Uniting Europe

Secondo l’ultimo World Happiness Report (WRH) i Finlandesi sono le persone più felici del mondo, e gli Afghani sono le più infelici. Inoltre, i primi quattro paesi in cima alla lista sono del Nord Europa, con l’Olanda al quinto posto. Questo è interessante perché se questi paesi hanno il miglior stile di vita del pianeta, allora come mai non sono inondati da immigrati? Forse perché la gente proveniente da paesi poveri migra verso quelli più ricchi come primo passo verso i paesi che offrono la vita più felice? Probabilmente no, dal momento che i paesi più felici non sono così in alto nella scala della popolarità. Apparentemente, ciò che rende felice una persona non è ciò che rende felice un’altra persona. C’è una grande differenza tra ciò che percepiamo come felicità e ciò che è veramente la felicità.

Il WHR ha preso in considerazione diversi fattori per poter determinare quale nazione sia la più felice. Tra essi troviamo il PIL (Prodotto Interno Lordo), la disuguaglianza di reddito, la libertà di fare scelte di vita, la fiducia e la capacità di contare sugli altri, la fiducia nelle istituzioni pubbliche, una sana aspettativa di vita, il benessere e la generosità. Sembra plausibile che tali fattori giochino un ruolo importante nel determinare la felicità delle persone, ma in realtà, è stato trascurato un fattore chiave senza del quale l’intero progetto diventa insignificante: le aspettative delle persone, ovvero ciò che considerano come felicità, in contrasto con la percezione di chi ha condotto il sondaggio.

Per esempio, se alle persone non interessa la disuguaglianza di reddito, questo non le renderà felici se hanno più di altri, o infelici se hanno meno. La stessa cosa vale per la fiducia: se una persona si accontenta di potersi fidare dei suoi famigliari, e non si aspetta altro, allora anche se il paese è classificato tra i più corrotti nel mondo, questo non renderà più triste la popolazione. A quanto pare, il sondaggio è stato concepito da menti occidentali e classifica la felicità di un paese in base a ciò che le menti occidentali possono considerare importante per la felicità. Ma le menti occidentali non sono la verità oggettiva. La verità è che non esiste alcuna verità oggettiva; non puoi confrontare la felicità delle persone, non tra paesi o tra epoche. Detto questo, individualmente, le persone possono stabilire se sono felici o meno. Possiamo misurare la nostra felicità, valutarla, paragonarla a fasi precedenti della nostra vita, e pianificare come essere più felici dato che in fondo sappiamo cosa ci rende felici; detto in parole povere: siamo felici quando otteniamo ciò che vogliamo. Quando i nostri desideri sono soddisfatti, ci sentiamo felici. O forse dovrei riformulare: ci sentiamo soddisfatti.

Purtroppo, non siamo mai contenti, né possiamo esserlo. I nostri saggi hanno già detto nel Midrash (Kohelet Rabbah): “Non si lascia il mondo con la metà dei propri desideri in mano, perché chi ha cento vuole duecento; chi ha duecento vuole quattrocento”. In altre parole, la natura umana stessa nega la nostra soddisfazione. Se ci fossimo accontentati di ciò che avevamo, non avremmo avuto civiltà perché non avremmo avuto alcun bisogno di migliorare le nostre vite. Di conseguenza, non avremmo la tecnologia e neanche nobili ideali sociali su ciò che rende la gente felice. Quindi, secondo gli standard della WHR, non saremmo felici. Ma poi, se non vogliamo fin dall’inizio quelle cose che si dice ci rendano felici, perché il non averle dovrebbe renderci infelici?

Possiamo risolvere l’apparente inghippo se capiamo non cosa ci soddisfa ma cosa rende le persone realmente felici. Se vi è mai capitato di osservare una madre con il suo neonato capirete cosa intendo: il piacere di dare piacere agli altri! Anche quando il bambino dorme, sotto le coperte rimboccate e con la pancia piena, sua madre lo guarda ancora, aggiustando la coperta, senza alcun bisogno, e sorride. Non esiste persona più felice di una mamma che soddisfa i bisogni di suo figlio.

Se il nostro obiettivo fosse di soddisfare i desideri degli altri nella stessa maniera della mamma che accudisce il suo neonato, e gli altri facessero la stessa cosa per noi, tutti sarebbero felici. Avremmo un insieme infinito di desideri da appagare, le esigenze personali di tutti sarebbero sempre soddisfatte al massimo e tutti sarebbero sempre felici di accontentare gli altri. Non c’è davvero fine alla felicità che un tale stato d’animo può indurre.

Non stiamo parlando di un miracolo, ma di un cambiamento psicologico. Invece di concentrarci sui nostri desideri, dobbiamo concentrarci sui desideri degli altri, e loro sui nostri. Questa è l’unica cosa che serve per cambiare il mondo e rendere tutti, ogni singola persona del mondo, veramente, eternamente, felice. Allora, non ci serviranno rapporti per dirci se siamo felici o meno, lo sapremo da soli.

[I primi 20 paesi nel World Happiness Index 2021 (World Happiness Report).]

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