Uniting Europe

Anche prima che il Covid-19 si diffondesse come un incendio in tutto il mondo, ci stavamo avvicinando a una recessione. I media fingevano che ci fossero molte altre sorprese da scoprire, ma nonostante la copertura, stavamo comunque avanzando verso la fine. Non saremo felici di vivere in una colonia su Marte; non saremo felici perché c’è un nuovo presidente; non saremo felici di avere una macchina elettrica e l’energia da fonti rinnovabili, né perché mangiamo hamburger vegetariani o carne creata in laboratorio. Saremo felici solo quando ci assumeremo la responsabilità della nostra vita e smetteremo di concentrarci solo su noi stessi.
Ci stiamo avvicinando alla verità. I desideri che una volta ci spronavano ad agire, ora stanno gradualmente perdendo il loro fascino. Vogliamo ancora il denaro, la fama, il potere, ma la disponibilità della gente di fare lo sforzo necessario per acquisirli sembra essere in diminuzione. Non si tratta di persone pigre; sono semplicemente più consapevoli degli altri che questi successi non li renderanno felici. E se non possono essere felici acquisendo queste cose, allora perché sforzarsi per ottenerle?

Ma qualcosa deve soddisfarci! Senza la soddisfazione, non ci sentiamo vivi! Oggi, molte persone hanno già rinunciato a trovare soddisfazione nella ricchezza, nel potere o nella fama, ma non trovano un’ambizione sostitutiva, e quindi sprofondano nella disperazione, che poi diventa depressione. Altri provano sport estremi, alimentazione eccessiva o abitudini sessuali eccentriche, ma anche queste sono tutte fasi verso l’abbandono di questi interessi. Perfino la religione, una volta il rifugio più sicuro dall’apparente futilità della vita, ora non sembra così promettente.

Alla fine, quando avremo esaurito tutte le opzioni, e la promessa di gioia potenziale da parte dei media non ci ingannerà più, né qualsiasi altra lusinga, ci ritroveremo incapaci di sapere cosa ci rende felici, cosa fa sembrare la vita degna di essere vissuta. Quel momento, quando toccheremo il fondo, sarà un momento di illuminazione. In quel momento, quando vedremo che nulla ci soddisfa, smetteremo di guardare solo noi stessi. Sarà allora che vedremo davvero che ci sono altri, un intero mondo al di fuori di noi che stava aspettando che guardassimo fuori piuttosto che solo dentro. Allora smetteremo di chiederci il significato della vita perché ogni momento diventerà pieno di significato e di scopo. L’opportunità di sentire gli altri, di connettersi, condividere e prendersi cura, espande i nostri ristretti orizzonti a tal punto che scopriamo infiniti desideri che possiamo soddisfare.

Quando ci sforziamo di realizzare i nostri stessi sogni, spesso rimaniamo insoddisfatti. Inoltre anche quando raggiungiamo i nostri obiettivi, solitamente la soddisfazione svanisce poco dopo averli realizzati. Contrariamente a questo schema, quando cerchiamo di connetterci con gli altri e soddisfare i loro bisogni, il lavoro e il risultato sono entrambi soddisfacenti. Pensateci: avete mai fatto qualcosa per gli altri senza provare gioia per averlo fatto?

C’è un buon motivo per questo: quando dai, cresci, diventi più che solo te stesso, ti connetti alla persona a cui dai, e qualcosa di quella persona diventa te. Tutta la vita, l’universo intero, è connesso. Quando adotti questo stato d’animo, anche tu diventi connesso, simile a ciò che ti circonda. Quindi, anche se non ne sei consapevole, l’ambiente circostante inizia a darti energia. E’ per questo che chi dà non è mai depresso e mai disperato. Proprio come le persone crescono quando diventano genitori, così noi ora dobbiamo crescere e diventare genitori del mondo che ci circonda. Possiamo solo guadagnare dalla trasformazione.

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