasi opera letteraria, sia scriverla che tradurla, è un lavoro grandioso e complesso. E’ importante mantenere la sua forza, il tono e lo stile ed è altrettanto importante identificarsi con la visione della persona e sapere come esprimere tutto questo dalla sua radice. L’argomentazione che una persona bianca non può tradurre una persona nera non è necessariamente razzista. Ad esempio qualcuno che non è vicino al modo di pensare dell’autore, alle sue origini, alla sua cultura, al suo ambiente e stile di vita può sbagliare nella traduzione del testo e perdere lo spirito dello scrittore.

In un testo letterario è possibile identificare ogni dettaglio dello scrittore, dove la persona è nata, come è stata allevata e l’ambiente in cui è cresciuta. Si può anche notare chi e cosa è questa persona, se uomo o donna, le sue convinzioni e la nazionalità. Un lavoro letterario, anche uno musicale, rivela la coscienza dell’anima, l’interiorità del cuore della persona creativa. Non va dunque bene oscurare questa unicità, diluirla rispetto all’originale. Modificare il contesto culturale la offuscherebbe. Quindi è importante stare attenti a mantenere l’unicità dello scrittore.

La ricchezza espressiva della società umana dipende dal nostro successo nel rendere tutti i sapori, i colori e le forme con la stessa chiarezza ed accuratezza con cui sono stati creati e senza toccarli, per incastrarli delicatamente in un mosaico. Dunque la lotta contro il razzismo dovrebbe esprimersi a patto di non mischiare tutto in un unico miscuglio appiccicoso ed incolore.

E’ meglio non combattere direttamente il razzismo ma rafforzare il valore dell’unione tra esseri umani. Nella connessione umana enfatizziamo le differenze e le distinzioni con tutta la loro potenza ma non le une contro le altre, non per sentirci orgogliosi e vanagloriosi ma per aprirci, aggiungere colore: la sfumatura privata che si aggiunge al tutto. E questo è bello, come la ricca tavolozza di colori di un pittore.

Quando la tendenza a connettersi viene instillata nella società, automaticamente non si percepiscono superiorità o inferiorità, né per gli uomini, né per le donne, gli anziani o i giovani, il colore della pelle o le razze. La Forza Suprema, la natura, ci ha creati così diversi, non per usare tali differenze per guerre, tensioni e separazione ma per realizzare la completezza nell’integrazione di tutte le diverse parti della creazione.

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